· Città del Vaticano ·

Il patriarca di Mosca in occasione del Natale

Affidarsi a Dio
per superare le prove

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07 gennaio 2021

«Quando mi sono rivolto a voi in questo o stesso luogo la notte di Pasqua non c’era praticamente nessuno nella cattedrale di Cristo Salvatore. Ma ora sento del rumore e questo significa che ci sono più persone nel tempio. E se parliamo di ciò che sta accadendo oggi a tutti noi, significa che il virus, che è stato davvero un grande banco di prova per la nostra gente, sta gradualmente scomparendo». Parole di speranza quelle pronunciate dal patriarca di Mosca, Kirill, prima dell’inizio delle funzioni liturgiche per la festa della Natività di Cristo — celebrata dalle Chiese ortodosse che seguono il calendario giuliano e dalle Chiese cattoliche orientali — svoltesi nella cattedrale di Cristo Salvatore a Mosca la notte tra il 6 e il 7 gennaio.

Il primate della Chiesa ortodossa russa, nel suo messaggio di Natale, trasmesso in diretta su due canali televisivi nazionali e sul portale del Patriarcato, ha sottolineato come questa «festa salvifica» del mondo ci inviti a riflettere sul suo significato spirituale duraturo e al contempo chiave per tutta l’umanità. Soprattutto in questi tempi difficili dove solo la preghiera costante a Dio permetterà all’uomo di guarire e ritornare «alla bellezza originale». I popoli della terra, ha proseguito Kirill, «stanno vivendo una difficile prova di una nuova malattia, con i cuori delle persone presi dalla paura e dall’ansia per il futuro, ed è particolarmente importante per noi rafforzare la preghiera collettiva e individuale» per invocare dal Signore l’aiuto in particolar modo per quanti sono affetti da questa pandemia che non conosce tregua. Di qui l’esortazione a innalzare preghiere all’Onnipotente affinché «rinnovi la loro forza mentale e fisica, garantisca ai malati una guarigione rapida e dia il suo aiuto ai medici e a tutti gli operatori sanitari che combattono disinteressatamente per la loro salute e la loro vita».

Dio come guida protettrice e ispiratrice del nostro cammino affannato, quindi, a cui rivolgerci senza timore per tutta la vita. «Ricordiamoci — ha ribadito il patriarca — che nessun problema può spezzare lo spirito di una persona se essa mantiene una fede viva e fa affidamento su Dio in ogni cosa». Pertanto, le prove che ci hanno colpito devono essere accettate senza lamentarsi, «perché se speriamo in Lui, saremo santificati», visto che «“Dio è con noi” come canta la Chiesa di Cristo in questi santi giorni di Natale». E allora è doveroso, insiste Kirill, unire le nostre invocazioni in modo che «la luce incorruttibile del divino illumini la misera caverna della nostra vita, affinché i nostri cuori contriti e umili, come la mangiatoia di Betlemme, ricevano con riverenza il Salvatore venuto al mondo». Solo così i giorni santi delle celebrazioni natalizie acquisteranno un significato gioioso e ricco di speranza, sotto il manto misericordioso del Signore, glorificando il suo nome in ogni opera di assistenza e di carità cristiana verso il prossimo sofferente.

«Possa Egli — ha concluso il primate della Chiesa ortodossa russa — illuminare i popoli della terra con la luce della Sua conoscenza, benedirli con la pace e aiutare tutti noi a realizzare la nostra comune responsabilità per il presente e il futuro del pianeta. Possa il divino Bambino inviare amore e armonia alle nostre famiglie, possa proteggere i nostri giovani e tutti noi dai peccati e dagli errori pericolosi».