· Città del Vaticano ·

Dopo le recenti violenze sale il bilancio delle vittime

Niger: diecimila persone
in fuga

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08 gennaio 2021

È salito a 105 il bilancio delle vittime delle recenti violenze che hanno insanguinato il Niger occidentale, vicino al confine con il Mali. Gli attacchi jihadisti, avvenuti sabato scorso, contro due villaggi nella regione di Tillabéri hanno inoltre costretto più di 10 mila persone ad abbandonare le proprie abitazioni. Lo ha reso noto, ieri, l’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari (Ocha).

I funzionari locali avevano precedentemente affermato l’uccisione di almeno cento persone nel doppio assalto. Si tratta del bilancio più alto di vittime civili nella regione del Sahel dall’inizio delle operazioni dei jihadisti nel 2012 nel nord del Mali, da cui poi sono avanzati nel Niger e nel Burkina Faso.

Negli attentati del 2 gennaio, 32 persone sono state uccise nel villaggio di Zaroumadareye, 73 in quello di Tchouma Bangou, mentre altre 36 hanno riportato ferite da proiettili. Inoltre, centinaia di depositi di grano e foraggio sono stati dati alle fiamme. Lo specifica il portavoce dell’Unhcr, riferendo che le violenze hanno causato un esodo di sfollati da altri dodici villaggi verso le città di Tondi Kiwindi e Mangaize. Attualmente oltre 500 bambini sfollati sono impossibilitati ad andare a scuola. Le autorità del Niger «stanno fornendo un aiuto primario», sostenuti dagli attori umanitari che cercano di valutare l’emergenza sul campo. I bisogni urgenti includono cibo, protezione, nonché assistenza sanitaria, acqua, servizi igienici e formazione scolastica.

La zona delle tre frontiere fra Mali, Niger e Burkina Faso è oggetto di attacco sistematico. Le regioni di Tillabéri e Tahoua, ospitano 60.000 rifugiati del Mali e quasi 4.000 del Burkina Faso, oltre ai quasi 140.000 nigerini sfollati interni. Un numero aumentato di oltre il 75% nel 2020.