· Città del Vaticano ·

Una delle quattro vittime

Ashli Babbit, figlia di un’America sommersa

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07 gennaio 2021

Ashli Babbit non credeva che avrebbe legato il suo nome alla battaglia del Campidoglio. Alle 3.30 del pomeriggio, due ore dopo l’irruzione al congresso, facilmente aggirate le difese di un dispositivo di difesa inadeguato, è caduta con il collo squarciato da un colpo di pistola. L’ha uccisa uno degli agenti quasi allo sbaraglio nel caos. Credeva di essere parte della «tempesta inarrestabile che arriva su Washington», come aveva twittato. Non era la tempesta e non era inarrestabile, come le altre tre vittime le cui identità non sono ancora state rese note dalla polizia. Era la figlia di un’America sommersa, non solo di destra, che segue quello strano profeta occulto che si chiama QAnon. Il tweet nel nome del quale questa giovane veterana dell’Air Force è andata a morire pensando di concedersi una scorribanda, era una «drop» (così le chiamano gli adepti) di quell’ispiratore anonimo del movimento complottista che sostiene di divulgare i segreti del potere e sparge veleni.

«Una patriota» ha scritto di lei il marito su Facebook. Le foto ci parlano di una giovane donna che, giorno dopo giorno, dai tempi di «Make America great again» del 2018, ha assorbito dal web le narrazioni capovolte che dilagavano in rete. Fino a quando la Rete non ha chiamato a raccolta quelli come lei.