· Città del Vaticano ·

Le Serve di Maria riparatrici da cento anni presenti in Amazzonia

Evangelizzando e lasciandosi evangelizzare

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08 gennaio 2021

L’affermazione di Papa Francesco «la vita consacrata, capace di dialogo, di sintesi, di incarnazione e di profezia, occupa un posto speciale in questa configurazione plurale e armonica della Chiesa amazzonica» (Querida Amazonia, 95), ci aiuta a rileggere la nostra presenza missionaria, dopo cento anni in Amazzonia (Brasile), nell’America latina e nei quattro continenti dove siamo presenti oggi. Il percorso di inculturazione-incarnazione realizzato dalle prime sorelle missionarie e dalle generazioni che si sono succedute continua a essere la nostra grande sfida nel vivere la missione in questo tempo, ognuna consapevole che «io sono una missione in questa terra» (Evangelii gaudium, 273).

L’annuncio del Vangelo è il cuore della vita e dell’operare di noi religiose, quali donne coraggiose, audaci e aperte all’inatteso, con il cuore pieno di gioia e disponibilità, ma anche di trepidazione e paura, con spirito di sacrificio e nel dono totale di sé, sostenute dal forte desiderio di annunciare Gesù Cristo, «perché sia amato e conosciuto», come amava affermare la nostra fondatrice, venerabile madre Maria Elisa Andreoli.

Noi, Serve di Maria riparatrici, abbiamo accolto l’invito di monsignor Prospero Bernardi, dell’ordine dei Servi di Maria, vescovo della prelatura dell’Acre e Purus, a “uscire” e andare in Amazzonia, a Sena Madureira, Stato di Acre, situata in una zona di confine con Perú e Bolivia. Madre Elisa, donna attenta e aperta all’appello della Chiesa universale, consulta le sue figlie per la prima apertura della missione ad gentes in Amazzonia, a soli vent’anni dalla fondazione della congregazione, il 12 luglio 1900. Con grande gioia accoglie numerose adesioni delle sorelle, pronte ed entusiaste di andare in missione. Una conferma necessaria per rispondere all’invito ricevuto.

Il 14 novembre 1921 arrivano a Sena Madureira le cinque sorelle: M. Costantina, M. Mercedes, M. Margherita, M. Rosaria, M. Ester, e la postulante Augusta Franceschi, dopo circa sei mesi di viaggio in nave, risalendo il Rio delle Amazzoni fino a Manaus, dove sono rimaste tre mesi per imparare la lingua portoghese.

Così scrive il vescovo Bernardi a madre Elisa, il 15 novembre 1921: «Le sue figliuole spirituali, giunte ieri, hanno già dato buona prova di sé nella dimora temporanea in Manaus e sono certo che qui la daranno anche maggiore, essendo più vasto il campo della loro operosità. [...] Ieri, appena arrivate, furono ad ascoltare la s. Messa; poi, accompagnate alla loro modesta casetta».

Le sorelle missionarie si inseriscono nella realtà per conoscerla; nell’ascolto quotidiano della gente, cercano di comprendere ciò di cui essa ha bisogno e di rispondere ai suoi appelli. Nel camminare con la popolazione si sviluppa «sempre di più un necessario processo di inculturazione, che non disprezza nulla di quanto di buono già esiste nelle culture amazzoniche, ma lo raccoglie e lo porta a pienezza alla luce del Vangelo» (Querida Amazonia, 66). Si instaura così una dialettica tra il donare e il ricevere, tra l’evangelizzare e il lasciarsi evangelizzare dalla gente, nelle comunità ecclesiali di base, per cui, nel corso dei decenni, l’impegno missionario ha contribuito a migliorare le condizioni di vita delle popolazioni locali attraverso l’apertura di collegi, scuole, ospedali e altre opere sociali ispirate ai valori della fraternità. Stare con la gente, prolungando la presenza di Maria di Nazaret, serva del Signore, sorella e madre dell’umanità, aiuta anche a costruire fiducia e amicizia, quale base per la crescita delle persone e la loro promozione integrale. L’attenzione si rivolge anche alla custodia dell’ambiente, nostra casa comune, con l’aiuto e la collaborazione indispensabile dei laici.

Celebrare il primo centenario della missione ad gentes è una grande opportunità per la nostra congregazione: mentre si fa memoria grata del vissuto, vogliamo lasciarci guidare dallo Spirito che ci muove verso scelte coraggiose nell’annuncio gioioso del Regno, attente alla dimensione sociale dell’evangelizzazione, solidali con quanti si impegnano per la giustizia e la pace, promotrici della fratellanza universale e tessitrici di speranza, nella «riconciliazione riparatrice» (Fratelli tutti, 78).

di M. Augusta de Oliveira
Serve di Maria riparatrici