· Città del Vaticano ·

La settimana di Papa Francesco

Il magistero

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07 gennaio 2021

Mercoledì 30 dicembre 2020

Preghiera e gratitudine

Vorrei soffermarmi sulla preghiera di ringraziamento.
Prendo spunto da un episodio riportato da Luca. Mentre Gesù è in cammino, gli vengono incontro dieci lebbrosi.
Per i malati di lebbra alla sofferenza fisica si univa l’emarginazione.
Gesù non si sottrae all’incontro. Va oltre i limiti imposti dalle leggi e tocca il malato, lo abbraccia, lo guarisce.
Non c’è contatto. A distanza, li invita a presentarsi ai sacerdoti, incaricati di certificare la guarigione.
Non dice altro. Ha ascoltato la loro preghiera.
Quei dieci si fidano, non rimangono fino al momento di essere guariti: vanno subito, e mentre stanno andando, guariscono. Ma solo uno torna  a ringraziare.  E Gesù nota che era un samaritano, una specie di “eretico”.
Questo racconto divide il mondo in due: chi non ringrazia e chi ringrazia; chi prende tutto come gli fosse dovuto, e chi accoglie tutto come dono.
La preghiera di ringraziamento comincia  dal riconoscersi preceduti dalla grazia.
Siamo stati pensati prima che imparassimo a pensare; amati prima che imparassimo ad amare; desiderati prima che nel nostro cuore spuntasse un desiderio.
Se guardiamo la vita così, allora il “grazie” diventa il motivo conduttore delle nostre giornate.

Dieci lebbrosi guariti ma solo uno ringrazia

Per i cristiani il rendimento di grazie ha dato il nome al Sacramento più essenziale: l’Eucaristia. La parola greca significa proprio ringraziamento.
Nella nostra esistenza, più di una persona ci ha guardato con occhi puri, gratuitamente... educatori, catechisti, persone che hanno svolto il loro ruolo oltre la misura richiesta dal dovere. E hanno fatto sorgere in noi la gratitudine.
I dieci lebbrosi guariti erano felici per aver recuperato la salute, potendo uscire da quella quarantena forzata che li escludeva dalla comunità.
Ma tra loro ce n’è uno che a gioia aggiunge gioia: oltre alla guarigione, si rallegra per l’avvenuto incontro con Gesù.
Non solo è liberato dal male, ma possiede anche la certezza di essere amato.
Quando ringrazi, esprimi la certezza di essere amato. È la scoperta dell’amore come forza che regge il mondo. Dante direbbe: l’Amore «che move il sole e l’altre stelle» (Paradiso, xxxiii , 145).
Non siamo più viandanti errabondi che vagano qua e là: abbiamo una casa, dimoriamo in Cristo, e da questa “dimora” contempliamo il resto del mondo, ed esso appare infinitamente più bello.
Coltiviamo l’allegrezza. Invece il demonio, dopo averci illusi — con qualsiasi tentazione —, ci lascia sempre tristi e soli.

Con un grazie il mondo diventa migliore

Non tralasciamo di ringraziare: se siamo portatori di gratitudine, anche il mondo diventa migliore.Magari anche solo di poco, ma  ciò basta per trasmettergli un po’ di speranza. Il mondo ha bisogno di speranza e  con questo atteggiamento di dire grazie, noi trasmettiamo un po’ di speranza.

(Udienza generale nella Biblioteca privata )


Giovedì 31 dicembre

Compassione e solidarietà per trovare un “senso” alla pandemia

«Te Deum laudamus», «Noi ti lodiamo, Dio». Potrebbe sembrare forzato ringraziare Dio al termine di un anno come questo, segnato dalla pandemia.
Il pensiero va alle famiglie che hanno perso uno o più membri... a coloro che sono stati malati, a quanti hanno sofferto la solitudine, a chi ha perso il lavoro.
A volte qualcuno domanda: qual è il senso di un dramma come questo? Non dobbiamo avere fretta di dare risposta. Ai nostri “perché” più angosciosi nemmeno Dio risponde facendo ricorso a “ragioni superiori”. La risposta di Dio percorre la strada dell’incarnazione.
Un Dio che sacrificasse gli esseri umani per un grande disegno, fosse pure il migliore possibile, non è  il Dio che ci ha rivelato Gesù.
Questo dio cinico e spietato non esiste.
Il buon samaritano, quando incontrò quel poveretto mezzo morto sul bordo della strada, non gli fece un discorso. Mosso da compassione, si chinò su quell’estraneo trattandolo come un fratello.
Qui forse possiamo trovare un “senso” di questo dramma che è la pandemia, come di altri flagelli: quello di suscitare la compassione e provocare atteggiamenti e gesti di vicinanza, di cura, di solidarietà.
Ciò  è successo anche a Roma, in questi mesi; e di questo rendiamo grazie a Dio.
Rendiamo grazie per le cose buone accadute nella nostra città durante il lockdown e, in generale, nel tempo della pandemia, non ancora finito.

Quelli che fanno il bene senza fare rumore

Tante persone, senza fare rumore, hanno cercato di fare in modo che il peso della prova risultasse più sopportabile.
Gli operatori sanitari — medici, infermiere, infermieri, volontari —  sono nelle nostre preghiere e meritano riconoscenza. Come pure tanti sacerdoti, religiose e religiosi.
Il nostro grazie si estende a tutti coloro che si sforzano ogni giorno di mandare avanti nel modo migliore la famiglia e a coloro che si impegnano nel servizio al bene comune.
Pensiamo ai dirigenti scolastici e agli insegnanti. E ai pubblici amministratori che sanno valorizzare tutte le buone risorse presenti nella città e nel territorio, distaccati dagli interessi privati e anche da quelli del loro partito.

Nei momenti difficili siamo portati a difenderci, a proteggere noi stessi e i nostri cari, a tutelare i nostri interessi.
Come è possibile allora che tante persone, senza altra ricompensa che quella di fare il bene, trovino la forza di preoccuparsi degli altri? Le spinge la forza di Dio, più potente dei nostri egoismi.

(Omelia del Papa, letta dal cardinale decano, al «Te Deum» di fine anno)


Venerdì 1 gennaio 2021

Benedire  nascere  trovare

Nelle Letture della liturgia  risaltano tre verbi: benedire, nascere e trovare.Benedire. È importante che i sacerdoti benedicano il Popolo di Dio, senza stancarsi. E che tutti i fedeli  benedicano.
Il Signore la prima cosa che ha fatto dopo la creazione è stata dire bene di ogni cosa e dire molto bene di noi.
Con il Figlio di Dio, non riceviamo solo parole, ma la benedizione stessa: Gesù.
Maria ci porta la benedizione di Dio. Dove c’è lei arriva Gesù.
Perciò abbiamo bisogno di accoglierla, come Elisabetta.
Facendo posto a Maria veniamo benedetti, ma impariamo pure a benedire.
La Madonna insegna che la benedizione si riceve per donarla... è stata benedizione per tutti coloro che ha incontrato. 
Il mondo è gravemente inquinato dal dire male e dal pensare male. La maldicenza corrompe, fa degenerare tutto, mentre la benedizione rigenera, dà forza per ricominciare ogni giorno.
Nascere. Il Figlio di Dio è «nato da donna»...  come noi.
Non è apparso adulto, ma bambino; non è venuto al mondo da solo, ma da una donna, dopo nove mesi nel grembo. Il cuore del Signore ha iniziato a palpitare in Maria, ha preso l’ossigeno da lei.

La concretezza paziente  delle donne

In lei Dio si è legato alla nostra carne e non l’ha lasciata più.  Ella non è solo il ponte tra noi e Dio: è la strada che Dio ha percorso per giungere a noi e che dobbiamo percorrere noi per giungere a Lui.
Gesù non è un’idea astratta,  è nato da donna ed è cresciuto pazientemente. Le donne conoscono questa concretezza paziente: noi uomini siamo astratti e vogliamo qualcosa subito; le donne  sanno tessere con pazienza i fili della vita.
Quante madri in questo modo fanno nascere la vita, dando futuro al mondo!
Il primo passo per dare vita a quanto ci circonda è amarlo.
Dal cuore nasce il bene: è importante tenere pulito il cuore, custodire la vita interiore, praticare la preghiera!
Tutto comincia  dal prenderci cura degli altri, del mondo, del creato.
Non serve conoscere tante persone e tante cose se non ce ne prendiamo cura.
Quest’anno, mentre speriamo in una rinascita e in nuove cure, non tralasciamo la cura.
Oltre al vaccino per il corpo, serve il vaccino per il cuore.
Trovare. Il Vangelo dice che i pastori non trovarono segni prodigiosi e spettacolari, ma una semplice famiglia.
Però trovarono Dio, che è grandezza nella piccolezza.
Ma come i pastori furono chiamati da un angelo... Anche noi non avremmo trovato Dio se non fossimo stati chiamati per grazia. Non potevamo immaginare un Dio che nasce da donna e rivoluziona la storia con la tenerezza.
Abbiamo scoperto che il suo perdono fa rinascere, che la sua consolazione accende la speranza, e la sua presenza dona gioia.
Ma non dobbiamo perderlo di vista. Il Signore  va trovato ogni giorno.
I pastori non erano passivi, per accogliere la grazia bisogna restare attivi.

Sarà un buon anno se ci prenderemo cura degli altri

All’inizio dell’anno sarebbe bello trovare tempo per Dio e il prossimo: per chi è solo, chi soffre, chi ha bisogno di ascolto e cura. Se troveremo tempo da regalare, saremo stupiti e felici, come i pastori. Santa Madre di Dio, a te consacriamo il nuovo anno.

(Omelia del Papa letta  dal cardinale segretario di Stato durante la Messa per la 54a  Giornata mondiale della pace)

Sotto lo sguardo della Madre

Iniziamo il nuovo anno ponendoci sotto lo sguardo di Maria,  Madre di Dio.
Lo sguardo rassicurante e consolante della Vergine è un incoraggiamento a far sì che questo tempo, sia speso per la nostra crescita umana e spirituale, per appianare gli odi e le divisioni, per sentirci tutti più fratelli.
Sia tempo di costruire e non di distruggere.
Un tempo per far crescere, un tempo di pace.
I dolorosi eventi che hanno segnato l’anno trascorso, specialmente la pandemia, ci insegnano quanto sia necessario interessarsi degli altri e condividere le preoccupazioni.

Un 2021 di pace e speranza

Questo atteggiamento rappresenta la strada che conduce alla pace, perché favorisce la costruzione di una società fondata su rapporti di fratellanza.
Siamo tutti chiamati a realizzare la pace ogni giorno e in ogni ambiente di vita, tendendo la mano al fratello che ha bisogno di una parola di conforto, di un gesto di tenerezza, di un aiuto solidale.
La pace si può costruire se cominceremo ad essere in pace con noi stessi e con chi ci sta vicino.
Sviluppare una mentalità e  del “prendersi cura” al fine di sconfiggere l’indifferenza,  lo scarto e la rivalità.
La pace non è solo assenza di guerra. La pace mai è asettica,  non esiste la pace del quirofano [“sala operatoria”].
La pace tanto sospirata e sempre messa in pericolo dalla violenza, dall’egoismo e dalla malvagità, diventa possibile e realizzabile se io la prendo come compito datomi da Dio.
La pace è anzitutto dono, un dono di Dio; va implorata con incessante preghiera, sostenuta con un dialogo paziente e rispettoso, costruita con una collaborazione aperta alla verità e alla giustizia e sempre attenta alle legittime aspirazioni delle persone e dei popoli.

Regni la pace nel cuore degli uomini e nelle famiglie; nei luoghi di lavoro e di svago; nelle comunità e nelle nazioni.
Sulla soglia di questo inizio... ognuno cerchi di far sì che sia un anno di fraterna solidarietà e di pace per tutti.

Al presidente Mattarella

Ringrazio il Presidente della Repubblica Italiana, Sergio Mattarella, per il pensiero augurale che mi ha indirizzato.Sono grato a quanti, in ogni parte del mondo, nel rispetto delle restrizioni imposte dalla pandemia, hanno promosso momenti di preghiera e di riflessione in occasione della Giornata Mondiale della Pace. Penso alla Marcia virtuale di ieri sera, organizzata dall’Episcopato italiano, Pax Christi, Caritas e Azione Cattolica; come pure a quella di questa mattina, promossa dalla Comunità di Sant’Egidio in collegamento streaming mondiale.

Per i bambini dello Yemen

Esprimo dolore e preoccupazione per l’ulteriore inasprimento delle violenze nello Yemen che sta causando numerose vittime innocenti e prego affinché ci si adoperi a trovare soluzioni che permettano il ritorno della pace per quelle martoriate popolazioni. Pensiamo ai bambini dello Yemen! Senza educazione, senza medicine, affamati. Vi invito inoltre ad unirvi alla preghiera dell’Arcidiocesi di Owerri in Nigeria per il Vescovo  Moses Chikwe e per il suo autista, rapiti nei giorni scorsi [poi liberati]. Chiediamo al Signore che tutti coloro che sono vittime di simili atti in Nigeria tornino incolumi in libertà e che quel caro Paese ritrovi sicurezza, concordia e pace.

Saluto ai “Cantori della stella”

Saluto gli Sternsinger, i “Cantori della Stella”, bambini e ragazzi che in Germania e Austria, pur non potendo visitare le famiglie nelle case, hanno trovato il modo di recare ad esse il lieto annuncio del Natale e di raccogliere donazioni per i loro coetanei bisognosi.

(Angelus del primo giorno del nuovo anno dalla Biblioteca privata)


Domenica 3

Un Dio che si è fatto fragilità

Il Vangelo dice che Gesù, esisteva  prima dell’inizio delle cose, prima dell’universo.
San Giovanni lo chiama Verbo, cioè Parola. Che cosa vuole dirci? La parola serve per comunicare: non si parla da soli. Sempre si parla a qualcuno.
Il fatto che Gesù sia fin dal principio la Parola significa che dall’inizio Dio vuole comunicare con noi... dirci la bellezza di essere figli e allontanarci dalle tenebre del male.
Stupendo messaggio: Gesù è la Parola eterna di Dio, che da sempre pensa a noi.
E per farlo, è andato oltre le parole... San Giovanni usa questa espressione, “carne”... perché essa indica la nostra condizione umana in tutta la sua debolezza.
Dio si è fatto fragilità per toccare da vicino le nostre fragilità. Dunque... niente della nostra vita gli è estraneo.
Non c’è nulla che Egli disdegni, tutto possiamo condividere con Lui, tutto... proprio lì, dove ci vergogniamo di più.
È audace questo, Dio entra nella nostra vergogna, per farsi fratello nostro, per condividere la strada della vita.
E non è tornato indietro. Non ha preso la nostra umanità come un vestito, che si mette e si toglie.
Non si è più staccato dalla nostra carne. Si è unito per sempre alla nostra umanità, l’ha “sposata”.
Quando il Signore prega il Padre per noi, non soltanto parla: gli fa vedere le ferite della carne, le piaghe che ha sofferto per noi.
 Il Vangelo dice che venne ad abitare in mezzo a noi. Non è venuto a farci una visita e poi se n’è andato.
Che cosa desidera allora da noi? Desidera una grande intimità. Vuole che noi condividiamo con Lui gioie e dolori, desideri e paure, speranze e tristezze, persone e situazioni.
Facciamolo, con fiducia: apriamogli il cuore, raccontiamogli tutto.
Fermiamoci in silenzio davanti al presepe... e senza timore invitiamolo a casa nostra, nella nostra famiglia.
E  invitiamolo nelle nostre fragilità... che Lui veda le nostre piaghe.
Verrà e la vita cambierà.

Rifuggire dalla mentalità magica

Come cristiani rifuggiamo dalla mentalità fatalistica o magica: sappiamo che le cose andranno meglio nella misura in cui, con l’aiuto di Dio, lavoreremo insieme per il bene comune, mettendo al centro i più deboli e svantaggiati. Non sappiamo che cosa ci riserverà il 2021, ma possiamo fare impegnarci un po’ di più a prenderci cura gli uni degli altri e del creato.C’è la tentazione di prendersi cura soltanto dei propri interessi, continuare a fare la guerra, concentrarsi solo sul profilo economico, vivere edonisticamente, cercando solamente di soddisfare il proprio piacere.Ho letto sui giornali una cosa che mi ha rattristato. In un Paese, per fuggire dal lockdown e fare le vacanze, sono usciti  più di 40 aerei. Ma quella gente, che è gente buona,  non ha pensato a coloro che rimanevano a casa, ai problemi economici di tanta gente che il lockdown ha buttato a terra, agli ammalati? Soltanto, fare le vacanze e fare il proprio piacere. Questo mi ha addolorato tanto.

Ogni nascita è una promessa di futuro

Saluto quanti iniziano il nuovo anno con maggiori difficoltà:  malati, disoccupati,  quanti vivono situazioni di oppressione o sfruttamento... [e] tutte le famiglie, specialmente quelle in cui ci sono bambini piccoli o che aspettano una nascita. Sempre una nascita è una promessa di speranza.

(Angelus nella seconda dopo Natale)