· Città del Vaticano ·

L’arcivescovo Gallagher all’Osce

Tutelare libertà religiosa
e luoghi di culto

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04 dicembre 2020

Portando il saluto del Papa, l’arcivescovo Paul Richard Gallagher, segretario per i Rapporti con gli Stati, è intervenuto ieri alla ventisettesima riunione del Consiglio dei ministri dell’Osce (Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa), svoltasi per la prima volta in modalità virtuale a causa della pandemia.

L’arcivescovo ha espresso innanzitutto la «grave preoccupazione» della Santa Sede di fronte al crescente numero «di attacchi terroristici, crimini d’odio e altre manifestazioni di intolleranza nei confronti di persone, luoghi di culto, cimiteri e siti religiosi in tutta l’area Osce e oltre». A rendere «particolarmente atroci» molti di questi atti di violenza, ha detto il presule, è il fatto che essi siano perpetrati contro i credenti «riuniti per pregare»: così facendo, infatti, i luoghi di culto, «paradisi di pace e serenità», diventano «luoghi di esecuzione, mentre i bambini indifesi, le donne e gli uomini perdono la loro vita semplicemente perché si sono riuniti per praticare la propria religione». Ed «ancora più deplorevole — ha evidenziato — è che alcuni di questi ripugnanti attacchi siano commessi in nome della religione». Di qui, un richiamo forte: «La violenza non deriva dalla religione, ma dalla sua falsa interpretazione o dalla sua trasformazione in ideologia. La violenza, la persecuzione e l’uccisione in nome di Dio non sono religione, ma radicalismo, che deve essere combattuto da tutti con tutti i mezzi legittimi».

Restare vigili contro discriminazioni e violenze


«Diritto umano universale» e «fattore fondamentale» per la sicurezza all’interno di uno Stato, la libertà di religione e di credo — ha detto Gallagher — va tutelata e la sua protezione ha, come «diretta conseguenza», la salvaguardia dei «luoghi di culto». Per questo, l’Osce deve «affrontare efficacemente l’intolleranza e la discriminazione contro i cristiani, gli ebrei, musulmani e i membri di altre religioni senza pregiudizi o gerarchie, affrontando i crimini d’odio e le esigenze di sicurezza di tutte le comunità religiose». «Dobbiamo restare vigili», è stato il monito del presule, perché «i cristiani continuano a soffrire a causa di pregiudizi, intolleranza, discriminazione e violenza».

Al contempo, il segretario per il Rapporti con gli Stati ha volto lo sguardo verso altre «sfide che gravano ancora sulla sicurezza comune», come quella dei così detti “conflitti congelati” che durano da decenni e che «esigono una soluzione». In quest’ottica, la Santa Sede incoraggia a «continuare a lavorare per la pace e la giustizia» e sostiene «il dialogo e il rispetto del diritto internazionale come strumento di risoluzione conflitti». Al contempo, l’arcivescovo Gallagher ha richiamato gli Stati membri dell’Osce all’attuazione degli impegni assunti, poiché ciò è un segno di rispetto e apprezzamento nei confronti dell’Organizzazione stessa. «L’attuazione degli impegni in buona fede — ha evidenziato — è essenziale anche per evitare che questi vengano modificati, annullati o trasformati attraverso una “interpretazione” impropria, minando la regola del consenso, pilastro essenziale dell’Osce».

Le donne, tra le più colpite dagli effetti della pandemia


Nel suo intervento, il segretario per i Rapporti con gli Stati si è poi soffermato sulla pandemia da covid-19 e sulle sue gravi ricadute all’interno della società. Tra queste, ha citato la nascita di «nuove forme di povertà», «gli effetti duraturi della crisi economica», «la mancanza di accesso ad informazioni corrette e all’istruzione», nonché le sofferenze provocate dall’isolamento sociale e dall’aumento di violenze soprattutto nelle persone più vulnerabili, tra cui le donne. Su di esse, infatti, ha aggiunto monsignor Gallagher, la pandemia ha «un effetto sproporzionato», legato alla mancanza di tutele economiche e di sicurezza personale, particolarmente evidente «nel settore del lavoro informale».

Comunità religiose, portatrici di solidarietà e speranza


Ma non solo: il segretario per i Rapporti con gli Stati ha messo in luce come alcune delle misure imposte dai Paesi per combattere la pandemia abbiano avuto «profonde ramificazioni su diverse libertà fondamentali, tra cui la libertà di manifestare la propria religione o il proprio credo, limitando anche le attività educative e caritatevoli delle comunità di fede». Il presule ha quindi esortato le autorità civili ad essere «sempre consapevoli delle gravi conseguenze che tali normative comportano per le comunità religiose o di credenti», in quanto esse svolgono «un ruolo importante nell’affrontare la crisi» in ambito sanitario, sociale, spirituale e morale, «con messaggi di solidarietà e speranza».

Di qui, il richiamo del segretario per i rapporti con gli Stati affinché gli strumenti e le politiche messe in atto per aiutare i più bisognosi durante le emergenze sanitarie siano sempre basati su due principî essenziali: l’inclusione di tutti e la protezione della sacralità della vita umana. Tuttavia, la drammatica situazione attuale, ha concluso, può essere anche un’opportunità da cogliere, perché può racchiudere in sé «un invito a riflettere sulla necessità di una nuova solidarietà, una conversione della mente e del cuore».

di Isabella Piro