· Città del Vaticano ·

La Chimica della Fede

I carboidrati ideologici
fanno male

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19 dicembre 2020

L’espressione nature vs. nurture fu popolarizzata dal mezzo-cugino di Charles Darwin, Francis Galton, ma le radici del dibattito sull’innato e sull’acquisito sono più profonde come lo dimostrano i dibattiti, intorno al concetto epistemologico di tabula rasa, che coinvolsero grandi filosofi come John Locke e Réné Descartes e che risalgono probabilmente a una intuizione nel De Anima di Aristotele. A livello scientifico vi fu, in materia, una vicenda alquanto infelice, proprio nel secolo scorso. Nel bel mezzo del periodo stalinista, uno scienziato ucraino di origine contadine, Trofim Lysenko, mise a punto processi di vernalizzazione (l’induzione della fioritura per mezzo del controllo della temperatura) che, a suo dire, miglioravano drasticamente la produzione dei cereali. Stalin vide in Lysenko non solo un genio dell’agronomia, ma l’espressione scientifica la più eccelsa delle posizioni antropologiche marxiste, che sostentavano che, da sole, le condizioni ambientali spiegassero le differenze fra gli uomini.

Insignito di prestigiosi incarichi e onorificenze accademiche dal Regime sovietico, Lysenko, fondandosi su una sua visione perversa del Lamarckismo, arrivò persino ad affermare, senza il conforto di dati scientifici, di aver messo a punto degli innesti fra il Triticum durum (il grano della pasta) e il Triticum vulgare (il grano del pane), che causavano il rimescolamento dei geni delle due specie (fenomeno contrario alle leggi di Mendel, considerate aprioristicamente fallaci perché espressione di una scienza borghese). Il Lysenkismo, tragicamente, fu applicato nella pianificazione della produzione agricola non solo nell’Unione Sovietica — contribuendo alle grandi carestie del periodo collettivista — ma anche in altre Nazioni del Patto di Varsavia e persino nella Repubblica Popolare cinese. Chiunque, al di là della Cortine di ferro, tentasse di segnalare la infondatezza del Lysenkismo, fu sistemicamente perseguitato, tanto che Andrej Sacharov ritenne, anni dopo, che il settore della ricerca biologica in Russia dovette attendere decenni per rimettersi dai danni causati da tale follia ideologica, che subì un inesorabile e rapido declino dopo la morte di Stalin.

Oggi, il nome di Lysenko, oltre ad essere associato a delle pagine più buie della storia del xx secolo, è sinonimo della peggiore espressione della ricerca accademica ottusa condotta sulla base di cieche ideologie totalitarie. Tanto che, al di là delle inevitabili diatribe politiche, la triste vicenda può ancora fare riflettere in questi tempi infestati da fake news. La ricerca della verità nasce dalla voglia di sapere che è una tendenza innata dell’uomo, ma che deve essere educata da un rigore acquisito, impermeabile alla disonestà e soprattutto, alla paura.

di Carlo Maria Polvani