· Città del Vaticano ·

Sant’Angela da Foligno

Respirare lo Spirito
a pieni polmoni

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04 gennaio 2021

«Hai nascosto queste cose ai sapienti e agli intelligenti, e le hai rivelate ai piccoli» (Matteo 11, 25). Sant’Angela da Foligno, piccola, analfabeta, semplice: una figura che attrae e che ci fa riflettere su quanto la potenza e l’intelligenza di Dio possa entrare e mostrarsi nelle figure umili e silenziose. La sua vita, una delle biografie femminili più interessanti del Medioevo, ma non solo. Una delle prime mistiche italiane, nacque nella cittadina umbra di Foligno, nel 1248. In gioventù, come la coetanea Margherita da Cortona, vive i primi anni immersa nella vanità. Vive in agiatezza, in una casa non fastosa ma più che decorosa, accanto al marito e ai figli. A 37 anni, però, avviene un radicale cambiamento della sua condotta di vita. È l’incontro intimo col Signore. Un incontro che la segna, le apre strade mai percorse: verso il Paradiso. Provata dal dolore per la perdita del marito e dei figli, mostra una forza d’animo straordinaria. Era l’anno 1285: è lo stesso san Francesco d’Assisi ad apparire ad Angela in sogno. Le chiede di incamminarsi verso la perfezione.

«Ho visto una cosa piena, una maestà immensa, che non so dire, ma mi sembrava che era ogni bene. E mi disse molte parole di dolcezza quando partì e con immensa soavità e partì piano, con lentezza. E allora, dopo la sua partenza, cominciai a strillare ad alta voce — o urlare — e senza alcuna vergogna strillavo e urlavo, dicendo questa parola, cioè: “Amore non conosciuto perché? Cioè, perché mi lasci?”. Ma non potevo dire — o non dicevo di più; gridavo solo senza vergogna la predetta parola, cioè: “Amore non conosciuto, e perché e perché e perché”». È il racconto al suo confessore del sogno che vedeva protagonista il santo di Assisi. Angela sogna e vuole, desidera l’Amore. Lo trova in Dio, in un dialogo così profondo e sincero che la porta ad avere esperienze mistiche che — nel suo Liber, scritto da un tale frate Arnaldo, il suo confessore — sono descritte con dovizia di particolari. Leggere il Liber è esperienza dell’anima, assai simile al Castello interiore di un’altra grande santa mistica, Teresa d’Avila. Queste pagine — dense e profonde — riescono a fornirci una completa immagine della santa di Foligno.

Nel Memoriale confluiscono diverse esperienze. Prima fra tutte, quella con le tre Persone di Dio: «A me sembra di stare e di giacere in mezzo a quella Trinità che vedo con tanta tenebra». È interessante notare il percorso trinitario che avviene nella santa. Le sue parole, trascritte, ci piombano in immagini cariche di spiritualità. «Vidi e sentii che Cristo abbracciava in me l’anima con quel braccio che era stato fissato alla croce», ci dice. Per poi giungere all’incontro sublime con lo Spirito Santo: «Non posso neppure valutare quanto fosse grande la gioia e la dolcezza che gustai, soprattutto quando affermò: Io sono lo Spirito Santo e sto dentro di te».

«I mistici non sono assolutamente matti, non sono stupidi, sono soltanto persone che in modo particolarmente vivido e diretto sentono i legami con l’“Altro” e li sentono non soltanto al momento della morte, ma nel corso di tutta la vita». Parole del poeta russo Alexandr Alexandrovič Blok (1880-1921). Forse, la nostra epoca, avrebbe bisogno proprio di mistici. Una nuova sant’Angela da Foligno, in fondo, l’aspettiamo. Ci sono troppe visioni “orizzontali” che non sappiamo quanto facciano bene al nostro tempo così travagliato. I fulgori verso il Cielo darebbero pieno respiro ai polmoni del mondo. Sant’Angela da Foligno respirava appieno lo Spirito del Signore, in un dialogo ininterrotto con Lui. Senza spazio, senza tempo. Una prova? Bastano poche pagine del suo Liber per rendersene conto.

di Antonio Tarallo