· Città del Vaticano ·

Quella luce gentile
che sorprende le tenebre

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23 dicembre 2020

La cosa più sconvolgente del covid-19 è che ci fa stare soli. Davanti ad uno schermo, in fila per un tampone, dentro un letto d’ospedale, lontani dagli amici, chiusi in una stanza in quarantena. 

Ci sentiamo soli, fragili, indifesi ed esposti a intemperie che diventano tragedie. Il 2020 rimarrà l’anno più difficile della nostra vita. Nessuno poteva immaginarselo quando mesi fa brindavamo al suo arrivo.

Ora tutto è cambiato e facciamo fatica a vedere un futuro. Ognuno di noi ha perso un amico, un parente, un conoscente. Ognuno di noi ha pianto per chi è morto solo e per chi non ha avuto nemmeno il tempo di dire addio. 

Festeggiare quest’anno non può prescindere da tutto ciò. Soprattutto da chi non c’è più. Ma sono proprio loro a ricordarci quale sia la bontà che dà sapore alle nostre vite: i nostri legami. Celebriamo i nostri affetti e curiamo i nostri legami; proteggiamoli ancora con la nostra responsabilità. Viviamo questo tempo custodendo le persone per noi più preziose. Visitandole o semplicemente sentendole, con una telefonata, invece che con un sms.

Poi, non dimentichiamo di guardare anche al presepe, al legame più importante che abbiamo, quello con loro: con Maria, Giuseppe, Gesù, i pastori, i Magi. Guardando alle loro storie capiremo che quella notte non era così diversa da quella che stiamo vivendo. Quella notte, il cammino dei saggi si era perduto, il sonno dei pastori non aveva più sogni, una donna e il suo marito non trovavano una casa, mentre  un bambino aveva deciso di venire al mondo. In quell’improbabile notte, senza eccessivi divertimenti e senza nemmeno il tempo di fare festa, la vita procedeva nella sua oscura incertezza. In quell’insospettabile notte una luce gentile: quella di un bimbo lucente come una stella e, da allora, tutti si appoggiarono su quella luce per inventare un Natale, fatto di altre luci che non illuminano, perché solo quella notte apparve la «luce vera, quella che illumina ogni uomo» (Gv 1, 9). 

Quest’anno sarà più difficile inventare il Natale e ci sarà data la possibilità di capirlo per quello che davvero è: Dio che viene a vivere la nostra vita, ad accettare il nostro dolore e a vivere la nostra vicenda umana. Dio si fa uomo. È questa l’unica luce che illumina ogni uomo e ogni tenebra. 

Quest’anno abbiamo la possibilità di sentire cosa significhi una luce che sorprende le tenebre e una gioia che allieti un cammino, diventato all’improvviso oscuro. 

In chiesa, in casa, in famiglia, con coloro che avremo vicino e coloro che non potremo vedere, senza negare la solitudine e la tristezza di questi mesi, guardando alla grotta del presepe, capiremo che non siamo soli, e che l’Emanuele è con noi; un Bimbo ci è stato dato, un Padre nei cieli che ci ama e una Famiglia sulla terra che ci consola. 

Il 2020 sarà l’anno nel quale abbiamo scoperto il Natale. 

di Federico Tartaglia
Parroco della Natività di Maria Santissima a Selva Candida (Roma)