· Città del Vaticano ·

Presentato online il rapporto di Caritas Roma sulla povertà nella Capitale

Una società fragile
che si cura con la solidarietà

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15 dicembre 2020

La diffusione della pandemia di covid con tutti i suoi risvolti economico-sociali ha colto la città di Roma in forte affanno: il 9,4 per cento dei cittadini si è trovato infatti in difficoltà a causa dell’impossibilità di poter affrontare spese improvvise o quelle legate all’abitazione, con 21.160 persone aiutate nei centri di ascolto parrocchiali, il 35,3 per cento per la prima volta; e con un aumentata richiesta di aiuti alimentari che i 137 punti di distribuzione e i cinque empori della solidarietà cittadini hanno cercato di soddisfare. Sono solo alcuni dei drammatici dati che emergono nel rapporto «La povertà a Roma: un punto di vista», realizzato dalla Caritas della capitale e presentato questa mattina in diretta streaming sulla pagina Facebook della diocesi romana. Nel rapporto, che indica le criticità risultanti da marzo a ottobre 2020, illustrato, tra gli altri, dall’arcivescovo vicegerente della diocesi di Roma, Gianpiero Palmieri, e dal direttore dell’organismo ecclesiale romano, don Benoni Ambarus, affiora dai numeri il rilevante stato di disagio che da marzo a ottobre di quest’anno molte persone hanno dovuto affrontare a causa del lock-down.

Un ruolo fondamentale è stato svolto dalla rete delle Caritas parrocchiali, spina dorsale dell’ascolto e dell’accoglienza delle persone fragili sul territorio della Capitale, e dagli empori all’interno della “Cittadella della carità”, cuore pulsante di tutti gli aiuti alimentari dell’intera diocesi nel primo periodo di emergenza covid-19: da inizio pandemia, si è registrata qui una media di oltre cento presenze giornaliere di famiglie, garantendo il costante rifornimento a presidi territoriali di raccolta, parrocchie, enti ecclesiastici, comunità religiose. Importante poi, si sottolinea nel dossier, il ricorso a strumenti di sussidio economico per famiglie in carenza di liquidità come il Fondo anticrisi e i buoni spesa, quest’ultimo avviato grazie al sostegno della Fondazione Roma e del quale hanno beneficiato tremila nuclei familiari; ma soprattutto l’utilizzo del Fondo Gesù divino lavoratore, istituito nel giugno scorso per volontà di Papa Francesco che ha donato alla diocesi romana un milione di euro per aiutare le famiglie che «lottano per poter apparecchiare la tavola per i figli e garantire ad essi il minimo necessario». Da quella forte sollecitazione ad una solidarietà “della porta accanto” sono poi seguiti diversi sostegni anche dalle istituzioni, con Regione Lazio e Roma Capitale a fornire il proprio contributo. A tali iniziative si affianca, inoltre, un progetto di sostegno economico, elaborato da Caritas Roma, consistente in percorsi di tirocinio e supporto per attività di micro-impresa fino a cinque mesi di copertura, che finora ha riguardato oltre cento destinatari.

Nel documento viene poi dedicato un approfondimento relativo alla strategia organizzativa delle parrocchie romane per fronteggiare le conseguenze delle misure restrittive. Tramite un questionario ad esse rivolto, si è scoperto come il numero delle persone assistite sia letteralmente esploso comportando la conseguenza che il 33,4 per cento dei centri di ascolto sono rimasti aperti anche in presenza. Sostanzialmente, precisa il rapporto, quasi tutti i centri hanno distribuito pacchi alimentari, in molti casi predisposti con particolare cura e attenzione alle ipotizzabili esigenze di specifici beneficiari, in particolar modo disabili, senzatetto e gli anziani soli. Per quest’ultimi l’isolamento imposto dal lock-down, infatti, ha estremizzato situazioni di abbandono, di malessere, di disagio già sussistenti per molti di loro — l’assistenza a queste persone registra il 25,6 per cento dei casi — soprattutto in quegli ambiti della città in cui il tasso di invecchiamento della popolazione è più avvertito. In tale difficile quadro si registrano comunque note positive come il costante afflusso di varie donazioni, soprattutto da parte di singoli, affermano gli intervistati, e la rinnovata disponibilità di volontari con nuove leve pronte ad affiancare chi già prestava la propria attività assistenziale. Il rallentamento dei ritmi di vita, si osserva nel documento, ha permesso infatti a coloro che non avevano mai avuto modo di entrare in contatto con le comunità parrocchiali di trovare nel volontariato, e nella nuova possibilità di dedicare tempo e risorse, l’occasione per farlo.

di Rosario Capomasi