· Città del Vaticano ·

Il Vangelo in tasca

Dio insegue l’uomo

cq5dam.thumbnail.cropped.500.281.jpeg
29 dicembre 2020

Le nostre città sono piene di graffiti e di scritte che deturpano la bellezza di palazzi e di monumenti. Ogni tanto si trova qualche testo che suscita una riflessione. Ne ho letto una che diceva così: «Portatemi Dio, gli voglio parlare!».

All’autore della frase, potremmo rispondere con il Vangelo di oggi: «E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi... Ma i suoi non l’hanno accolto». Ha creato i cieli, ma è stato respinto sulla terra. Ha creato tutto, ma è caduto nel vuoto fra gli uomini.

Strano destino, quello di Dio! Tanti uomini hanno avuto e hanno il coraggio di dire che «Dio non serve a niente». Oppure si ricordano di lui solo nei casi disperati, o lo usano come alibi di ciò che l’uomo non riesce a capire o a fare.

«Portatemi Dio»! Ma è Lui che già ci è venuto incontro! C’è da domandarsi: siamo noi che cerchiamo Dio, oppure è Lui che ci cerca? È più bruciante la nostalgia che l’uomo ha di Dio, o la nostalgia che Dio ha dell’uomo?

Siamo noi che possiamo fare a meno di Lui, oppure è Lui che non può fare a meno di noi? Se abbiamo l’orecchio attento e lo sguardo vigile, scopriremo che è Lui che ci ha anticipato, ci ha cercato, ci ha amato. Racconta così un poeta indiano: «Per trent’anni sono andato alla ricerca di Dio, e quando ho aperto gli occhi al termine del cammino, ho scoperto che là c’era Lui che mi aspettava» (Farid al-Din ’Attar).

Lui è venuto precisamente per cercarci. Il paradosso della fede è proprio questo: Dio insegue l’uomo! Dio non vuole rimanere solo. Non si accontenta di essere il Dio delle stelle. Vuol essere il Dio dell’uomo.

Diamo a Dio la gioia di lasciarci trovare. Thomas Merton diceva: «Noi crediamo non perché vogliamo conoscere, ma perché vogliamo amare». Chi incontra Cristo diventa un innamorato: uno che si sente amato, e che ha imparato ad amare!

di Leonardo Sapienza