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La mancanza di fondi rischia di compromettere le azioni di solidarietà

Kenya: carenze alimentari per oltre 435 mila rifugiati

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18 dicembre 2020

Oltre 435 mila rifugiati in Kenya dovranno far fronte a carenze alimentari imminenti già dal prossimo mese, a meno che non arrivino nuovi fondi. Lo affermano diverse agenzie delle Nazioni Unite, dichiarando di aver bisogno di 57 milioni di dollari tra gennaio e giugno 2021, per continuare a fornire assistenza alimentare ai rifugiati che vivono nei campi kenioti di Dadaab e Kakuma e nell’insediamento di Kalobeyei.

La direttrice del Programma alimentare mondiale (Pam) dell’Onu in Kenya, Lauren Landis, ha affermato ieri che le ristrettezze economiche hanno già costretto a tagliare da settembre le razioni di cibo di oltre un terzo. L’interruzione dell’assistenza alimentare, osserva, «potrebbe avere conseguenze di vasta portata sulla stabilità e la sicurezza nei campi e nelle comunità circostanti».

Gli aiuti solitamente giungono in forma di cibo e trasferimenti di denaro. Per sopravvivere, la maggior parte delle famiglie dei rifugiati fa affidamento esclusivamente all’assistenza alimentare fornita dal sistema delle Nazioni Unite. Tuttavia, senza nuovi fondi, il Pam constata che dovrà interrompere completamente tutti i trasferimenti di denaro a partire da gennaio e che entro marzo avrà completamente esaurito le proprie scorte alimentari. «Siamo francamente di fronte a una crisi pericolosa», ha aggiunto Landis. La limitata disponibilità di risorse, spiega, rischia di compromettere le azioni di solidarietà gestite dall’Onu e la salute dei rifugiati.

Attualmente il Kenya è il secondo Paese, dopo l’Etiopia, ad accogliere il maggior numero di rifugiati in Africa, provenienti principalmente dalla regione dei Grandi Laghi e dal Corno d’Africa. I somali trovano abitualmente rifugio nel campo di Dadaab, nel nord-est, mentre la maggior parte delle persone in fuga dai conflitti armati del Sud Sudan si stabilisce nel campo di Kakuma nel nord-ovest.