· Città del Vaticano ·

Concistoro ordinario pubblico

In preghiera
con Benedetto XVI

cq5dam.thumbnail.cropped.500.281.jpeg
30 novembre 2020

La pandemia da covid-19 ha condizionato anche il Concistoro ordinario pubblico per la creazione di 13 nuovi cardinali — presieduto da Papa Francesco il 28 novembre, vigilia della prima domenica di Avvento — che si è svolto con alcune limitazioni e nel rispetto del distanziamento.

Nel pomeriggio il Pontefice ha presieduto il rito per l’imposizione della beretta, la consegna dell’anello e l’assegnazione del titolo o della diaconia, all’altare della Cattedra della basilica Vaticana. Non più, quindi, come di consueto, all’altare della Confessione, sulla tomba dell’apostolo Pietro. Quello che poi il coronavirus ha impedito e allontanato, cioè la presenza fisica di molti cardinali, soprattutto di quelli residenti all’estero, la tecnologia ha avvicinato. Gran parte, infatti, dei membri del Collegio era collegata con la basilica in diretta da remoto attraverso una piattaforma digitale. Nei due schermi rettangolari collocati ai lati dell’altare, si vedevano i volti dei vari porporati che partecipavano virtualmente al Concistoro, quasi a riempire le sedie rimaste vuote.

Proprio a causa della contingente emergenza sanitaria, anche tra le fila dei nuovi cardinali c’erano alcune assenze, perché i due asiatici — Jose Fuerte Advincula, arcivescovo di Capiz nelle Filippine, e Cornelius Sim, vicario apostolico di Brunei — non hanno potuto lasciare le loro diocesi. Per questo la beretta, l’anello e la bolla con il titolo assegnato verranno loro consegnati successivamente da un rappresentante del Papa.

Altre limitazioni, nell’ottica di evitare contagi e rispettare le norme di sicurezza sanitarie, l’obbligo di indossare la mascherina e la partecipazione ridotta a dodici tra parroci e rettori dei titoli cardinalizi e a circa cento tra accompagnatori, laici, sacerdoti e vescovi. Presenze ridotte anche per le delegazioni ufficiali e per i membri della Curia romana. Tra gli altri, hanno partecipato al rito quarantotto cardinali, tra i quali, il decano del Collegio cardinalizio, Giovanni Battista Re, e il segretario di Stato, Pietro Parolin. La Segreteria di Stato era rappresentata anche dagli arcivescovi Edgar Peña Parra, sostituto, Paul Richard Gallagher, segretario per i Rapporti con gli Stati, e Jan Romeo Pawlowski, delegato per le Rappresentanze Pontificie.

È stato il maltese Mario Grech, segretario generale del Sinodo dei vescovi, a rivolgere al Papa un saluto di omaggio e di gratitudine come primo dei cardinali. Poi, gli undici hanno rinnovato la professione di fede e giurato fedeltà e obbedienza a Papa Francesco e ai suoi successori attraverso la formula rituale. È seguita l’imposizione dello zucchetto e della berretta cardinalizia, con la consegna dell’anello da parte del Pontefice. Secondo l’ordine di creazione, uno alla volta i nuovi porporati sono saliti all’altare per ricevere le insegne della nuova dignità e la bolla di assegnazione del titolo o della diaconia, a significare la partecipazione alla cura pastorale del vescovo di Roma per la sua diocesi. È stato però omesso l’abbraccio di pace che normalmente i neocardinali si scambiano con gli altri di più antica creazione. Al termine del rito — diretto da monsignor Marini, maestro delle celebrazioni liturgiche pontificie — la Cappella sistina ha intonato il Salve Regina.

Dopo il rito, non si sono svolte, nel rispetto delle norme sanitarie per evitare il contagio, le consuete visite di cortesia, dette “di calore”, di amici e conoscenti, che avvenivano in alcune sale del Palazzo apostolico e nell’Aula Paolo VI. Tuttavia, il covid-19 non ha impedito che Papa Francesco e i nuovi cardinali andassero a far visita a Benedetto XVI nella cappella del monastero vaticano Mater Ecclesiae. In un clima di affetto, i porporati sono stati presentati individualmente al Papa emerito, il quale ha espresso la propria gioia per la visita e, dopo il canto del Salve Regina, ha impartito loro la benedizione. La visita si è conclusa poco dopo le 17.

La mattina successiva, domenica 29, sempre all’altare della Cattedra, Papa Francesco ha presieduto la concelebrazione eucaristica con gli undici neo porporati. Anche questa messa si è svolta con alcune limitazioni, a cominciare dalla partecipazione ridotta, senza la presenza di quanti fanno parte della Cappella papale. La preghiera universale è stata letta da un diacono e sono state elevate intenzioni per il Papa, i cardinali e i vescovi, per i sacerdoti, i consacrati, i battezzati, e per la pace. Non si è svolta la processione offertoriale. Al momento della consacrazione eucaristica, sono saliti all’altare i cardinali Grech e Semeraro, che si sono collocati ai lati e non a fianco del Papa. Al termine, la Cappella Sistina ha intonato l’Alma Redemptoris Mater.

di Nicola Gori