· Città del Vaticano ·

L’8 dicembre del Papa a Piazza di Spagna e a Santa Maria Maggiore

Poco prima dell’alba

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09 dicembre 2020

Pioveva ed era buio anche quell’indimenticabile 27 marzo quando Papa Francesco diede vita — soltanto fisicamente... da “solo” — a uno straordinario momento di preghiera in piazza San Pietro, nel pieno della prima ondata della pandemia.

Pioveva ed era buio — si intravedano le prime luci dell’alba quasi come segno di speranza — pure la mattina dell’8 dicembre, quando ha compiuto il pellegrinaggio a piazza Mignanelli, accanto a piazza di Spagna, per rendere omaggio all’Immacolata portandole un cesto di rose bianche, scegliendo la discrezione perché non si creassero assembramenti in tempo di pandemia.

Davanti a Maria il Pontefice ha pregato perché vegli con amore su Roma e sui suoi abitanti, affidando a Lei tutti coloro che in questa città e nel mondo sono afflitti dalla malattia e dallo scoraggiamento. Ed era soltanto fisicamente... da “solo” — proprio come in piazza San Pietro — ma stavolta era «poco prima dell’alba quando il buio è più nero» come ha scritto il romano Francesco De Gregori, descrivendo poeticamente l’abbraccio tra tentativi di fede e speranza.

Il 27 marzo il Papa aveva poi presieduto l’adorazione eucaristica nell’atrio della basilica Vaticana. Ieri si è recato a Santa Maria Maggiore per pregare davanti all’icona della Salus populi Romani e poi celebrare la messa nella cappella Sistina della basilica Liberiana. Portando con sé l’esperienza di sant’Ignazio di Loyola, che lì celebrò la sua prima messa il giorno di Natale del 1538.

Trasformare una crisi in un’opportunità è il suggerimento con il quale il Papa sta incoraggiando donne e uomini, ovunque si trovino a vivere la pandemia. Un’esortazione che vale per il “sociale” e per lo spirituale: realtà, del resto, non separabili. Per questo ha suscitato ancor più partecipazione popolare vedere le immagini del Papa alle 7.10 lì, davanti alla colonna sormontata dalla statua della Madre di Dio. E per vederla quella statua Francesco ha spostato l’ombrello nero con il quale si riparava. Immagine semplice. Che non si dimentica.

Giunto a Piazza Mignanelli in auto dal Vaticano, dove era partito intorno alle 7 — accompagnato dal reggente della Prefettura della Casa pontificia, monsignor Leonardo Sapienza — Francesco ha posto a terra il cesto di rose, seguendo con lo sguardo il vigile del fuoco che lo ha sistemato proprio accanto alla colonna. E poi li ha voluti salutare quei pompieri che erano lì, in servizio, sotto l’acqua, in un giorno di festa.

Gesti semplici, popolari. Come quelli compiuti da tantissimi romani, oltre che dalle istituzioni, che portano ogni anno — e anche quest’anno, nel rispetto delle limitazioni per le norme sanitarie — stupende composizioni e piccoli fiori per un omaggio, non formale, “da figli”.

Un carattere popolare che il vescovo di Roma vive sempre più ogni volta che va a pregare davanti alla Salus populi Romani. E sì, c’era anche la copia di quest’icona il 27 marzo in piazza San Pietro, al buio, sotto la pioggia.

Lasciata piazza Mignanelli, in auto Francesco ha raggiunto la basilica Liberiana dove, alle 7.20, è stato accolto dal cardinale arciprete Stanisław Ryłko. Ed è andato subito a pregare davanti all’icona, donando un altro cesto di rose bianche. Quindi, alle 7.30, ha celebrato la messa nella cappella Sistina. Portando con sé parte della sua storia. Infatti sant’Ignazio di Loyola ha visitato Santa Maria Maggiore come pellegrino nel 1523, poi con i primi compagni nel 1537 e il giorno della sua professione il 22 aprile 1541. Ma, soprattutto, nella cripta della Natività, ha celebrato a Natale del 1538 la prima messa «con grande sentimento e illuminazione divina» ha scritto nel Diario: «Durante la messa provavo grandissime emozioni interiori con molte e intense lacrime e singhiozzi; alcune volte non riuscivo più a parlare». In realtà, la cripta dove ha celebrato Ignazio si trovava una quindicina di metri più in là: fu spostata dove si trova ora — sotto l’altare del Santissimo Sacramento della cappella Sistina — nel 1586.

Al termine della celebrazione — due gendarmi hanno fatto da “chierichetti” — il Papa ha recitato una preghiera a san Giuseppe in occasione della pubblicazione della lettera apostolica Con cuore di padre. E ha anche accarezzato la statua di sant’Ignazio.

Quindi, alle 8.10, Francesco ha lasciato la basilica di Santa Maria Maggiore per far rientro in Vaticano. Prima di entrare dall’ingresso del Perugino ha ringraziato — come fa ogni volta che rientra in Vaticano, anche da porta Sant’Anna — i militari dell’Esercito italiano in servizio. Sceso dall’auto, ha consegnato un dono natalizio.

di Giampaolo Mattei