· Città del Vaticano ·

Fu anche brillante giornalista ispirato dalla saggezza dei modelli classici

Controcorrente per vedere
e sentire

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08 gennaio 2021

Pioniere della contaminazione tra i generi, maestro di scrittura a 360 gradi, Leonardo Sciascia si è “manifestato” anche come brillante giornalista. Pochi anni fa la casa editrice Adelphi ha pubblicato A futura memoria (se la memoria ha un futuro), una raccolta di 31 articoli scritti da Sciascia tra il 1979 e il 1988 su alcuni tra i più importanti giornali italiani. Scritture brevi in cui risalta appieno la vena di polemista e libero pensatore dello scrittore siciliano. La sua capacità di “pensare” l’attualità e di farlo dal trespolo di una saggezza costruita su modelli classici.

La fede di Sciascia è, orgogliosamente, il logos: via le imbracature ideologiche, gli idoli di pietra e di carne, via i sofismi, le sottigliezze, le botole per difendersi dalla lama impietosa del ragionamento, della legge morale che è legge di ragione.

È questa scelta razionale, sempre (e necessariamente) imperfetta, sempre in evoluzione e tuttavia decisa, che fa essere Sciascia controcorrente, che gli fa cercare la faccia nascosta, il risvolto delle situazioni, che lo porta a costruirsi un metodo in cui logica e umanità si fondono contro la “meccanica” della società e l’emotività del “momento storico”. Sciascia non rivendica nessuno status speciale di esperto; neanche riguardo alla mafia.

In un articolo del 1982 sul «Corriere della Sera» scrive: «Non c’è nulla che mi infastidisce quanto l’essere considerato un “mafiologo”. Sono semplicemente uno che è nato, è vissuto e vive in un paese della Sicilia occidentale e ha sempre cercato di capire la realtà che lo circonda, gli avvenimenti, le persone».

Nemmeno sente di appartenere alla famiglia degli intellettuali, seppure esiste: «Non solo non riesco a vedere gli intellettuali come corpo a sé», spiega sull’«Espresso» nel 1983, «come categoria o corporazione, ma ho del mondo intellettuale una nozione così vasta da includervi ogni persona in grado di “intelligere”, di avere intelligenza della realtà. (...) Ogni intellettuale è una monade. E c’è la monade con porte e finestre, e c’è la monade chiusa. Ci sono monadi spalancate che sono del tutto cieche, e monadi chiuse che vedono tutto».

Sempre e unicamente, Sciascia è scrittore, fedele alla missione di “vedere e sentire”, guidato da un senso illuminato della ragione, da un sentimento umano — e poi anche cristiano — della vita.

di Leonardo Guzzo