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Elezioni per il rinnovo dell’Assemblea nazionale ma l’opposizione guidata da Guaidó non partecipa

Il Venezuela al voto

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05 dicembre 2020

Domenica 6 dicembre si svolgeranno in Venezuela le elezioni per rinnovare l’«Asamblea nacional», il Parlamento del Paese. Per mesi, la regolarità della consultazione elettorale è stata messa in dubbio dall’opposizione. In particolare Juan Guaidó, presidente dell’Assemblea nazionale e leader dell’opposizione, ha invitato i cittadini a non andare alle urne, proponendo per i giorni successivi un referendum per esprimersi sulle sorti del Paese.

Riconosciuto da circa 60 Paesi come presidente ad interim del Paese, Guaidó ha dichiarato che il 6 dicembre «si consumerà una frode annunciata» perché «non ci sono le condizioni per elezioni libere, giuste, verificabili». «Se io volessi candidarmi — ha dichiarato — non potrei, per volere della dittatura e, come me, altri 300 politici perseguitati dal regime».

Già dall’agosto scorso, almeno 27 partiti dell’opposizione, che riconoscono Guaidó come loro leader, hanno deciso di non presentare propri candidati.

Anche l’organizzazione degli Stati americani (Osa) e l’Unione europea (Ue) hanno affermato di ritenere che nel voto di domenica potrebbero non essere garantite condizioni di trasparenza e partecipazione libera. Per questo motivo hanno deciso di non inviare proprie delegazioni di osservatori.

Bruxelles, nei mesi scorsi ha cercato di negoziare con Caracas un rinvio della data delle elezioni in modo tale da ripristinare le condizioni per la partecipazione alla contesa elettorale delle opposizioni. Il governo di Caracas ha però rifiutato la proposta, facendo leva sulla necessità di rispettare le norme stabilite dalla Costituzione. Pochi giorni fa anche la Conferenza permanente dei partiti politici dell’America Latina e dei Caraibi (Copppal) — organizzazione che riunisce 69 partiti di 29 Paesi della regione — ha annunciato che non parteciperà in qualità di osservatore alle elezioni legislative in quanto il Consiglio nazionale elettorale (Cne) del Venezuela, salvo alcune eccezioni, non ha accreditato tempestivamente i membri della missione. Il Cne, intanto, ha reso noto che dal 1° dicembre sono giunti nel Paese osservatori indipendenti in rappresentanza di singole nazioni: Belgio, Francia, Irlanda, Italia, Romania e Turchia, oltre che da Colombia, Ecuador, Guatemala e Togo.

Al voto di domenica si presenteranno oltre 14.000 candidati, all’interno di 107 formazioni politiche. Tra loro i venezuelani sceglieranno i 277 deputati che entreranno in carica dal prossimo 5 gennaio e rinnoveranno il Parlamento attualmente controllato dalle opposizioni ma le cui funzioni, anche attraverso alcune sentenze della Corte suprema, sono da tempo disconosciute dal governo del presidente Nicolás Maduro. Alla guida del Paese dal 2013, Maduro in questi giorni ha ribadito almeno in un paio di occasioni che abbandonerà il potere se le legislative di domenica venissero vinte dall’opposizione e permetterà lo svolgimento di elezioni presidenziali entro 30 giorni.

Prima della conclusione della campagna elettorale il ministro degli Esteri venezuelano, Jorge Arreaza, il 1° dicembre, incontrando il corpo diplomatico accreditato nel Paese proprio nella sede del Cne, ha invitato gli ambasciatori stranieri a presenziare alle elezioni parlamentari del 6 dicembre per poter testimoniare della partecipazione del popolo alle urne.

di Fabrizio Peloni