· Città del Vaticano ·

Il Progetto Natività realizzato dalle detenute della Casa di reclusione di Paliano

L’esempio di Maria per essere pienamente mamme

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23 dicembre 2020

La data, 13 aprile 2017, è incisa nelle mura ciclopiche dell’antica fortezza Colonna del carcere di Paliano, in provincia di Frosinone. Un giorno memorabile perché Papa Francesco scelse proprio questa struttura risalente al xvi secolo per presiedere la messa in coena Domini, lavare i piedi agli ospiti, tutti collaboratori di giustizia, e condividere con loro l’inizio del triduo pasquale. I segni di quella visita sono ancora oggi visibili e chi ha vissuto quei momenti ha continuato nel tempo a rispondere concretamente all’appello che nell’occasione lanciò Francesco: «Se voi potete dare un aiuto, fare un servizio qui, in carcere, al compagno o alla compagna, fatelo. Perché questo è amore». Le occasioni per testimoniare l’impegno assunto sono state diverse. A cominciare dalla realizzazione della “Croce della misericordia” realizzata dagli ospiti artigiani per inviare il loro messaggio di solidarietà e di vicinanza a tutti i detenuti italiani che patiscono le loro stesse sofferenze. E poi i numerosi incontri di preghiera e le riflessioni sulla Parola di Dio. Qui ha fatto tappa la Croce della Gmg, la Madonna pellegrina ed è stato realizzato un ciclo di trasmissioni della Radio Vaticana intitolate «Il Vangelo dentro».

Poi è arrivato il covid e la vita degli istituti ha subito un brusco stop, le visite sono state sospese, così come tutte le attività trattamentali. Ma a Paliano non è mai venuta meno la volontà di andare avanti, nonostante il dolore della doppia detenzione — quella della condanna e del coronavirus — e, grazie alla disponibilità dell’amministrazione, è stato portato a termine il Progetto Natività, una iniziativa che ha visto protagoniste le donne detenute. «L’idea ci è venuta all’inizio di gennaio» spiega Anna Angeletti, direttrice dell’istituto del frusinate. «Chi è recluso è in continua attesa. Aspetta il colloquio, il processo, la sentenza, il permesso di scarcerazione, la telefonata dei cari, il turno di lavoro. Tutto questo è un tempo prezioso, soprattutto per le donne che pensano (e attendono) la visita dei figli piccoli da mamme apprensive e premurose quali sono. Per questo ci è venuto in mente di scandire questo tempo, mese per mese, facendo ricorso all’arte e alle opere che rappresentano la Natività. Dodici presepi diversi per tornare a vivere intensamente la maternità». La direttrice racconta con commozione il giorno in cui sono state comunicate le restrizioni a causa della pandemia. «Era il 9 marzo e mi sono recata personalmente ad annunciare i provvedimenti. Ho visto la disperazione nel volto di una donna, madre di quattro figli e la sua preoccupazione per il loro futuro. Non potevamo abbandonare nello sconforto persone che già stavano pagando un altissimo prezzo a causa del loro passato. Era giusto reagire. Avvicinarsi all’arte è stato per loro un balsamo, una carezza, un messaggio di conforto in un momento drammatico e, al tempo stesso, inedito».

Al di là del tema sacro scelto dalle ospiti, il progetto nasce dunque dall’esigenza di sottolineare e avviare una riflessione sull’essere mamme in carcere, sul ruolo della donna e della famiglia. Il calendario contiene, infatti, anche pensieri e considerazioni delle autrici ispirate alle opere prese in considerazione. «Non dimentichiamo che le condizioni di vita della persona detenuta sono connotate da una distanza relazionale imposta dalla lontananza fisica che mal si armonizza con il bisogno di vicinanza fisica che appartiene ai legami affettivi» rileva Fatima Cesari, responsabile dell’area educativa del carcere. «Le bambine e i bambini che subiscono, loro malgrado, la separazione forzata da un genitore che ha infranto la legge, soprattutto se piccoli, non hanno gli strumenti per elaborare un distacco che non hanno scelto e che fanno fatica a comprendere. Si vive infatti in una dimensione dell’attesa, connotante l’emozione dei legami genitoriali. Quando è possibile, la certezza dell’incontro rappresenta una base sicura a cui fare riferimento. In questo ultimo anno — continua Cesari — neanche questo è stato possibile, se non tramite le videochiamate o i colloqui visivi effettuati dietro pannelli di vetro separatori. La certezza della vicinanza affettiva, data dalla realizzazione del calendario che hanno consegnato ai lori figli, è diventato il motore che ha spinto ad affrontare, nel modo migliore possibile, la quotidianità della carcerazione, per cercare di mantenere una costante e continua connessione emotiva. L’operazione è stata quella di sostenere e rinforzare la relazione genitoriale».

Insieme al calendario, le ragazze hanno realizzato anche un presepe fatto con il sapone e un video multimediale che racconta il loro approccio con i quadri d’autore raffiguranti le Natività più belle della storia dell’arte. «Un salto nel passato che ha mirato alla descrizione del dipinto, allo studio del suo autore, dello stile usato, del periodo storico vissuto, accompagnato da cenni alla filosofia dell’arte. Ulteriore finalità del progetto è stato l’approfondimento della genesi, dell’evoluzione del Presepe nel tempo, nonché la simbologia e l’origine delle ambientazioni» riprende la responsabile dell’area educativa di Paliano. Obiettivo raggiunto, dunque, ad ulteriore conferma che una giustizia veramente a misura d' uomo comporta lo sviluppo della personalità e la valorizzazione del ruolo di materno o paterno pur nella necessità di una giusta pena e in questo, iniziative così, hanno un compito fondamentale. «Ci siamo detti veramente soddisfatti quando ho visto l’espressione di felicità negli occhi lucidi di commozione delle detenute alla vista del calendario che, orgogliose, non vedevano l’ora di consegnare ai loro figli», conclude Fatima Cesari «È stata la dimostrazione del continuo pensiero di amore per i loro piccoli. Mamma c’è, nonostante tutto».

di Davide Dionisi