· Città del Vaticano ·

Il francese Évariste Galois e il suo celebre «non ho tempo»

La notte che mutò la storia della matematica

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08 gennaio 2021

Per la matematica e per i matematici il francese Évariste Galois (1811 – 1832) è stato al contempo una benedizione e una maledizione. Mente eccelsa, ha aperto nuovi orizzonti nell’ambito del calcolo e dell’algebra, ma ha fatto scervellare, negli anni susseguenti alla sua morte, i più insigni colleghi cimentatisi nel risolvere formule da lui lasciate incomplete. Non per negligenza, ma perché non ebbe il tempo di illustrare e spiegare tutti i passaggi di quelle formule. Era stato messo in carcere per aver offeso un galantuomo o presunto tale. La cella in cui una notte era stato rinchiuso non intorpidì il suo genio: anzi, si configurò come una fonte di ispirazione. All’alba del giorno successivo infatti doveva battersi in duello con un rivale in amore: sicuro che avrebbe avuto la peggio, passò tutta la notte a scrivere freneticamente sui fogli di un consunto taccuino i primi accenni di formule, semplicemente geniali, vergando al lato di ogni pagina l’espressione “non ho tempo”: ai posteri il compito di completare il percorso. Per due volte Galois aveva fallito l’esame d’ammissione alla prestigiosa École polytechnique: considerando gli esercizi di matematica che gli erano stati sottoposti così banali da essere umilianti per la sua mente geniale, si rifiutò di risolverli. E arrivò al punto di lanciare il cancellino della lavagna all’esaminatore che invece insisteva perché si conformasse alle regole. Forse quel cancellino avrebbe fatto meglio a scagliarlo contro Poisson, stimato come uno dei più grandi matematici dell’epoca. Questi bocciò la cosiddetta “memoria” di Galois sulla teoria delle equazioni perché la ritenne confusa e non sufficientemente rigorosa: quella “memoria”, dopo la sua morte violenta, si sarebbe invece affermata come la base fondamentale e il riferimento imprescindibile per il mondo della matematica. Galois perse la vita duellando col rivale in amore, ma guadagnò l’immortalità vincendo il duello con Poisson. Quella notte in carcere avrebbe cambiato il corso della storia della matematica.

di Gabriele Nicolò