· Città del Vaticano ·

Nella memoria liturgica di san Giovanni da Kęty

Tra la terra e il cielo

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23 dicembre 2020

«C’era un uomo in cui la mia terra si vedeva legata al cielo. / C’era un uomo simile, c’erano persone... e sono ancora...» (Stanislaw, 1978). Questo è ciò che ha scritto nella sua ultima poesia prima dell’elezione alla Sede di san Pietro il cardinale Karol Wojtyła. Oggi applichiamo le sue parole alla figura di san Giovanni da Kęty.

I suoi contemporanei vedevano in lui «il legame tra la terra e il cielo». Ma anche oggi abbiamo bisogno di vedere in lui il dono che lega la temporaneità all’eternità. È un grande santo, visto che nonostante siano passati oltre cinque secoli dalla sua morte, rimane sempre nei cuori e nella devozione di tanti fedeli.

Uno studente zelante e diligente, poi professore all’Università Jagellonica. Zelante anche come sacerdote, partecipe di controversie e discussioni intricate, nonché direttore di una scuola del monastero, rettore del collegio e preside della facoltà. Nel suo tempo egli diffondeva il rispetto verso la Chiesa e il sentire cum Ecclesia. Un uomo anche musicalmente dotato, di ampie vedute e proiettato verso inconsueti orizzonti. Pellegrino in Terra Santa, ma anche nella Città eterna nel 1450 in occasione dell’Anno santo. Secondo alcune fonti avrebbe compiuto diversi pellegrinaggi a Roma. Oggi diremmo di lui «un europeo in carne e ossa». Ma non è tutto, perché quest’uomo — illuminato, coraggioso, laborioso e coscienzioso — ha capito soprattutto qual è il vero significato della vita.

Così si è innamorato di Dio e ha svolto tutte le sue attività servendo Dio. Certamente è stato lì che ha trovato la fonte e la forza per sostenere tante responsabilità. La sua pietà e la sua fede erano note. Ecco perché la consapevolezza comune circa la sua santità di vita ha spinto i suoi contemporanei a seppellire le sue spoglie proprio sotto il pulpito della chiesa di Sant’Anna a Cracovia. La ricchezza della sua vita è rimasta nei cuori e nel ricordo delle persone; così come le sue numerose opere di misericordia. Il nostro santo patrono stava cercando il modo per porre rimedio alla povertà. Sembrava che avesse dedicato tutto se stesso a lenire la piaga della povertà. Addirittura, come segno tangibile di questa scelta radicale, aveva donato i suoi vestiti e le sue scarpe ai poveri. Del resto, san Paolo vi spiegava che «l’uomo moderno ascolta più volentieri i testimoni che insegnanti, e se ascolta i maestri, è perché sono testimoni» (Evangelii nuntiandi, 41). Tale è stato san Giovanni da Kęty: un grande testimone.

Nelle cronache possiamo trovare i documenti che riferiscono che il nostro santo aveva introdotto con i suoi studenti l’usanza che quando un mendicante si presentava a pranzo, era compito del domestico informare subito il superiore con le parole: «È venuto un povero». E il superiore rispondeva: «Cristo è venuto», e poi lo si sfamava e lo si accompagnava fino alla porta.

Quanto bisogna amare Dio e quanta fede occorre avere per vedere sempre il Signore in un altro uomo! Proprio allora, nella vita di questo testimone, «la terra si vede legata con il cielo», San Giovanni Paolo ii sottolineava che «i santi sono nella storia per essere permanenti punti di riferimento di fronte al passaggio dell’uomo e del mondo. Ciò che è espresso in loro è permanente ed eterno. È la prova dell’eternità. L’uomo attinge di nuovo da questa testimonianza consapevolezza della propria vocazione e certezza del proprio destino. I santi guidano in questa direzione la Chiesa e l’umanità» (11 ottobre 1982).

Il Pontefice polacco ha detto all’inizio del suo pontificato: «Voglio andare alla tomba di san Giovanni da Kęty. Nella collegiata di Cracovia di Sant’Anna (...); c’è in questo posto un bellissimo sarcofago che nasconde le reliquie di un uomo modesto» (24 ottobre 1990). Karol Wojtyła vi si recava spesso in pellegrinaggio. E va anche detto che è cresciuto nello spirito e nell’atmosfera di san Giovanni da Kęty. Certo, hanno vissuto in epoche molto diverse. Tuttavia, va ricordato anzitutto che Wadowice, la città natale di Wojty-ła, è molto vicina a Kęty. Cracovia, inoltre, è stata un luogo di maturazione della santità di Giovanni da Kęty. E tra le caratteristiche della sua santità vanno sottolineati l’amore sconfinato a Dio e la sollecitudine per l’educazione dei giovani, così come il servizio a tutti i bisognosi.

Ma «i santi non passano. I santi vivono dei santi e hanno sete di santità» (cfr. omelia di Giovanni Paolo ii a Stary Sącz, 16 giugno 1999). Ancora oggi si ricorda che una volta un giardiniere offrì a Giovanni da Kęty un grande cesto di belle mele. Il santo si sentiva imbarazzato e si chiedeva cosa fare, anche perché sapeva che da solo non sarebbe riuscito a mangiarle. Ma i suoi pensieri erano legati soprattutto alla sollecitudine per i bisogni degli altri. Così egli chiese a uno degli studenti di portare il cestino a un povero calzolaio che aveva una famiglia numerosa. Il calzolaio distruibuì ai suoi figli le mele e consegnò il cestino con ciò che era rimasto a un sarto malato, il quale a sua volta lo inviò a una anziana che viveva nella casa accanto. La donna credeva, tuttavia, che alla sua età fossero sufficienti per lei un pezzo di pane e una pentola di latte. Così decise di mandare le mele a Giovanni da Kęty, sapendo che egli educava i giovani, si prendeva cura dei malati e aiutava molte persone. «Ha bisogno di forza — pensò la donna — e sicuramente saprà lui cosa fare con le mele». Ecco che il bene compiuto torna sempre indietro!

Di persone come san Giovanni da Kęty ce n’erano e ce ne sono ancora, perché Dio sempre chiama l’uomo alla santità. Egli amava Dio sopra ogni altra cosa. Per lui il Signore era il cuore, il centro che dava senso a tutto. E avvicinandosi a Dio, diveniva sempre di più segno e testimone del Suo amore nel mondo. È importante essere coscienti del legame tra l’amore verso Dio e il prossimo. Questo è un impegno irrinunciabile per il credente, perché il comandamento dell’amore è il fondamento della vita cristiana. Riprendiamolo di nuovo, questo impegno — ecco — dovunque siamo e nel modo in cui possiamo: nelle nostre famiglie, nei quartieri, a casa, al lavoro, a scuola, all’università.

Aggiungiamo oggi i nostri nomi e cognomi all’elenco dei santi! Questa moltitudine di persone include certamente Giovanni da Kęty, ma c’è anche un posto per tutti noi, perché Dio vuole la nostra santità! Cerchiamo solo di essere persone che collocano l’asticella della vita spirituale sempre più in alto. Ricordando Giovanni da Kęty, pensiamo oggi: alle soglie del Natale, cosa dovrebbe cambiare nella nostra vita sulla via della santità? Come posso imitare lui e tanti altri testimoni di santità?

Giovanni da Kęty oggi ci ripete, proprio come allora: «... guardiamo con riverenza alla Chiesa, affinché possiamo vivere con i santi». Viaggiando oggi con il cuore alla sua tomba, ripetiamo le parole della preghiera del messale: «Concedi a noi, Dio onnipotente di progredire nella sapienza dei santi sull’esempio di san Giovanni da Kęty, presbitero, e di essere misericordiosi con tutti per ottenere il tuo perdono».

di Krzysztof Nykiel