· Città del Vaticano ·

Natale di speranza
nel Dispensario Santa Marta

cq5dam.thumbnail.cropped.500.281.jpeg
22 dicembre 2020

Dal 17 dicembre, giorno del compleanno di Papa Francesco, il Dispensario pediatrico vaticano Santa Marta ha trovato il modo di raggiungere oltre 200 famiglie povere, con bambini, per la consegna di un pacco natalizio che consenta di vivere più serenamente questi giorni di festa, resi complicati dall’emergenza sociale e sanitaria.

Il Dispensario, insomma, non chiude “per pandemia”. Anzi, rilancia. Più che mai a Natale.

Sono stati distribuiti panettoni e torroni, ma anche beni di prima necessità e prodotti specifici per i bambini, come pannolini e omogenizzati.

Questa concreta azione solidale è stata resa possibile dal sostegno del Papa, sempre attento alle famiglie del “suo” Dispensario, e della Pro Infanzia romana. Ma, in particolare, dalla generosità di atleti e dipendenti del gruppo sportivo Fiamme Gialle che, insieme ad Athletica Vaticana, da diversi anni sono veramente accanto alle famiglie povere e ai volontari che le assistono. Quest’anno non è stato possibile, per la pandemia, organizzare gli appuntamenti fissi con gli atleti olimpionici — in Vaticano e nel Centro sportivo delle Fiamme Gialle a Castelporziano — per il pranzo (con i campioni che cucinano e servono a tavola) e un sano svago sportivo.

«Abbiamo consegnato 475 pacchi natalizi al Dispensario Santa Marta e alla Comunità di Sant’Egidio e abbiamo offerto il pranzo natalizio a 70 famiglie indigenti, incontrandole personalmente, che ci sono state segnalate dal x Municipio di Ostia» spiega il generale Vincenzo Parrinello, comandante del gruppo sportivo della Guardia di Finanza. Convinto che «lo stile sportivo può proporre prospettive di speranza» in piena pandemia, ricorda che «sta noi fare in modo di uscire migliori e soprattutto insieme dalla crisi». E proprio «il cuore degli sportivi — dice — può esser decisivo, mettendosi a disposizione di chi oggi è in difficoltà e anche i nostri atleti diventeranno donne e uomini migliori se vivranno la dimensione del servizio alle persone che hanno bisogno di un sostegno e anche “solo” di un sorriso».

Alimenti e indumenti, senza perdere di vista la “cultura dell’incontro”, sono fondamentali per fare in modo che le famiglie più in difficoltà affrontino questo tempo difficile. Porto nel cuore il volto di una giovane donna africana, mamma di un bambino di due anni e ora in attesa di un altro maschietto, che si è presentata alla porta del Dispensario per chiedere, anzitutto, un po’ di speranza. «Siamo preoccupati perché il lavoro scarseggia — ci ha detto — ma comunque vogliamo fare festa con i nostri bambini a Natale, per quanto ci è possibile. Sì, con un bell’albero e con le luci perché i bambini sono segno di speranza, sono il nostro futuro». Per quella giovane mamma, proprio i bambini nella loro semplicità sanno trasmettere amore e ci ricordano quanto a Natale sia necessario tornare, appunto, bambini per scoprire nelle piccole cose il senso profondo della vita.

Anche quest’anno, poi, i bambini assistiti dal Dispensario hanno voluto fare i loro più calorosi auguri di “buon compleanno” a Papa Francesco, facendo memoria di tutte le feste vissute insieme negli anni passati. E così gli hanno inviato le rose bianche, accompagnate da un biglietto con i loro abbracci “virtuali”. I bambini del Dispensario Santa Marta, infatti, sono da anni i fortunati... “soffiatori di candeline” insieme al Papa in occasione del suo compleanno. Quest’anno purtroppo la pandemia ha impedito di ritrovarci fisicamente insieme, nell’aula Paolo vi , per fare festa con Francesco. Un momento di particolare gioia tanto desiderato dalle famiglie che, per mesi, hanno sperato di ritrovarsi insieme almeno a Natale. Ma proprio dai bambini viene l’incoraggiamento a confidare nel domani. A restare uniti nella preghiera.

E intanto suor Antonietta Collacchi, responsabile del Dispensario, è già in attesa, si spera, della ripresa dei servizi nelle prime settimane di gennaio: «Non vediamo l’ora di riaprire le nostre porte — dice — per accogliere le famiglie personalmente». Un servizio solidale di accoglienza che le Figlie della carità portano avanti in Vaticano da 100 anni.

di Valentina Giacometti