· Città del Vaticano ·

Un album di brani rivisitati in chiave religiosa da un sacerdote sardo

Il ritmo del dialogo con Dio

cq5dam.thumbnail.cropped.500.281.jpeg
05 gennaio 2021

«Chi canta prega due volte» diceva sant’Agostino. La musica è da sempre legata alla preghiera. E continua a esserlo anche durante le celebrazioni rese anomali dalla pandemia. «La musica nasce da Dio, le note sono uno strumento divino che utilizza per dialogare con l’uomo. Pensiamo alle opere dei grandi compositori come Charles Gounod: non possono essere soltanto umane queste cose». Lo racconta a «L’Osservatore Romano» don Alessandro Cossu, parroco di San Teodoro, patrono dell’omonima città balneare nel nord della Sardegna. L’amore per Dio e per l’arte trovano un felice connubio nel nuovo album L’esercito del Cristo 2, grazie al cui ricavato verrà portata a termine la costruzione di un oratorio.

L’opera consiste in una raccolta di canzoni italiane, canti religiosi e in lingua sarda che mettono al centro il messaggio cristiano e il tema del Natale. C’è anche un inedito. Tra le cover ci sono cinque colonne sonore dei film di animazione Disney reinterpretate in chiave religiosa. Così il brano de La sirenetta, «In fondo al mar» diventa: «In fondo al cuor Giuseppe sai / che in fondo al cuor c’è la verità / Che quel bambino dentro di lei / è veramente l’Emmanuele / Ora decidi, presto decidi e torna da lei». Tra le riedizioni sono presenti anche due testi di due stelle del cantautorato italiano. La prima è Hai un grande amico in me, di Riccardo Cocciante, che mantiene le splendide parole originali: «Se la strada non è dritta / e ci sono duemila pericoli / ti basti solo ricordare che / che c’è un grande amico in me». La seconda è A mano a mano di Rino Gaetano, cantata insieme a Paola Haiducii sul testo riscritto dal prete-cantante: «Gesù dammi la mano e stammi vicino / aumenta la fede nel nostro destino / e neanche l’inferno potrà mai intralciare / la nostra speranza e la nostra fiducia in te / E a mano a mano a Cristo Signore / lì sopra il tuo viso è nato il sorriso / che il virus crudele ti aveva rubato / ma con Lui vicino la gioia è tornata».

Brani come questi nascono dalle richieste che giovani e adulti, fedeli e non fedeli, rivolgono a don Cossu che poi le pubblica sui social network, soprattutto su TikTok e Instagram. «L’ispirazione per il testo nasce dalla conversazione che ho avuto con la persona. Dipende dalla preghiera che mi chiede di fare e da cosa gli è accaduto», racconta. Ogni canzone, perciò, è una sorta di dedica. Per questo nel disco non poteva mancare un pensiero per la terra nativa con cinque canzoni in lingua sarda: la più famosa è A Diosa (più nota come Non potho reposare), che parla di due amanti che vivono lontani. Poi ci sono tre canti religiosi, tra cui Naschid’est (È nato) che racconta di come i pastori, increduli per lo splendore della nascita di Gesù, avvicinandosi alla mangiatoia cantano: «Sono qui Bambinello / non ti porto né oro né argento / ma ti do il mio cuore». I canti sardi sono curati da Luigi Cossu, mentre tra le collaborazioni figurano quelle di Serena Carta Mantilla, corista di Renato Zero, e Mario Biondi, Pinuccio Cossu e Gianluca Seazzu alla parte tecnica.

Con il ricavato del primo disco di Natale pubblicato nel 2019 don Cossu aveva raccolto trentamila euro con cui ha potuto far costruire un campo polivalente e una parte dell’oratorio. Quest’anno l’obiettivo è completare la struttura con un’aula telematica, una cucina e comprare gli strumenti musicali per organizzare al meglio il coro e l’orchestra dei ragazzi. Sono loro “l’esercito del Cristo” insieme al quale nei mesi scorsi il parroco organizzò un musical da cui sono state estrapolate alcune delle canzoni che compaiono in questo secondo album. Il disco avrebbe dovuto avere come protagonisti proprio i giovani cantanti. «Purtroppo per via del covid-19 non è stato possibile fare nulla», spiega don Alessandro, perché l’obbligo del rispetto della distanza di sicurezza ha reso impossibile l’accesso in sala di registrazione ai quindici ragazzi. Tuttavia, la pandemia non ha scoraggiato il gruppo. In questi mesi e durante tutto l’Avvento hanno continuato a provare via internet, incontrandosi il sabato in parrocchia per l’ultima messa a punto, prima di ogni celebrazione domenicale.

Nell’album L’esercito del Cristo c’è una canzone che riassume quello che per don Cossu è il significato profondo delle potenzialità della musica. È un brano di Maria Carta intitolato La memoria della musica che compare nel disco: «Nella musica la voce delle lacrime / nella musica la forza delle idee / è una liturgia di dolore e di allegria / questa musica, Deus meu!». La musica riesce a toccare le corde del cuore e «ci apre al dialogo con Dio, all’eternità», afferma don Cossu. «In effetti, sentiamo che ci sono canzoni particolari che ci appartengono. Alcune ci strappano il cuore. Le note sono uno strumento che insieme alle parole diventano spiritualità». È una arte che riunisce le persone e parla direttamente al loro cuore. Qui sta la differenza tra la parola e il canto, spiega con fermezza il sacerdote. «La parola di Dio interessa soprattutto chi è già nel cammino cristiano, chi è “colto” o preparato spiritualmente. La canzone, invece, suscita l’interesse per l’argomento cristiano, che poi si amplia in un cammino, in una relazione, per poi giungere alla meta che è la conoscenza della parola di Dio». La musica è evangelizzazione.

di Giordano Contu