· Città del Vaticano ·

Le iniziative per i trecento anni dalla nascita dell’architetto e incisore

Omaggio a Piranesi

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30 dicembre 2020

Il 2020 è stato un anno di celebrazioni. Ricorrenze e festeggiamenti effettuati nelle modalità permesse da questa situazione mondiale. Raffaello e il suo “Anno Sanzio”: 500 anni. Celebrazioni del Divin pittore che si è riusciti a onorare in Vaticano con l’esposizione degli arazzi in Cappella Sistina e lo svelamento dei restauri della Sala di Costantino, nella mostra “ammiraglia” delle Scuderie del Quirinale e in altre belle iniziative intraprese, però, in maniera anomala, limitata e, hélas, parziale. Ma non deve finire questo funesto 2020 senza ricordare quanto è stato fatto per i 300 anni dalla nascita di una personalità artistica del calibro di Giovanni Battista Piranesi (1720-1778), il grande e geniale architetto, incisore, disegnatore, designer, antiquario, veneziano di nascita ma romano di adozione, che ha significato così tanto per la diffusione delle “antichità romane” e anche per il volto della Roma settecentesca. La sua grandezza è certamente nell’eredità che ha lasciato ad archeologi e architetti, ma lo è soprattutto per quello che ha significato per l’estro creativo di intere generazioni di artisti fino ai nostri giorni.

Nel 1978, in occasione dei duecento anni dalla sua morte, vennero organizzate una serie di iniziative che videro, inevitabilmente, il loro culmine nella grande mostra “diffusa” organizzata dall’Istituto Nazionale per la grafica, allora appena costituito. E proprio quella prestigiosa Istituzione — oggi Istituto Centrale per la grafica (Icg) — non poteva non dedicare a Piranesi la grande iniziativa espositiva di quest’anno anniversario. Cristina Misiti, il suo dinamico direttore, insieme a Giovanna Scaloni, ha voluto caparbiamente organizzare una mostra con tanti volti e aspetti, degna del museo che possiede la maestosa collezione delle matrici del grande incisore veneziano. Giambattista Piranesi. Sognare il sogno impossibile. Dalle matrici, dal loro segno, dalla materia del rame è partita la mostra principale che le curatrici hanno inteso inaugurare intorno alla data di nascita di Piranesi, nello scorso mese di ottobre. Un’esposizione solida, tradizionale nell’impianto ma anche innovativa per le scelte collaterali che sono state fatte: illustra infatti, nella sua principale sezione, un’importante selezione del nucleo delle matrici piranesiane conservate in Calcografia, messe a confronto con gli straordinari disegni degli Uffizi e con le relative stampe. Una mostra nella mostra è quella dedicata all’attività di un architetto creativo e geniale come il russo Sergei Tchoban, che con i suoi futuribili ed efficaci disegni, che hanno come base proprio le architetture piranesiane, ci invita a riflettere sull’aspetto storico della città europea, sui suoi strati architettonici distintivi e sulla necessità di preservare tale eredità nell’architettura contemporanea (L’impronta del futuro. Il destino della città di Piranesi). L’esposizione dell’Icg continua con altre sezioni, con proiezioni multimediali, approfondimenti sulla tecnica incisoria e una parte dedicata agli artisti che hanno, in epoca recente, tratto ispirazione dal grande Piranesi e prodotto le loro opere in istituto: nelle sale al piano terreno sono così presentate le opere di Ninì Santoro, Mario Cresci, Michelangelo Pistoletto e Gianluca Campigotto. Per l’anno piranesiano l’Istituto ha voluto anche commissionare un’opera al noto disegnatore romano Filippo Sassoli, che si è cimentato sulle Osservazioni sopra la casa di Giambattista Piranesi, delineando con la sua consueta maestria un disegno minuzioso e ricco di tanti elementi, emblemi e simboli piranesiani.

Il 2020 ha visto anche l’uscita del iv volume della serie Piranesiana, un progetto scientifico di alto profilo, curato da Ginevra Mariani, che prevede la catalogazione e il restauro dell’intero nucleo delle matrici dell’artista conservate nelle collezioni dell’Icg. Lo scorso 25 novembre è anche stato presentato il catalogo online delle opere piranesiane dell’istituto. Rita Bernini, oggi funzionario dell’Icg, che trenta anni fa — insieme a tanti di noi — era parte del gruppo di giovani del progetto dei “Giacimenti Culturali”, ha presentato in un webinar, insieme a un gruppo di specialisti, il bel catalogo delle opere dell’Istituto che è stato completamente rinnovato. Le circa 1.500 matrici originali in rame, acquistate nel 1838 dalla Calcografia Camerale e provenienti dalla “ditta Piranesi e figli”, così come altrettante incisioni, sono oggi visibili sullo schermo attraverso immagini ad alta risoluzione, a cui si affiancano le schede complete dove sono evidenziate le particolarità grafiche e storiche di ognuna con testi di approfondimento (www.calcografica.it).

Numerose poi le mostre su tutto il territorio italiano: ricordo qui volentieri quella, raffinata e strettamente archeologica, organizzata da Domenico Palombi nella cittadina di Cori nel Lazio (G. B. Piranesi e le Antichità di Cora), che ha come nucleo centrale la serie delle vedute della cittadina laziale e che ha visto collateralmente l’organizzazione di una vasta attività di concerti e conferenze di alto livello su temi piranesiani. Interessante l’applicazione Il Parco del Piranesi, voluta dal Parco archeologico del Colosseo in collaborazione con l’Icg e Q8, che consente l’esplorazione virtuale delle vedute piranesiane dedicate ai suoi monumenti. Piccola ma gradevole l’iniziativa (Piranesi oggi) intrapresa dalla Casa di Goethe a Roma; ben più articolata quella nella Biblioteca Nazionale Braidense (Piranesi a Milano), curata da Pierluigi Panza , dove tanti aspetti del collezionismo meneghino sono stati messi in luce, con interventi di tanti studiosi che da anni si occupano di questi argomenti, che sono riusciti a offrire una serie di novità ed inediti di tutto rilievo. A Perugia, infine, si è riusciti — prima della chiusura di tutti i Musei italiani — a inaugurare una retrospettiva delle opere dell’artista, curata da Marco Pierini e Carla Scagliosi (G.B. Piranesi nelle collezioni della Galleria Nazionale dell’Umbria).

La pandemia e il lockdown hanno colto tutti di sorpresa e quindi tante iniziative che si erano programmate e che inizialmente si era pensato di convertire online si è deciso di riproporle più avanti, quando questo incerto periodo sarà passato. È di questi giorni, ad esempio, il rinvio del Convegno internazionale di Studi, Piranesi 300, organizzato da Mario Bevilacqua e Claire Hornby, che doveva vedere riuniti i massimi esperti piranesiani di tutto il mondo. Convegno soltanto rimandato, quando ci sarà la possibilità di effettuarlo in presenza e visitare così i tanti luoghi piranesiani che abbiamo a Roma. Rimandata anche l’iniziativa espositiva dell’Istituto Suor Orsola Benicasa di Napoli, che possiede un raro nucleo di incisioni colorate dell’artista.

In Vaticano abbiamo fatto la scelta di continuare a lavorare ma rimandare la grande mostra (Giovanni Battista Piranesi in Vaticano. Collezionismo passato e presente), prevista nel Braccio di Carlo Magno in piazza San Pietro, che si doveva aprire il 4 ottobre scorso, data appunto della nascita di Piranesi. Un rinvio che ci permetterà di lavorare in maniera ancora più approfondita su un nucleo significativo, poco conosciuto, ma di fondamentale importanza per la conoscenza dei diversi aspetti dell’attività piranesiana.

Un’iniziativa frutto della stretta collaborazione fra la Biblioteca Apostolica e i Musei Vaticani che vuole porre l’accento sulle diverse collezioni piranesiane conservate fra le mura leonine partendo da quella, significativa e ricchissima, della Biblioteca Apostolica Vaticana, probabilmente il nucleo più ampio di incisioni del Maestro esistente al mondo perché frutto del ricco collezionismo plurisecolare, che si distingue per le diverse provenienze e la straordinaria consistenza numerica e qualitativa. Collezioni intere dell’opera piranesiana: dal cosiddetto Fondo Antico di formazione settecentesca, agli esemplari delle grandi famiglie papali, Barberini e Chigi, agli esemplari posseduti dal celebre archeologo inglese Thomas Ashby, arrivati in Vaticano negli anni Trenta del secolo scorso, a numerose altre. Nella mostra, articolata in diverse sezioni, saranno presentati anche i nuclei collezionistici delle antichità possedute dal Piranesi nella sua casa-museo a Palazzo Tomati in via Sistina. L’attività antiquaria e collezionistica dell’artista sarà messa in evidenza grazie a dei reperti antichi straordinari, oggi parte del Museo Pio Clementino vaticano. Collezionismo pontificio che arriva fino ai giorni nostri, alla recente acquisizione delle fotografie di Gabriele Basilico sull’opera piranesiana, che chiuderanno le articolate sezioni dell’esposizione, ormai prevista per il prossimo autunno 2021. Quindi, in conclusione di questo anno catastrofico, auguro a tutti di vedere tanto Piranesi nel 2021, così come vedremo ancora tanto Raffaello con le numerose iniziative “sospese” e rimandate in questo 2020 così complicato.

di Barbara Jatta