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Hic sunt leones

Anticov: un programma tutto africano contro
il coronavirus

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04 dicembre 2020

Tredici Paesi africani e una rete internazionale di istituti di ricerca hanno unito le loro forze per lanciare uno studio clinico covid-19 su pazienti ambulatoriali affetti da infezioni lievi o moderate, diagnosticate nella cosiddetta fase precoce, così da prevenire picchi di ospedalizzazione che potrebbero sopraffare i sistemi sanitari fragili e già sovraccarichi in Africa. La sperimentazione clinica, denominata Anticov mira a rispondere all’urgente necessità di identificare trattamenti che possono essere utilizzati in questi casi.

La sperimentazione clinica sarà condotta in 19 siti in 13 Paesi su 2.000-3.000 pazienti non ricoverati dal consorzio Anticov che comprende 26 importanti organizzazioni di ricerca e sviluppo (r&s) africane e globali, coordinate dalla Drugs for Neglected Diseases iniziative (Dnd i), un’organizzazione internazionale no-profit di ricerca e sviluppo di farmaci con ampi partenariati in Africa.

L’intento dichiarato degli studiosi è quello di rilevare se una cura precoce può prevenire l’evoluzione della malattia, dal punto di vista clinico, verso manifestazioni più severe. Condotto da medici africani, lo studio servirà a rispondere a un quesito sempre più impellente: con i reparti di terapia intensiva numericamente limitati in Africa, è possibile curare i pazienti affetti da covid-19 per impedire che le strutture ospedaliere vengano sopraffatte dall’emergenza sanitaria?

I dati dell’indagine clinica nell’ambito Anticov saranno integrati e condivisi in modo aperto e trasparente, per informare tutti i responsabili della salute pubblica. Come ha riferito la dottoressa Nathalie Strub-Wourgaft, direttrice di Covid-19 Response for Dnd i, «Il consorzio Anticov è un ampio partenariato che riunisce leader scientifici africani e organizzazioni globali di ricerca e sviluppo per rispondere a un bisogno medico urgente finora disatteso. La collaborazione è l’unico modo per fornire solide risposte scientifiche a queste domande di ricerca e la sperimentazione è stata progettata in modo da consentire decisioni rapide e flessibili man mano che aumenteranno le nostre conoscenze scientifiche».

L’obiettivo è quello di compiere ogni sforzo, collaborando con tutte le forze in campo, per garantire che i trattamenti che si dimostrino non solo sicuri ed efficaci, ma anche convenienti, disponibili e accessibili senza alcuna forma di discriminazione. Anticov sarà uno studio clinico controllato, randomizzato e comparativo (randomized controlled trial, Rct) vale a dire squisitamente sperimentale che consentirà di valutare l’efficacia di uno specifico trattamento in determinate fasce della popolazione del continente. I Paesi che sono stati individuati per testare la sicurezza e l’efficacia dei trattamenti sono: Burkina Faso, Camerun, Costa d’Avorio, Repubblica Democratica del Congo (Rdc), Guinea Equatoriale, Etiopia, Ghana, Guinea, Kenya, Mali, Mozambico, Sudan e Uganda.

Stando ai dati ufficiali dell’Africa Centers for Disease Control and Prevention (Africa Cdc), agenzia di sanità pubblica dell’Unione africana (Ua) per supportare le iniziative di salute pubblica degli Stati membri, attualmente i casi registrati nel continente africano sono circa 2.2 milioni, mentre i decessi quasi 52 mila e le guarigioni circa un milione 800 mila. Considerando che la popolazione africana è di oltre un miliardo 300 milioni di abitanti è evidente che, almeno stando alle cifre ufficiali, l’Africa sta manifestando una discreta resilienza rispetto ad altri continenti come quello europeo. È noto infatti che nella stragrande maggioranza dei Paesi africani vi è una scarsa disponibilità diagnostica, quindi, per quanto lodevoli possano essere gli sforzi profusi in questi mesi dalle autorità sanitarie locali, il numero dei tamponi non è stato elevato.

Rimane pertanto qualche dubbio sia sulla realtà dei numeri effettivi della pandemia che sulla tracciabilità dei contagi. Inoltre, la denuncia dei decessi non si fonda in molti casi su sistemi anagrafici simili a quelli occidentali, per cui se già prima della pandemia morivano nell’abbandono non poche persone, non è da escludere del tutto che tante altre si siano spente nell’oblio a seguito del coronavirus.

Ad assoluto vantaggio dell’Africa va il fatto che l’età media della sua popolazione è 20 anni, un’età in cui generalmente non si muore di covid-19, tanto è vero che, se l’età media dei morti in Italia è 82 anni, in Kenya, ad esempio, è di 50 anni. Da rilevare che il 93 per cento dei casi accertati nel continente africano risulta essere asintomatico.

Secondo alcuni esperti, vi è poi da considerare che quote significative della popolazione, particolarmente in alcuni Paesi, sono sottoposte al flagello di una lunga serie di malattie endemiche come quelle Tropicali Neglette (Mtn), oltre all’Aids, la Tubercolosi (Tbc) e la malaria. Un simile contesto potrebbe garantire una risposta immunitaria superiore a quella riscontrata in Europa o negli Stati Uniti.

In una dichiarazione rilasciata sul sito istituzionale dalla Drugs for Neglected Diseases iniziative (Dnd i), il dottor John Nkengasong, direttore dell’Africa Cdc, ha rilevato che «Finora i Paesi africani hanno risposto in modo ragguardevole al covid-19, ma ora è il momento di prepararsi per le future ondate della malattia». Stando a quanto ufficializzato dal Dnd i, inizialmente, il programma Anticov si concentrerà su farmaci in cui gli studi clinici randomizzati su larga scala potrebbero fornire dati di efficacia mancanti in pazienti con lieve sintomatologia. La ricerca inizierà a testare, dal punto di vista farmacologico, la combinazione antiretrovirale Hiv lopinavir/ritonavir e il farmaco contro la malaria idrossiclorochina, che rimane lo standard di cura per il covid-19 oggi in numerosi Paesi africani.

I principali finanziamenti per il consorzio Anticov sono stati erogati dal ministero federale tedesco dell’Istruzione e della ricerca (Bmbf) attraverso l’Istituto di credito per la ricostruzione (Kfw) e dall’agenzia per la salute mondiale Unitaid con sede a Ginevra. Il supporto per il lancio dell’iniziativa è stato invece messo a disposizione dalla European & Developing Countries Clinical Trials Partnership (Edctp), nell’ambito del suo secondo programma sostenuto dall’Unione Europea (Ue) con finanziamenti aggiuntivi dal governo svedese e dalla svizzera Starr International Foundation.

È evidente, comunque, che il programma Anticov non può prescindere dagli sforzi della comunità internazionale per garantire all’Africa quanto prima il diritto sacrosanto alla vaccinazione delle popolazioni autoctone africane contro il covid-19. Un diritto a cui si associa quello più estensivo della cosiddetta Universal Health Coverage (“copertura sanitaria universale”) tenendo conto dei determinanti sociali della salute come il reddito, l’istruzione, l’alimentazione, l’abitazione e il lavoro. A significare che non ci si può limitare alla clinica e alla cura prescindendo dal presupposto indispensabile della giustizia sociale.

di Giulio Albanese