· Città del Vaticano ·

Multilateralismo

Vaccini, riforme
e investimenti
per favorire la ripresa

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08 gennaio 2021

La storia insegna che sempre nelle crisi chi è ricco diventa più ricco e chi è povero precipita ancor di più nella miseria. E la pandemia che stiamo vivendo non fa eccezione. Lo testimonia l’analisi della Banca Mondiale che nell’ultimo rapporto semestrale rileva come, a causa di una minore contrazione delle economie avanzate e di una ripresa più forte dell’economia cinese, gli effetti della diffusione del virus sull’economia nel 2020 potrebbero essere leggermente meno gravi del previsto, ma non ovunque nel mondo. Le stime del rapporto indicano ad esempio come negli Stati Uniti dopo una contrazione stimata del 3,6% nel 2020, il Pil dovrebbe rimbalzare al 3,5% nel 2021. L’area dell’euro dovrebbe crescere del 3,6% nel 2021, dopo un calo del 7,4% nel 2020. In Giappone, l’attività dovrebbe aumentare del 2,5% nel 2021, dopo una contrazione del 5,3% nel 2020, ed infine l’economia cinese dovrebbe salire del 7,9%, in aumento rispetto al 2% del 2020. Di contro, la situazione appare più grave di quanto si era ipotizzato nella maggior parte dei mercati emergenti e delle economie in via di sviluppo. In particolare, secondo le ultime stime disponibili, la produzione nell’Africa sub-sahariana si è contratta del 3,7% nel 2020 a causa delle interruzioni dell’attività economica causate dalla pandemia e dalle successive misure di contenimento. Di conseguenza, il reddito pro capite è diminuito del 6,1 per cento e il tenore di vita medio in un quarto dei Paesi della regione è tornato a livelli registrati più di dieci anni fa. Un balzo indietro faticoso da recuperare. Secondo le stime del rapporto della Banca mondiale l’attività economica nell’Africa sub-sahariana nel 2021 dovrebbe crescere a un tasso del 2,7%, ma le prospettive sono assai incerte. La crescita dei principali partner commerciali potrebbe essere inferiore al previsto. La distribuzione su larga scala del vaccino anticovid nella regione rischia di trovare molti ostacoli, tra cui infrastrutture di trasporto inadeguate e mancanza di capacità dei sistemi sanitari. Queste difficoltà, aggravate da catastrofi naturali, come le recenti inondazioni che hanno causato danni considerevoli, l’aumento dell’insicurezza e dei conflitti locali, in particolare nel Sahel, potrebbero ritardare la ripresa. Inoltre, la pandemia ha notevolmente esacerbato i rischi di debito nei mercati emergenti e nelle economie in via di sviluppo, e una crescita lenta potrebbe aumentare ulteriormente l’onere del debito ed erodere la capacità dei paesi di rimborsare i prestiti, sottolineano gli esperti della Banca mondiale. Per questo, aggiungono, la comunità internazionale deve agire rapidamente e con decisione per evitare che il recente accumulo di debito pubblico porti a crisi seriali del debito. Ma l’ultima edizione del World Economic Outlook della Banca mondiale avverte anche che, senza interventi concreti e riforme che favoriscano gli investimenti, la ripresa economica rischia di essere modesta, l’attività economica rallentata e i redditi significativamente ridotti a livello globale per molti mesi a venire. In uno scenario pessimistico di continuo aumento della contaminazione e ritardo nella diffusione dei vaccini, si stima che l’economia globale potrebbe riprendersi solo dell’1,6% entro il 2021. Al contrario, se la pandemia viene controllata e la vaccinazione accelera, il tasso di crescita potrebbe raggiungere quasi il 5%. Dunque, la priorità immediata è controllare la diffusione del coronavirus e organizzare rapidamente campagne di immunizzazione di massa, afferma l’organizzazione con sede a Washington. Per sostenere la ripresa, le autorità devono anche promuovere un ciclo di investimenti sostenibile e meno dipendente dal debito pubblico. «Le sfide da affrontare sono ardue e vanno dalla sanità pubblica, alla gestione del debito, alle politiche fiscali, dall’azione della banca centrale alle riforme strutturali», ha affermato David Malpass, presidente del gruppo Banca mondiale, secondo cui è indispensabile «migliorare il contesto imprenditoriale, aumentare la flessibilità del mercato del lavoro e migliorare la trasparenza e la governance». Dunque, senza riforme non ci sarà crescita equa e sostenibile e l’economia globale vivrà un decennio di risultati deludenti, che per i Paesi in via di sviluppo potrebbe significare fame vera.

di Anna Lisa Antonucci