· Città del Vaticano ·

Il cardinale Koch sul vademecum dedicato ai vescovi

Guide lungo il cammino

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09 dicembre 2020

Un dono ai vescovi diocesani ed eparchiali «per aiutarli a comprendere e ad attuare meglio la loro responsabilità ecumenica», aspetto fondamentale del proprio ministero episcopale. Come scrive nella prefazione il presidente del Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani, cardinale Kurt Koch, il documento Il vescovo e l’unità dei cristiani: vademecum ecumenico, pubblicato con la benedizione di Papa Francesco e presentato ufficialmente il 4 dicembre, offre indicazioni utili al fine di promuovere la partecipazione delle diocesi cattoliche nel movimento ecumenico, sotto la guida dei rispettivi pastori. Il testo è suddiviso in due parti, una dedicata alla promozione dell’ecumenismo, l’altra ai rapporti fra i cristiani. La ricerca dell’unità viene indicata come «una sfida per i cattolici» e il vescovo come «uomo di dialogo che promuove l’impegno ecumenico», responsabile delle iniziative in questo campo (corsi obbligatori di ecumenismo in tutti i seminari e in tutte le facoltà di teologia, diffusione sul sito web diocesano di materiale su tale argomento). La seconda parte definisce il movimento ecumenico «uno e indivisibile» sia pure con «forme differenti a seconda delle diverse dimensioni della vita ecclesiale». Si parla di “ecumenismo spirituale” (con la condivisione di tempi liturgici), di “dialogo della carità” (promuovendo una cultura dell’incontro, di avvicinamento all’altro) e di “ecumenismo pratico” e “culturale”, tesi alla collaborazione fra i cristiani, a esempio nella difesa della vita o nella lotta alle discriminazioni. Sul documento abbiamo posto alcune domande al cardinale Koch.

Il vescovo come primo responsabile dell’unità dei cristiani nella propria diocesi, punto di riferimento, di accompagnamento e aggregazione di tutti i fedeli. Il vademecum nasce con questo principale scopo. Perché tale bisogno?

Nel servizio dell’unità, il ministero pastorale del vescovo include non solo l’unità della sua Chiesa, ma anche l’unità di tutti i battezzati in Cristo. Il suo ministero ha una rilevanza speciale nella ricerca dell’unità di tutti i discepoli di Cristo. Radicata nella sua preghiera personale, questa preoccupazione per l’unità deve caratterizzare ogni aspetto del ministero del vescovo: nel suo insegnamento della fede, nel suo ministero sacramentale e nelle decisioni attinenti alla sua cura pastorale, egli è chiamato a costruire e a rafforzare quell’unità per la quale Gesù ha pregato nell’Ultima Cena.

Cardinale Koch, in una recente intervista ai media vaticani ha detto, parlando delle grandi sfide ecumeniche, che si è concordi sulla necessità dell’unità ma non ancora su quale forma essa debba avere. Il nuovo documento è un tentativo di dare concretezza all’obiettivo?

Certamente, una delle maggiori sfide attuali del movimento ecumenico consiste proprio nella mancanza di un consenso realmente solido sul suo obiettivo. Tutti i cristiani di tutte le diverse tradizioni concordano sulla necessità dell’unità, ma non ancora sulla forma che essa possa avere. Occorre una visione comune. I prossimi passi potranno essere compiuti infatti soltanto se abbiamo un obiettivo chiaro in mente, in particolare per quanto riguarda l’unità nella fede, nel ministero e nei sacramenti. In questo senso, il vademecum, promovendo l’ecumenismo a livello locale, potrebbe contribuire a una visione comune dell’unità che cerchiamo, cioè piena e visibile.

Papa Francesco, nella lettera che le ha inviato il 24 maggio scorso in occasione del venticinquesimo anniversario dell’enciclica «Ut unum sint» di Giovanni Paolo II, ha scritto, citando la costituzione dogmatica «Lumen gentium», che il vescovo è «il visibile principio e fondamento di unità» nella sua Chiesa particolare. È un richiamo all’impegno ecumenico alla base del concilio Vaticano II?

Il concilio Vaticano II insegna che, per promuovere l’unità, i fedeli cattolici devono innanzitutto considerare con sincerità ciò che deve essere rinnovato nella stessa famiglia cattolica. Perciò, prima ancora di entrare in relazione con altri cristiani, è necessario che i cattolici, intraprendano «con vigore l’opera di rinnovamento e di riforma» (Unitatis redintegratio, 4). Questo rinnovamento interiore predispone e prepara la Chiesa al dialogo e all’impegno con gli altri cristiani. Il ruolo del vescovo in questo compito è fondamentale, sia per quanto riguarda la formazione ecumenica dell’intero Popolo di Dio, sia per le strutture ecclesiali, due aspetti che vengono trattati nel vademecum.

Ci può parlare più praticamente di questa guida? Quali specifiche indicazioni dà ai vescovi?

Il vademecum intende aiutare i vescovi a comprendere in maniera più approfondita e a tradurre nella pratica la loro responsabilità ecumenica. Il documento è anche specialmente concepito per presentare ai vescovi appena nominati i loro compiti, consistenti nell’offrire un accompagnamento a tutti i membri della Chiesa affinché possano assolvere il loro dovere di partecipare al movimento ecumenico nei suoi diversi aspetti: spirituale, teologico, pratico, pastorale, culturale. Per ognuna di queste dimensioni il vademecum offre diverse raccomandazioni pratiche.

È prevista anche una maggiore collaborazione con i ministri del culto protestanti e ortodossi operanti nelle diocesi di competenza?

Molto spesso le comunità cristiane in una determinata regione affrontano le stesse sfide pastorali e missionarie. Se non c’è un genuino desiderio di unità tra i cristiani, queste sfide possono esacerbare le tensioni fino ad alimentare uno spirito di competizione tra le comunità. Per contro, se affrontate con un adeguato spirito ecumenico, queste stesse sfide possono diventare un’opportunità di crescita per l’unità dei cristiani. In questo senso il vademecum invita i vescovi, a esempio, a fare il primo passo per incontrare i responsabili di altre Chiese, a pregare per e con loro, a individuare i bisogni pastorali comuni, a proporre azioni concrete che possano essere intraprese congiuntamente.

Seconda recente iniziativa, salutata con lietezza dallo stesso Pontefice, è il lancio della rivista «Acta Œcumenica», fondamentale archivio di documenti ufficiali della Santa Sede sull’unità dei cristiani e sulle relazioni con l’ebraismo. Quali sono le principali novità rispetto al bollettino «Information Service»?

La rivista «Acta Œcumenica» è il nuovo formato del bollettino «Information Service/Service d’Information» pubblicato da più di cinquant’anni dal nostro Dicastero e che costituisce un’autentica memoria dell’impegno ecumenico della Chiesa cattolica. Siamo fiduciosi che questa rivista annuale, pubblicata in formato cartaceo e anche consultabile online, continuerà a testimoniare la missione del nostro Dicastero e sarà fonte di informazione e di ispirazione per tutti coloro che lavorano nel campo dell’unità.

Nel 2020 il Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani (all’epoca Segretariato) ha compiuto i sessant’anni di fondazione. Il momento giusto per tracciare un bilancio. Ci può indicare, in estrema sintesi, quali sono i maggiori punti di vicinanza con protestanti e ortodossi ma anche gli aspetti che ancora impediscono l’unità con gli altri cristiani?

Durante i sessant’anni della sua esistenza, il Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani, frutto del concilio Vaticano II, è stato uno strumento privilegiato dell’impegno ecumenico della Chiesa cattolica. Tuttavia, siamo consapevoli che in fondo esiste un unico ministro ecumenico, che è lo Spirito Santo; noi cosiddetti ecumenisti siamo solo suoi strumenti, più o meno deboli. Il sessantesimo anniversario del nostro Dicastero è una proficua occasione per ringraziare lo Spirito santo e chiedergli di continuare ad accompagnare il cammino ecumenico, permettendoci di compiere, uno dopo l’altro, passi positivi che ci avvicinino sempre più all’unità di tutti i discepoli di Cristo per la quale ha pregato il Signore.

di Giovanni Zavatta