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Ecumenismo
Una storia trentennale in Argentina e il nuovo Vademecum sull’unità dei cristiani

Cooperazione esemplare

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16 dicembre 2020

Il recente documento del Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani, Il Vescovo e l’unità dei cristiani: Vademecum ecumenico, contiene all’interno del capitolo intitolato «L’Ecumenismo spirituale» una sezione dedicata alle Sacre Scritture. Lì vengono definite come «patrimonio biblico comune [che] offre varie opportunità per incontri di preghiera e scambi basati sulle Scritture, per la lectio divina, per pubblicazioni e traduzioni condivise». Lì si fa anche un riferimento esplicito al documento Direttive per la cooperazione interconfessionale nella traduzione della Bibbia, redatto insieme alle Società Bibliche Unite.

Mi sia concessa una nota di carattere personale. La firma di quel documento, nel 1987, è coincisa con il mio ingresso nelle Società Bibliche in Argentina. Nei 23 anni in cui ho servito in quell’associazione ho potuto essere testimone della rilevanza e dello sviluppo di quello storico accordo. Ho anche potuto, insieme ai miei fratelli cattolici, sperimentare come, attraverso quell’associazione, sia stato possibile percorrere ampi cammini di un ecumenismo spirituale. Quel documento affermava nella sua introduzione di far riferimento a un accordo fondamentale che definiva come immutabile e dove «l’elaborazione e la revisione delle traduzioni saranno realizzate in stretta cooperazione, affinché il testo sia accettato e usato da tutti i cristiani e da tutte le comunità cristiane che parlano la lingua nella quale la traduzione è stata fatta. L’evidente obiettivo di questo sforzo interconfessionale è di produrre delle edizioni delle Sacre Scritture che forniscano un testo comune a tutti coloro che parlano una data lingua. Ciò renderà possibile, spesso per la prima volta, una testimonianza comune della parola di Dio nel mondo di oggi».

Riguardo agli aspetti tecnici del testo biblico, è stato molto importante l’accordo di uso delle basi testuali del Nuovo e dell’Antico Testamento. Naturalmente rispetto al primo, non c’è stata grande dissonanza. L’utilizzo dell’edizione critica in greco, che ha costituito di per sé uno sforzo congiunto di studiosi cattolici e di altre confessioni cristiane, è stato un primo punto d’incontro. Quell’accordo riguardo ai testi del Nuovo Testamento ha avuto una corrispondenza diretta nell’edizione e nelle prime stampe delle future versioni interconfessionali. Anche se nell’accordo non viene menzionato, in realtà è sempre stato stampato e distribuito prima questo volume, non solo come procedura di prova della traduzione, ma anche come modo per offrire un contributo tangibile vicino a ogni lavoro ecumenico di traduzione biblica. Con la pubblicazione del Nuovo Testamento, spesso si è riusciti solo a lasciare una testimonianza stampata di alcune traduzioni interconfessionali ma, per diversi motivi, non si è mai riusciti a pubblicare la Bibbia completa. Rispetto all’Antico Testamento, l’accordo raccomandava ai gruppi interconfessionali di utilizzare la Biblia Hebraica Stuttgartensia, pubblicata dalla Società Biblica Tedesca. Il documento dice al riguardo queste parole: In generale, il testo masoretico deve essere considerato come base per la traduzione. Dove, tuttavia, ci fossero particolari difficoltà nella forma tradizionale del testo, gli studiosi dovrebbero far uso dei dati forniti dalle recenti scoperte testuali e dalle versioni antiche per le altre forme del testo ebraico. Si dovrebbe dare la dovuta considerazione alle nuove intuizioni fornite dalle lingue semitiche similari, anche se esse possono contrastare con le versioni tradizionali». L’accordo esplicito di questo documento di 33 anni fa, dove si affermava che «l’intento delle società bibliche è quello di fornire le Scritture nel canone desiderato dalle Chiese», ha impiegato troppi anni a concretizzarsi. In Argentina, per esempio, lo si è potuto attuare solo nel 2006, quando l’allora arcivescovo di Buenos Aires, il cardinale Bergoglio, ha raccomandato, in spirito di generosità, un’edizione interconfessionale della Società Biblica. A tal fine ha inviato una lettera, inclusa nella copertina di quell’edizione dove, tra le varie considerazioni, affermava che quella versione era stata «realizzata dalle Società Bibliche Unite, insieme a biblisti cattolici, e dedicata a tutti coloro che, con il loro cuore semplice desiderano aprirsi al Signore che ci parla in modo diretto come a dei figli (cfr. Dei verbum, n. 1), e noi sappiamo che un padre parla sempre in modo semplice per essere compreso. Perciò questa traduzione è stata preparata in modo tale che tutti possiamo capire il piano d Dio per la nostra vita, e imparare a essere suoi discepoli» (Raccomandazione Bibia Lenguaje Actual, cardinale Jorge Mario Bergoglio, s.j. Buenos Aires, 31 luglio 2006).

L’accordo citato nel Vademecum ecumenico include anche una sezione con apporti ecumenici significativi riguardo ad aspetti esegetici. Lì si legge: «Nella prospettiva di un accordo sempre più ampio tra gli studiosi delle diverse confessioni cristiane, si potrebbe stabilire una base esegetica comune mediante l’adozione di commentari mutuamente accettati e di opere scientifiche». Perciò sono state fatte raccomandazioni specifiche su varianti testuali, altre traduzioni con interpretazioni diverse da lingue originali a lingue riceventi, spiegazione di nomi propri ponendo l’enfasi sulle etimologie popolari, informazione storica, differenze culturali e così via. Un altro aspetto importante è stato quello relativo alla linguistica. A tale riguardo è stata espressa la necessità di applicare principi scientifici quando si presentano difficoltà di fronte a sistemi ortografici diversi, l’esigenza di un accordo nell’adozione di nomi propri in base al loro uso tradizionale, all’attaccamento confessionale e alla loro entità simbolica religiosa diversa. Infine, l’accordo ha affrontato l’importante aspetto dello stile. A tale proposito, ha affermato che «ogni traduzione comune dovrebbe cercare uno stile linguistico che sia, al tempo stesso, significativo e atto a essere letto in pubblico».

di Marcelo Figueroa