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Il progetto Genius Vitae della Pontificia Accademia per la vita e della Università cattolica del Sacro Cuore di Milano

Perché ogni buona storia è una storia infinita

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12 dicembre 2020

In molti si chiedono dove risieda la “vera vita”. E in tanti spendono tutta la loro esistenza, spesso senza frutto, nella ricerca di risposte. Il progetto «Learning from Human Life. Genius Vitae Universitas Experientiae», promosso dalla Pontificia Accademia per la vita in collaborazione con il Centro Arc (Anthropology of religion and cultural change) dell'Università cattolica del Sacro Cuore di Milano, non promette di fornire una risposta universale ma di indicare i luoghi dove più facilmente questa possa essere intercettata.

Come spesso accade, l'identità appare nella sua forma più autentica quando ci si spinge al limite. E lo stesso avviene quando l'esistenza si trova nella frontiera estrema della sua fragilità e del suo senso più profondo, nella necessità imperiosa di un significato trascendente. Sebbene molto più ricco di quanto qui sintetizzato, l'obiettivo di Genius Vitae è questo: raccogliere esperienze concrete, idee che le hanno ispirate, l’eco che le rende umane e quindi immortali agli occhi dell'arte, spingendo alla contemplazione e alla spiritualità. Il progetto, presentato online mercoledì scorso dal sociologo Mauro Magatti, direttore dell'Arc, dal presidente della Pontificia Accademia per la vita, l’arcivescovo Vincenzo Paglia, e dalla sociologa Chiara Giaccardi, oltre ad altri componenti del gruppo di lavoro, da Monica Martinelli a Davide Lampugnani, Nathalie Becquart, Ilaria Schnyder von Wartensee, si articola essenzialmente nel comunicare la vita laddove essa è più autentica. «L’idea — ha spiegato monsignor Paglia — è che la vita umana non può essere ridotta a un mero oggetto di discorso teoretico o di oggetto tecnico scientifico che può essere manipolato e riprodotto a nostro piacimento. Al contrario, la vita è caratterizzata da una peculiare concretezza e unicità che tiene costantemente in equilibrio eccesso e limite. Genius Vitae è quindi focalizzato su due forme privilegiate di esperienza di vita umana che possono essere intese come altrettante frontiere: la prima, quella della fragilità e della marginalità, declinata nella pluralità delle forme di povertà, solitudine, esclusione e malattia. La seconda è quella del mistero della trascendenza, che si presenta attraverso le forme della spiritualità, della preghiera, del pellegrinaggio, della contemplazione e dell'arte. È esattamente abitando queste frontiere che l’essere umano può rigenerare la sua vita e quella del mondo. Allo stesso modo, Genius Vitae utilizza un metodo innovativo, basandosi sulla raccolta e la divulgazione di esperienze che sono assolutamente capaci non solo di far ripartire la vita di ogni uomo e donna del nostro tempo ma anche di generare una nuova conoscenza che ispiri buone pratiche».

Il fulcro del progetto è il sito web www.geniusvitae.org, dove queste storie concrete che narrano della vita di frontiera tra fragilità e spiritualità vengono illustrate sotto diversi aspetti. Spiega Mauro Magatti: «Noi viviamo in una società in cui tutto dipende dalla conoscenza scientifica. Abbiamo reso puramente soggettivistica l’esperienza», mentre «l’ipotesi di Genius Vitae è che chi permane e lavora sulle frontiere della fragilità e della spiritualità non solo fa delle cose buone, ma sviluppa una vera e propria conoscenza della, nella e sulla vita. Una conoscenza che rischia di non essere disponibile nel resto della società, perché il tipo di conoscenza che utilizziamo è un’altra».

Ogni caso, ogni buona storia, viene dunque raccontata sotto l'aspetto di chi la osserva, attraverso anche un’analisi etnografica, poi attraverso dei video nei quali compaiono i volti, i racconti della realtà. Poi, spiega ancora Magatti, «chiediamo a chi è stato ispiratore e creatore di quella realtà di lasciare il suo messaggio e infine a un artista di esprimere con il proprio linguaggio ciò che questa esperienza gli ispira».

Sul sito sono già presenti alcune di queste storie: quelle vissute all’interno dell’ospedale Giovanni xxiii di Bergamo durante la prima ondata della pandemia, la rinascita della cittadina di Nembro, sempre nel bergamasco, a partire dalla solidarietà e dall'aiuto reciproco, l'esperienza della ong Gandhi Charity, la cui missione è di aiutare in Etiopia i giovani africani che fuggono dalle violenze e da realtà nelle quali è negato ogni diritto umano. E ancora la Fraternità monastica di Gerusalemme, a Parigi, la luce della spiritualità in un contesto metropolitano come quello della capitale francese, o il servizio di padre Renato Kizito Sesana nelle periferie di Nairobi e l’aiuto che la Fraternità di Romena, ad Arezzo, fornisce a esseri umani in crisi e alla drammatica ricerca di risposte. Nel prossimo futuro, altre storie parleranno dell’uomo di fronte alle sollecitazione e alle domande provocate dalla pandemia. «Partendo dalla concretezza e dalla ricchezza delle esperienze raccolte, Genius Vitae — ha detto ancora Paglia — può inaugurare un nuovo modo di parlare della vita nel mondo contemporaneo. L’obiettivo è di generare una nuova forma di comunicazione, sedimentazione e sviluppo della conoscenza basata sulla concretezza dell’esperienza umana». Laddove la vita è più autentica. Anche perché, parafrasando Michael Ende, ogni (buona) storia è una storia infinita.

di Marco Bellizi