· Città del Vaticano ·

LA BUONA NOTIZIA
Il Vangelo della II domenica di Avvento (Marco 1, 1-8)

Le stanze dell’anima

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01 dicembre 2020

Per dire “chi è” Giovanni Battista, il Vangelo di Marco riferisce anche come si veste e cosa mangia. Diversamente da noi che identifichiamo qualcuno soffermandoci su idee, valori, affetti, capacità e professione, il Vangelo si focalizza perfino su aspetti non particolarmente elevati, ma anzi comuni, banali, come appunto abbigliamento e cibo.

Anche in questo i Vangeli assomigliano al Signore Gesù che descrivendo il Padre, se stesso e lo Spirito Santo, non parte da chissà quali altezze, ma si piega verso le realtà della terra, come il lievito, il seme che cade e muore, il vento che soffia dove vuole. Forse il discepolo del Figlio di Dio dovrebbe custodire anche questo tratto del Maestro: osservare negli altri e in se stesso, non solo le espressioni solenni e altissime, o perfino appariscenti, limitandosi a visitare il salotto di un’anima. È pure necessario percorrerne e abitare il guardaroba e la cucina. Perfino lo sgabuzzino dove si ammucchiano cose che non si vogliono più vedere, considerate ormai insignificanti. Non solo e non innanzitutto il salotto dell’anima dice chi siamo e chi sono gli altri. L’anima ha ambienti non “in vetrina”, eppure custodi di gran parte della nostra e altrui identità.

Il Battista non è descritto solo grazie alle sue parole, all’ardore della sua profezia, al suo altissimo ufficio, ma anche in base a vestito e cibo. Del resto tutto il Vangelo di Marco è attento agli abiti di Gesù; perfino all’orlo del suo mantello da dove esce una potenza risanante, o alle vesti bianchissime della Trasfigurazione, strappate prima della sua crocifissione. E così pure i vangelisti guardano con cura a come il Signore mangia: ringraziando il Padre per quanto ha tra le mani, condividendo e donando quanto ha nelle mani.

Forse conviene che anche noi dedichiamo attenzione a come vestiamo e cosa mangiamo. Certo, dobbiamo essere puliti ed eleganti, poiché siamo figli e figlie di Dio. È giusto godere della bontà di Dio che sazia la fame di ogni vivente. Ma se il mio vestire è dimentico della nudità di qualcun altro e il mio mangiare mi distrae dalla fame altrui, allora c’è qualcosa che non funziona, anche se il salotto della mia anima risplende delle luci di Natale.

di Giovanni Cesare Pagazzi