· Città del Vaticano ·

La presentazione del libro «Roma - La Chiesa e la città nel XX secolo»

Quel camminare insieme

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11 dicembre 2020

In quanto vescovo della Chiesa di Roma, il Papa «è principio e fondamento visibile dell’unità, della communio fidelium, della communio episcoporum, della communio ecclesiarum» e in questo orizzonte stanno prendendo forma «quella Chiesa sinodale e quel camminare insieme di popolo fedele, collegio episcopale e Vescovo di Roma» che Papa Francesco continua ad indicare «come forma e stile della Chiesa del terzo millennio»: è questo lo scenario che si va disegnando, secondo quanto ha spiegato il cardinale Pietro Parolin, in un messaggio video diffuso durante la presentazione del libro RomaLa Chiesa e la città nel XX secolo (Roma, Edizioni San Paolo, 2020, pagine 208, euro 15), di Andrea Riccardi e Marco Impagliazzo, svoltasi ieri nell’Aula del Conciliazione del Palazzo Lateranense. Ispirandosi dall’enciclica Ut unum sint di Giovanni Paolo II, il cardinale segretario di Stato ha ribadito che, «con il potere e l’autorità senza le quali tale funzione sarebbe illusoria, il Vescovo di Roma deve assicurare la comunione di tutte le Chiese, a questo titolo egli è il primo tra i servitori dell’unità».

La presentazione del libro — il primo di una collana di cinque volumi a cura della diocesi di Roma — è stato anche occasione per il porporato di ricordare come, da Vaticano II, i Papi hanno dato sempre più attenzione alla funzione di Vescovo di Roma. Giovanni XXIII, annunciando nel 1959 la sua intenzione di convocare il concilio, «parlò anche di avviare un sinodo diocesano su di Roma» nel 1960. Dopo di lui, i Pontefici «da una parte hanno mostrato un interesse sempre più diretto alla cura pastorale della diocesi e dall’altra hanno cominciato a riutilizzare in modo sempre più frequente il titolo di Vescovo di Roma», un titolo «che è tornato al suo pieno uso con Papa Francesco» sin dal suo primo saluto dalla loggia della basilica San Pietro subito dopo l’elezione.

A prendere la parola durante l’evento anche il cardinale vicario Angelo De Donatis, autore della prefazione del libro, che prende in considerazione un lungo periodo storico che va dall’unificazione dell’Italia fino al Giubileo del 2000, con un accenno ai nostri giorni. Un volume, ha precisato, che «ci aiuta a cogliere il senso della nuova città che si è venuta edificando nel corso degli anni, suggerendoci di riconsiderare i nostri compiti attuali, le nostre scelte da compiere, come desiderato fortemente da Papa Francesco».

Dal suo canto, Andrea Riccardi ha definito la Chiesa come «custode dell’anima di Roma», «modestamente e tante volte coraggiosamente, grandiosamente», una dimensione che ha invitato ad approfondire rivedendo la storia di questa città, nella quale «l’unità non significa omogeneità» e dove la diversità «permette di crescere e garantisce la speranza». Di qui l’auspicio che «l’apertura di questa collana», che interviene in un momento in cui Roma si rivela come «città globale e sofferente» per la pandemia di coronavirus, possa costituire «un piccolo aiuto nel pensare al dopo».

All’incontro, moderato da monsignor Walter Insero, direttore dell’Ufficio comunicazioni sociali del Vicariato, hanno anche partecipato, oltre a Marco Impagliazzo, Linda Ghisoni, sottosegretario del Dicastero per i laici, la famiglia e la vita, Adriano Roccucci, ordinario di Storia contemporanea a Roma Tre, e Umberto Gentiloni Silveri, ordinario di Storia contemporanea a La Sapienza.

di Charles de Pechpeyrou