· Città del Vaticano ·

Ufficio oggetti smarriti

Chesterton, lo spirito
e lo specchio

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22 dicembre 2020

«Il Natale è assolutamente inadatto al mondo moderno. Presuppone la possibilità che le famiglie siano unite, o si riuniscano, e persino che gli uomini e le donne che si sono scelti si parlino». Come provare a sorridere e al contempo accendere il cervello, in un Natale complicato e doloroso come questo? Sorriso e cervello in modalità “on” conducono sempre a G.K. Chesterton. Siamo nel periodo dell’avvento e, nonostante i tentativi di ricondurre questi giorni alle scatole dispensa-cioccolata con le quali rendiamo speciale l’attesa dei bambini (i calendari dell’avvento) proviamo, grazie a Chesterton e al suo humour affilato a ricordarci cos’è il Natale e come lo stiamo trattando. Nell’ufficio oggetti smarriti di questa settimana vi proponiamo dunque alcune sue considerazioni/paradosso/provocazioni tratte da Lo spirito del Natale. Una premessa per chi s’imbattesse solo oggi in Chesterton; l’uso dello humour è una cosa seria. Come ogni cosa seria, chi non è in grado di sorriderne e farne per l’appunto uno specchio nel quale eventualmente rinvenire i propri tratti tenderà a fare le due cose più sbagliate immaginabili: offendersi e giudicare. Talvolta noi cattolici non andiamo affatto male in quanto a suscettibilità circa le cose in cui crediamo. Ma anche la suscettibilità di chi non crede non scherza. Insomma, mentre passiamo la vita a offenderci se qualcuno non capisce in cosa (e perché) crediamo o se, dall’altro lato, qualcuno crede unicamente al fatto che nulla vi sia da credere, nel mezzo (per chi avesse voglia) ci si può incontrare e sorridere, guardandosi in faccia. Non si tratta di una gara ma di un viaggio che tutti quanti, insieme, facciamo. A ognuno di noi il sole picchia in testa in modo diverso; non per questo il sole cessa di esistere. Ecco dunque, senza alcun sussidiario o “bugiardino” che ci indichi cosa pensarne, dove rivenirne il paradosso o accettarne la provocazione, alcune considerazioni di Chesterton sul Natale. Una delle cose sulle quali, magari anche con un sorriso, ci lamentiamo è la rimpatriata familiare natalizia. Il fatto che da bambini ci si annoia e che da adulti, talvolta, le cose non cambiano. Ma è davvero così intollerabile quel un paio d’ore? Cosa prova a dirci quella “noia”? «Così — scrive Chesterton — migliaia di spiriti giovani e avventurosi, pronti ad affrontare i fatti della vita umana e a incontrare la vasta varietà di uomini e donne come sono realmente, altrettanto pronti a volare fino ai confini della terra e a tollerare ogni qualità stravagante o accidentale dei cannibali o degli adoratori del demonio, sono crudelmente obbligati ad affrontare un’ora — no: talvolta persino due ore! — in compagnia di uno zio Giorgio o di qualche zia di Cheltenham che non trovano particolarmente simpatici». Un tema fondamentale in tutta l’opera di Chesterton è la gioiosa ottusità con la quale la gente riesca a conformarsi all’anticonformismo. L’hotel moderno lo chiama… «il Natale è inadatto alla vita moderna — spiega — la sua attenzione alla famiglia al completo fu concepita senza tener conto della dimensione e delle comodità dell’hotel moderno; il suo retaggio di rituali prescindeva dall’attuale consuetudine consolidata di conformarsi all’anticonformismo. (…) è impossibile preservare la fine sfumatura, la delicata raffinatezza che contraddistingue le maniere moderne: quella in accordo alla quale ci si dimentica del vicino della porta accanto se incontrato per strada e, semplicemente, lo si ignora se è seduto con noi a tavola». Avverse al Natale, nota in maniera acuminata Chesterton, si ergono la saccenza e l’etica strumentale alla demolizione di ogni etica stessa, quel processo di liberazione dell’individuo che finisce per incatenarlo alla sua stessa, presunta, libertà… «Ovviamente, avendo a che fare con questioni puramente psichiche — prosegue — non è di alcun interesse per gli psicologi; avendo determinato l’atmosfera morale di milioni di persone per più di sedici secoli, non è di alcun interesse in un’epoca che si occupa di medie e di statistiche. Su ogni punto lo scopriamo in opposizione con quel grande movimento progressivo grazie al quale — lo sappiamo bene — l’etica si trasformerà in qualcosa di più etico e di più libero da tutte le distinzioni etiche. (…) È un rompicapo per i saccenti, i quali — invischiati da un gelido odio in una contraddizione perenne e senza uscita — non sanno decidersi fra il denunciare il Natale perché è una Messa — o, peggio, una mera messinscena papista —, e il cercare di provare allo stesso tempo che si tratta, in realtà, di una festa integralmente pagana, e che, quindi, era un tempo degna di ammirazione, come qualsiasi altra cosa inventata dai pirati della Scandinavia pagana». Il Natale, nell’ottica di Chesterton, è uno specchio. Davanti a lui si materializza il volto che più ci fa paura: il nostro. «Il Natale giudica il mondo moderno — conclude Chesterton — perciò vogliono che se ne vada. Infatti sta andando. E forte». Dimenticavo, quanto avete letto non è stato scritto esattamente ieri sera. Fra poco sarà un secolo. Strano eh? (brani tratti da Lo spirito del Natale di Chesterton)

di Cristiano Governa