· Città del Vaticano ·

Sentenza della Corte di giustizia per il mancato rispetto delle norme su asilo e rimpatri dei migranti

L’Ue condanna l’Ungheria

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18 dicembre 2020

La Corte di Giustizia dell’Ue ha condannato l’Ungheria per essere venuta meno agli obblighi stabiliti dalle norme europee in materia di accoglienza, trattenimento irregolare e rimpatrio dei migranti e richiedenti asilo. In una sentenza emessa ieri, la Corte ha stabilito che il governo di Budapest, con «la limitazione dell’accesso alla procedura di protezione internazionale, il trattenimento irregolare dei richiedenti in zone di transito nonché la riconduzione in una zona frontaliera di cittadini di Paesi terzi il cui soggiorno è irregolare, senza rispettare le garanzie della procedura di rimpatrio», ha compiuto una violazione del diritto dell’Unione europea.

In particolare l’Ungheria, si legge nella sentenza della Corte, «è venuta meno al proprio obbligo di garantire un accesso effettivo alla procedura di riconoscimento della protezione internazionale, in quanto i cittadini di Paesi terzi che desideravano accedere, a partire dalla frontiera serbo-ungherese, a tale procedura si sono trovati di fronte, di fatto, alla quasi impossibilità di presentare la propria domanda». Relativamente al trattenimento irregolare dei migranti l’Ungheria, afferma la sentenza, avrebbe imposto «l’obbligo ai richiedenti protezione internazionale di rimanere in una zona di transito durante l’intera procedura di esame della loro domanda». Infine il governo di Budapest sarebbe venuto meno agli obblighi anche sulla direttiva Ue riguardante i rimpatri, «in quanto la normativa ungherese consente di allontanare i cittadini di Paesi terzi il cui soggiorno nel territorio è irregolare senza rispettare preventivamente le procedure e le garanzie previste da tale direttiva».

Il verdetto dell’organo che deve garantire il rispetto del diritto nell’interpretazione e nell’applicazione dei trattati fondativi dell’Unione europea, ha accolto la parte essenziale di un ricorso per inadempimento presentato dalla Commissione Ue contro una legge adottata dal governo ungherese nel 2015 in risposta alla crisi migratoria e in netto contrasto con la linea di Bruxelles. L’esecutivo del presidente Viktor Orban, è da sempre in scontro aperto e molto critico nei confronti dell’Unione europea per le modalità con cui gestisce la crisi dei flussi migratori.

La Corte ricorda, in conclusione, che la «presentazione di domanda di protezione internazionale... costituisce una tappa essenziale nella procedura di riconoscimento di tale protezione, e che gli Stati membri non possono ritardarla in modo ingiustificato».