· Città del Vaticano ·

I nuovi cardinali

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28 novembre 2020

Mario Grech
Vescovo emerito di Gozo (Malta)
Segretario generale del Sinodo dei vescovi


Per proseguire nel rinnovamento del cammino sinodale intrapreso dall’inizio del suo pontificato, Papa Francesco lo ha designato un anno fa pro-segretario generale del Sinodo dei vescovi: è il cardinale maltese Mario Grech che, dopo aver affiancato l’italiano Lorenzo Baldisseri, da circa tre mesi guida l’organismo istituito da Paolo VI nel 1965 in risposta al desiderio dei padri del Vaticano II di mantenere vivo lo spirito di comunione e di collegialità sperimentato proprio durante l’esperienza conciliare.

Nato a Qala, nella diocesi di Gozo, il 20 febbraio 1957, da Stella Attard e George Grech, ben presto con la famiglia si è trasferito nel vicino villaggio di Kerċem, dove ha frequentato la scuola delle monache carmelitane e in seguito quella primaria. Dopo aver completato gli studi secondari a Victoria, nel 1977 è entrato nel seminario del Sacro Cuore a Gozo per seguire i corsi di filosofia e poi di teologia.

Ordinato sacerdote il 26 maggio 1984 nella cattedrale di Gozo dal vescovo Nikol Joseph Cauchi, ha proseguito la formazione a Roma, ottenendo nel 1986 la licenza in Diritto canonico e civile alla Pontificia università Lateranense e nel 1988 il dottorato in Diritto canonico alla Pontificia università San Tommaso d’Aquino - Angelicum, con una tesi su «L’armonizzazione delle dimensioni religiosa e civile dei matrimoni canonici a Malta». Nel periodo di permanenza nell’Urbe ha svolto anche attività pastorale nella chiesa parrocchiale dell’Assunzione di Maria.

Tornato nel 1988 a Gozo, ha svolto un intenso ministero in cattedrale, a Victoria, nel santuario di Ta’ Pinu, nelle parrocchie di Ta’ Kerċem e di San Lorenzo, lavorando anche con gruppi di laici e nei mass media. Ha inoltre ricoperto gli uffici di vicario giudiziale del tribunale della sua diocesi e del tribunale ecclesiastico di Malta, di insegnante di Diritto canonico in seminario e di membro del collegio dei consultori, del consiglio presbiterale e delle commissioni diocesane per la teologia, la famiglia e le comunicazioni sociali. In particolare, è stato giudice istruttore nel processo diocesano per le beatificazioni di madre Margherita de Brincat e di monsignor Joseph De Piro.

Il 13 novembre 2004 è stato nominato parroco di Nostra Signora del Soccorso e di San Gregorio a Kerċem, dove è rimasto fino al 26 novembre 2005, quando da Benedetto XVI è stato designato alla sede vescovile di Gozo. Il 22 gennaio 2006 ha ricevuto in cattedrale l’ordinazione episcopale dal vescovo Cauchi. Ha scelto come motto «In fractione panis».

Tra il 2008 e il 2009 ha lanciato la missione diocesana, compiendo fin dal 2006 anche visite pastorali nelle comunità maltesi negli Stati Uniti d’America, in Albania, in Canada, in Brasile, in Australia e in Perú.

Durante il suo ministero a Gozo ha dato vita alla Commissione per la salvaguardia dei bambini e degli adulti vulnerabili (2017), al Liturgical Arts Center (2017), a un ostello per studenti di Gozo che frequentano scuole a Malta (2018), all’Istituto di formazione pastorale (2019). Ha anche guidato la riforma del tribunale ecclesiastico e ha avviato il processo diocesano per la beatificazione e canonizzazione di Dun Mikiel Attard nel 2014 e del fratello agostiniano gozitano Grazzja Gauci nel 2019. Dal 2018 al 2019 ha promosso l’Anno mariano nella diocesi.

Presidente della Conferenza dei vescovi maltesi dal 2013 al 2016, durante questo periodo ha partecipato nelle assemblee plenarie del Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa (Ccee) a Bratislava (2013), Roma (2014) e in Terra Santa (2015). Ha anche rappresentato i presuli di Malta nella Commissione delle Conferenze episcopali della Comunità europea (Comece) nel periodo 2008-2012. Nel 2017 è stato di nuovo chiamato a svolgere questo incarico. E dal 2008 ha rappresentato la propria Conferenza episcopale in occasione dell’assemblea generale della Conferenza dei vescovi italiani (Cei).

Il 17 e il 18 aprile 2010 ha accolto Papa Ratzinger in visita pastorale a Malta, in occasione del 1950º anniversario del naufragio di san Paolo sull’isola del Mediterraneo. Nell’ottobre 2012 ha partecipato alla XIII assemblea generale ordinaria del Sinodo dei vescovi sul tema: «La nuova evangelizzazione per la trasmissione della fede cristiana».

Il 27 gennaio 2014, a Malta, è stato tra i firmatari per parte ecclesiastica del Terzo protocollo addizionale dell’Accordo tra Santa Sede e Repubblica maltese sul riconoscimento degli effetti civili ai matrimoni canonici e alle decisioni delle autorità e dei tribunali ecclesiastici circa gli stessi matrimoni. Quindi nell’ottobre dello stesso anno ha preso parte alla III assemblea generale straordinaria del Sinodo dei vescovi sul tema: «Le sfide pastorali della famiglia nel contesto dell’evangelizzazione», partecipando poi anche anche alla XIV assemblea generale ordinaria tenutasi dal 4 al 25 ottobre 2015 sul tema: «La vocazione e la missione della famiglia nella Chiesa e nel mondo contemporaneo».

Il 2 ottobre 2019 è stato scelto da Papa Francesco come pro-segretario generale del Sinodo dei vescovi, rinunciando contestualmente al governo pastorale della diocesi di Gozo. Fresco di nomina, ha affiancato il cardinale segretario generale Baldisseri durante l’assemblea speciale dell’organismo sinodale per la Regione panamazzonica, svoltasi dal 6 al 27 dello stesso mese. Il 28 aprile 2020 è stato annoverato tra i membri del Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani e il 15 settembre scorso è divenuto segretario generale del Sinodo dei vescovi.
 

Marcello Semeraro
Prefetto della Congregazione delle cause dei santi
Amministratore apostolico di Albano (Italia)


Appena dieci giorni prima di annunciare che lo avrebbe creato cardinale, Papa Francesco ha nominato Marcello Semeraro prefetto della Congregazione delle cause dei santi, dopo averlo chiamato a seguire da vicino e fin dall’inizio — come segretario del Consiglio di cardinali istituito nel 2013 — il percorso di riforma della Curia romana e di revisione della Pastor bonus. Settantatré anni, unisce la formazione teologica e accademica all’attività e all’esperienza pastorale.

Nato il 22 dicembre 1947 a Monteroni di Lecce, ha frequentato prima il seminario diocesano leccese, poi il Pontificio seminario regionale Pio XI di Molfetta. È stato ordinato sacerdote l’8 settembre 1971 da monsignor Francesco Minerva, all’epoca vescovo di Lecce, che nel 1980 ne sarebbe divenuto primo arcivescovo con l’elevazione a sede metropolitana. Giovane prete, gli sono stati affidati gli incarichi di vicerettore del seminario locale e poi di quello regionale, oltre che di vicario episcopale per il laicato e per il Sinodo diocesano.

Dopo aver conseguito la licenza e il dottorato in Teologia a Roma, presso la Pontificia università Lateranense, è stato docente di Teologia in diversi istituti. È stato chiamato poi a occupare la cattedra di Ecclesiologia proprio alla Lateranense fino al 25 luglio 1998, quando Giovanni Paolo II lo ha nominato vescovo di Oria. Ha ricevuto l’ordinazione episcopale il successivo 29 settembre, nella piazza antistante il duomo di Lecce, dall’arcivescovo metropolita Cosmo Francesco Ruppi. Co-consacranti sono stati i vescovi Domenico Caliandro, di Ugento - Santa Maria di Leuca, e Donato Negro, di Molfetta-Ruvo-Giovinazzo-Terlizzi. «In Spiritu seminare» il motto episcopale scelto. Ha fatto ingresso in diocesi il 10 ottobre seguente.

Il 15 marzo 2001 Papa Wojtyła lo ha designato segretario speciale della X assemblea generale ordinaria del Sinodo dei vescovi, svoltasi dal 30 settembre al 27 ottobre di quell’anno sul tema «Il vescovo: servitore del Vangelo di Gesù Cristo per la speranza del mondo». Ha collaborato con l’allora arcivescovo di Buenos Aires, il cardinale Jorge Mario Bergoglio, relatore generale aggiunto della stessa assise sinodale: insieme con lui e con il segretario generale del Sinodo dei vescovi, il cardinale Jan Pieter Schotte, ha presentato l’esortazione apostolica post-sinodale Pastores gregis il 17 ottobre 2003.

Il 1º ottobre 2004 Giovanni Paolo II lo ha destinato alla sede suburbicaria di Albano, successore di Agostino Vallini, nominato prefetto del Supremo tribunale della Segnatura apostolica il 27 maggio precedente. Ha fatto ingresso nella diocesi il 27 novembre dello stesso anno.

All’interno della Conferenza episcopale italiana (Cei) ha ricoperto vari incarichi, tra i quali membro della commissione per la Dottrina della fede, l’annuncio e la catechesi. Il 4 maggio 2007 è stato eletto dall’assemblea dei soci presidente del Consiglio di amministrazione della Avvenire nuova editoriale italiana spa, in sostituzione del cardinale Angelo Bagnasco, divenuto presidente della Cei.

Il 31 gennaio 2009, Benedetto XVI lo ha nominato membro della Congregazione delle cause dei santi per un quinquennio. Nel giugno 2010 è diventato presidente della commissione per la Dottrina della fede, l’annuncio e la catechesi della Cei.

Il 13 aprile 2013 Papa Francesco lo ha nominato segretario del Consiglio dei cardinali istituito per aiutarlo nel governo della Chiesa universale e per studiare un progetto di revisione della costituzione apostolica Pastor bonus sulla Curia romana, incarico nel quale gli è succeduto ora il vescovo Marco Mellino.

Il 4 novembre 2013 il Pontefice lo ha chiamato a ricoprire anche l’ufficio di amministratore apostolico “ad nutum Sanctae Sedis” dell’abbazia territoriale di Santa Maria di Grottaferrata, dopo le dimissioni per raggiunti limiti d’età dell’abate Emiliano Fabbricatore. Inoltre, il 4 aprile 2016 è stato nominato delegato pontificio per l’ordine basiliano italiano di Grottaferrata.

Dal 30 giugno 2016 è membro del Dicastero per la comunicazione. Il 14 settembre 2019 il Papa lo ha inserito tra i consultori della Congregazione per le Chiese orientali. E il 15 ottobre 2020 lo ha nominato prefetto della Congregazione delle cause dei santi. Conserva ancora l’incarico di amministratore apostolico della diocesi di Albano.
 

Antoine Kambanda
Arcivescovo di Kigali (Rwanda)


Tutta la sua numerosa famiglia, tranne un fratello, è stata sterminata nel 1994 durante il genocidio del Rwanda. Per questo Antoine Kambanda ha fatto della riconciliazione la stella polare che ha orientato il suo ministero di sacerdote e di vescovo in questa piccola nazione dell’Africa centrale, che a oltre venticinque anni di distanza da quell’orrore ancora fatica a superare le divisioni costate circa un milione di vite umane. Una missione che intende proseguire a maggior ragione dopo la decisione di Papa Francesco di crearlo primo cardinale rwandese.

L’arcivescovo metropolita di Kigali ha da poco compiuto 62 anni, essendo nato il 10 novembre 1958 a Nyamata, nel territorio dell’arcidiocesi della capitale. Proprio durante la sua infanzia sono iniziati i sanguinosi conflitti tra etnia hutu ed etnia tutsi, della quale fa parte il neo cardinale. Intensificatisi dopo l’indipendenza dal Belgio nel 1962, i violenti scontri hanno costretto alla fuga all’estero molti appartenenti alla comunità tutsi. Compresa la sua famiglia, che si è trasferita dapprima in Burundi, poi in Uganda, dove il piccolo Antoine ha frequentato le scuole primarie rispettivamente a Mushiha e a Kampala. Quando nel 1975 la situazione sembrava essersi rasserenata, i famigliari sono rimpatriati, mentre il giovane è rimasto nella capitale ugandese come alunno del seminario minore di Moroto, proseguendo poi gli studi in Kenya, presso il seminario minore di Nairobi a Kiserian. Rientrato in Rwanda, dopo aver ottenuto il diploma in Filosofia nella capitale kenyana (1987), ha concluso i corsi teologici nel seminario maggiore di Nyakibanda, in diocesi di Butare, ed è stato ordinato prete l’8 settembre 1990 da Giovanni Paolo II, in occasione della sua visita pastorale nel Paese “delle mille colline”, uno dei più poveri del mondo.

Nei primi tre anni di sacerdozio è stato professore d’inglese e prefetto del seminario minore Saint Vincent di Ndera (Kigali), quindi è stato inviato a Roma per il dottorato in Teologia morale, che ha conseguito all’Accademia Alfonsiana, risiedendo presso il Pontificio collegio San Paolo (1993-1999). Ed è in questo periodo che si è consumata la strage della sua famiglia: i genitori, una sorella e quattro dei suoi cinque fratelli sono stati assassinati. L’unico fratello sopravvissuto vive ora in Italia. Nonostante tutto, don Antoine ha portato a termine la sua formazione. E, una volta rientrato nella capitale rwandese, gli sono stati assegnati gli incarichi di direttore della Caritas di Kigali e della commissione diocesana di Giustizia e pace, di professore di Teologia morale nel seminario maggiore di Teologia a Nyakibanda e di direttore spirituale del seminario maggiore di Rutongo (1999-2005). Nel frattempo è stato anche vicepresidente di un organismo interdiocesano di microcredito (2004-2007)

Rettore per un anno del seminario maggiore filosofico di Kabgayi (2005-2006) e poi del seminario maggiore Saint Charles di Nyakibanda, in diocesi di Butare (2006-2013), il 7 maggio 2013 è stato nominato da Papa Francesco quarto vescovo di Kibungo, diocesi afflitta da problemi di gestione economica, al confine orientale con la Tanzania. Il successivo 20 luglio ha ricevuto l’ordinazione episcopale dalle mani dell’arcivescovo di Kigali, Thaddée Ntihinyurwa, scegliendo come motto «Ut vitam habeant» (Gv 10, 10). Nello stesso periodo, in seno alla Conferenza episcopale del Rwanda è divenuto presidente delle commissioni Giustizia e pace, e per la famiglia. E se alla guida della prima ha svolto un ruolo fondamentale nel processo di riconciliazione e di pacificazione nazionale nel ventennale del genocidio, grazie alla seconda ha partecipato in Vaticano alla xiv assemblea generale del Sinodo dei vescovi sulla vocazione e la missione della famiglia nella Chiesa e nel mondo contemporaneo, tenutasi nel 2015.

Il 19 novembre 2018, alla rinuncia di monsignor Ntihinyurwa, Papa Bergoglio lo ha promosso arcivescovo di Kigali, la sede metropolitana da cui dipendono le altre otto diocesi del Paese. Ma la porpora a monsignor Kambanda è anche un segno dell’attenzione del Pontefice per la Regione dei Grandi laghi, visto che la Chiesa rwandese insieme con quelle della Repubblica Democratica del Congo e del Burundi è riunita nell’Associazione delle Conferenze episcopali dell’Africa centrale (Aceac).
 

Wilton Daniel Gregory
Arcivescovo di Washington (Stati Uniti d’America)


Primo afroamericano a ricevere la porpora, il cardinale Wilton Daniel Gregory ha accolto l’annuncio della propria nomina identificandosi con l’immagine evangelica di colui che miete il raccolto seminato negli Stati Uniti da milioni di cattolici “di colore”. Con una precisazione: la scelta di Papa Francesco va colta come segno di amore e di rispetto della Chiesa per la cultura, la lingua e le tradizioni della gente afroamericana, e come una sollecitazione a vivere con maggior fiducia e slancio nelle comunità parrocchiali e nelle associazioni laicali.

È una storia particolare quella dell’arcivescovo di Washington, nato il 7 dicembre 1947 a Chicago, nell’Illinois, da Ethel Duncan e Wilton Gregory, entrambi battisti. Dopo il divorzio dei genitori è cresciuto con la nonna, insieme alle due sorelle Elaine e Claudia. Ha frequentato la Saint Carthage Grammar School, dove nel 1958 si è convertito al cattolicesimo. Nel 1959 ha ricevuto i tre sacramenti dell’iniziazione cristiana e ha maturato, giovanissimo, la scelta di essere sacerdote. Ha quindi svolto gli studi filosofici al Niles College (ora Saint Joseph’s College Seminary) della Loyola University e quelli teologici al Saint Mary of the Lake Seminary di Mundelein.

Ordinato prete il 9 maggio 1973 per l’arcidiocesi di Chicago dal cardinale arcivescovo John Patrick Cody, ha ricoperto diversi incarichi, tra i quali quello di vicario parrocchiale di Our Lady of Perpetual Help a Glenview fino al 1976, quando è stato inviato a Roma per completare la formazione. Conseguito il dottorato in Liturgia al Pontificio ateneo Sant’Anselmo, al ritorno negli Stati Uniti d’America ha insegnato la stessa materia al Saint Mary of the Lake Seminary, divenendo al contempo membro dell’ufficio arcidiocesano per la liturgia e, tra il 1980 e il 1983, maestro delle cerimonie dell’arcivescovo di Chicago Cody e del suo successore Joseph Louis Bernardin.

Eletto alla Chiesa titolare di Oliva e nominato vescovo ausiliare di Chicago il 18 ottobre 1983, ha ricevuto l’ordinazione episcopale il successivo 13 dicembre proprio dal cardinale Bernardin. Aveva appena 35 anni. «We are the Lord’s» il suo motto episcopale.

Trasferito poi come settimo vescovo a Belleville, nell’Illinois, il 29 dicembre 1993, ha preso possesso della diocesi suffraganea di Chicago il 10 febbraio 1994. In un contesto rurale, ha saputo cogliere e valorizzare l’esperienza e il contributo delle piccole comunità cristiane di campagna.

Nel dicembre 1998 è stato eletto vicepresidente della Conferenza dei vescovi cattolici degli Stati Uniti e il 13 novembre 2001 ne è divenuto presidente. Negli anni del suo mandato — mantenuto fino al 15 novembre 2004 — la crisi causata dagli abusi sessuali da parte del clero si è aggravata e, sotto la sua guida, l’episcopato nazionale ha promosso iniziative concrete per dare risposte alle questioni sollevate dal drammatico fenomeno. In seno alla Conferenza ha fatto anche parte dei comitati esecutivi e amministrativi, del consiglio di amministrazione, del comitato per la dottrina e di quello per la politica internazionale. È stato inoltre presidente, dal 1998 al 2001, dei comitati per il personale, il culto divino e l’anno giubilare del Duemila e per la liturgia dal 1991 al 1993.

Promosso arcivescovo metropolita di Atlanta il 9 dicembre 2004, il 17 gennaio 2005 ha preso possesso dell’arcidiocesi e il 29 giugno successivo ha ricevuto il pallio in San Pietro da Benedetto XVI. Nella capitale dello Stato della Georgia ha potuto conoscere da vicino lo storico patrimonio della Chiesa nel Sud degli Stati Uniti e, in particolare, i contributi del movimento per i diritti civili, a partire soprattutto dall’esperienza legata a Martin Luther King.

Il 5 aprile 2019 Papa Francesco lo ha trasferito all’arcidiocesi di Washington. Ha preso possesso della sede metropolitana della capitale federale il 21 maggio. E il 29 giugno ha ricevuto dal Pontefice in San Pietro il pallio, che il 14 luglio gli è stato imposto dall’arcivescovo Christophe Pierre, nunzio apostolico negli Stati Uniti, nella cattedrale di San Matteo.

È autore di numerosi scritti su questioni ecclesiali e sociali, comprese dichiarazioni pastorali sulla pena di morte, sulla giustizia, sull’eutanasia e sul suicidio assistito. Ha pubblicato molti articoli sul tema della liturgia, con particolare riferimento all’esperienza della comunità cattolica afroamericana, alla quale si è sempre rivolto nell’impegno a superare ogni pregiudizio razziale. A questo proposito, ha indicato tre significative figure di riferimento: Pierre Toussaint, uno schiavo che, dopo aver ottenuto la libertà a New York, ha realizzato numerose opere di carità per i meno fortunati; padre Augusto Tolton, un ex schiavo convertito al cattolicesimo che, dopo l’ordinazione come primo sacerdote afroamericano negli Stati Uniti, ha svolto il suo ministero anche nella zona di Chicago; e suor Thea Bowman, «una meravigliosa donna, religiosa, la cui presenza, il cui entusiasmo e la cui vivacità risuonano ancora in tutta la Chiesa negli Stati Uniti».

Ha ricevuto nove lauree honoris causa e , nel 2006, anche il premio «Cardinal Bernardin» conferito dalla Catholic Common Ground Initiative.
 

Jose Fuerte Advincula
Arcivescovo di Capiz (Filippine)


Ritiene che con la sua nomina Papa Francesco abbia voluto dare onore e dignità alla gente delle periferie e alle popolazioni rurali, che ha sempre servito nel sacerdozio e nell’episcopato e dalle quali proviene, il cardinale filippino Jose Fuerte Advincula.

L’arcivescovo di Capiz è nato infatti il 30 marzo 1952 a Dumalag, una città di circa trentamila abitanti proprio nel territorio della circoscrizione ecclesiastica di cui è pastore, nella regione del Visayas occidentale.

Terminati gli studi elementari nella città natale nel 1964, è passato alla High School del seminario San Pio x a Roxas City, il capoluogo della provincia di Capiz, dove ha anche portato a termine la formazione filosofica (1972).

Ha frequentato poi i corsi di Teologia all’università di Santo Tomás a Manila, conseguendo il baccellierato in Sacra teologia (1975). Ordinato sacerdote, sempre per il clero della sua arcidiocesi, il 4 aprile 1976, è stato direttore spirituale del seminario San Pio X, svolgendo gli incarichi di professore e decano degli studi. Ha quindi studiato psicologia alla De La Salle University nella capitale filippina e poi diritto canonico all’ateneo di Manila e alla Pontificia università San Tommaso d’Aquino - Angelicum, a Roma, ottenendo la licenza.

Tornato in patria, ha prestato servizio nella scuola di Teologia Immacolata Concezione a Vigan City, nell’arcidiocesi di Nueva Segovia (1990-1993), e poi per due anni al Saint Joseph Regional Seminary di Iloilo, nell’arcidiocesi di Jaro. Nel maggio 1995 è tornato a Capiz come rettore del seminario San Pio X, divenendo poi difensore del vincolo, promotore di giustizia e infine vicario giudiziale per l’arcidiocesi.

Quando nel luglio 1999 è stato aperto il nuovo seminario maggiore di Capiz dedicato a Santa Maria Mater et Regina, ne è diventato il primo rettore fino al 1° febbraio 2000, data in cui è stato assegnato come parroco alla comunità di Santo Tomas de Villanueva a Dao.

Il 25 luglio 2001 è stato nominato da Giovanni Paolo II vescovo di San Carlos, una diocesi eretta il 30 marzo 1987, che comprende la parte orientale della provincia di Negros Occidental. Suddivisa in 33 parrocchie, ha oltre un milione di abitanti.

L’8 settembre ha ricevuto l’ordinazione episcopale, nella cattedrale dell’Immacolata Concezione a Roxas City, dal nunzio apostolico nelle Filippine, l’arcivescovo Antonio Franco. Co-consacranti sono stati i monsignori Onesimo Cadiz Gordoncillo, arcivescovo di Capiz, e Angel Nacorda Lagdameo, arcivescovo di Jaro. Come motto episcopale ha scelto «Audiam». Ha fatto ingresso in diocesi l’11 settembre 2001.

Dieci anni dopo, il 9 novembre 2011, è stato promosso da Benedetto XVI alla Sede metropolitana di Capiz. Questa circoscrizione ecclesiastica, eretta il 27 gennaio 1951 e divenuta arcidiocesi nel 1976, comprende appunto la provincia di Capiz, sull’isola di Panay dell’arcipelago di Visayas, situato nelle Filippine centrali. Conta 35 parrocchie con oltre 800 mila abitanti.

L’11 gennaio 2012 ha fatto ingresso nell’arcidiocesi. Nel suo servizio ha puntato a non far sentire sole le persone che vivono nelle periferie, sia fisiche sia esistenziali. Ha così impostato l’azione pastorale con uno stile di vicinanza soprattutto ai più lontani. Per questa ragione ha istituito nelle due diocesi a lui affidate — prima a San Carlos e poi a Capiz — le cosiddette “stazioni di missione” in luoghi sperduti e molto lontani dai centri abitati. “Stazioni” che possono essere un riferimento spirituale, sociale ma anche formativo e scolastico. In pratica ha voluto rilanciare, coinvolgendo tutte le componenti della comunità diocesana, un ritorno alla freschezza delle origini della prima evangelizzazione.

Parlando di una “cultura della presenza” della Chiesa, con questa concretezza ha sempre cercato di promuovere, nelle situazioni più periferiche, la dignità e i diritti di ogni persona. Anzitutto dando vita a una lotta contro la povertà che, attraverso progetti solidali di lavoro e di cooperazione, ha garantito un maggiore riconoscimento sociale alle donne e agli uomini che vivono ai margini. Proprio l’indigenza è, secondo il nono cardinale nella storia della Chiesa filippina, l’ostacolo più grosso al pieno riconoscimento del valore unico e intangibile di ogni persona. Ha sempre condotto l’azione sociale diocesana insieme alle organizzazioni cattoliche in prima linea per la giustizia e la pace, alla Conferenza episcopale filippina, alla Caritas internationalis e ai dicasteri della Santa Sede impegnati nel servizio della carità.

Uno dei cardini del suo episcopato è, inoltre, sul fronte educativo, fare in modo che, soprattutto i più giovani, possano costruirsi un futuro migliore fondato sull’esperienza cristiana e riescano a condurre un’esistenza più dignitosa, evitando di cedere alla disperazione: su questo tema, il 3 luglio 2019, ha scritto una lettera pastorale per denunciare il dramma dei suicidi.

In seno alla Conferenza dei vescovi del Paese ha fatto parte delle commissioni per la dottrina della fede, per l’azione sociale, la giustizia e la pace, e del comitato per i Congressi eucaristici internazionali; inoltre ha presieduto la commissione per le popolazioni indigene e l’ufficio per le donne in seno al dipartimento per la formazione dei laici. È, questa, una pastorale significativa e sempre più organizzata per valorizzare il ruolo femminile nella Chiesa e nella società filippina.
 

Celestino Aós Braco
Arcivescovo di Santiago de Chile (Cile)


Un povero frate che vuole amare e servire, e che, alla scuola di san Pio da Pietrelcina, soprattutto prega. Così è solito presentarsi, richiamando anche il proprio motto episcopale dedicato all’amore e al servizio, il cardinale Celestino Aós Braco, arcivescovo di Santiago de Chile. Il religioso spagnolo, dell’ordine dei Frati minori cappuccini, missionario, psicologo, è infatti l’uomo scelto da Papa Francesco per far fronte allo scandalo degli abusi in Cile. E per rinnovare la missione e la testimonianza della Chiesa proprio con quello stile francescano che continua a portare in mezzo al popolo di Dio della capitale, rilanciando l’esperienza pastorale maturata sul campo, nelle parrocchie e nelle case religiose dove ha prestato la propria opera.

Nato ad Artaiz, nella diocesi di Pamplona, il 6 aprile 1945, aveva appena dieci anni quando, il 16 agosto 1955, è entrato nella famiglia religiosa cappuccina, dopo aver frequentato le prime classi scolastiche nel suo paese. Ha studiato filosofia a Saragozza dal 1960 al 1963, anno in cui, il 14 agosto, è entrato nel noviziato cappuccino di Sanguesa. Ha emesso la prima professione il 15 agosto 1964. Quindi, fino al 1968 ha completato gli studi di teologia a Pamplona: nel capoluogo della comunità autonoma di Navarra ha emesso la professione perpetua il 16 settembre 1967.

Ordinato sacerdote il 30 marzo 1968 dal vescovo cappuccino Ignacio Gregorio Larrañaga Lasa, ha subito iniziato il servizio come educatore e professore a Lecaroz e come vicario a Tudela, sempre in Navarra.

Tra il 1972 e il 1980 ha seguito diversi corsi accademici, anzitutto all’università di Saragozza e poi anche a quella di Barcellona, dove ha ottenuto la licenza in psicologia.

Sostenuto da una borsa di studio, ha frequentato poi la Pontificia università cattolica del Cile tra il 1980 e il 1981. Rientrato in Spagna, è stato professore a Pamplona e vicario a Saragozza. Nel 1983 è stato assegnato alla provincia cilena dei cappuccini, come vicario parrocchiale a Longaví, nella diocesi di Linares.

Nel 1985 è stato eletto superiore della comunità del suo ordine a Santa María de Los Ángeles, nella diocesi omonima. E nel 1995 è divenuto parroco a San Miguel a Viña del Mar, nella diocesi di Valparaíso, oltre a essere superiore dei cappuccini in località Recreo, sempre a Viña del Mar. A Valparaíso ha svolto poi l’incarico di vicario episcopale per gli istituti femminili di vita consacrata ed è stato membro del consiglio episcopale.

Nel 2008 è stato nominato vicario parrocchiale a San Francisco de Asís, a Los Ángeles, nella diocesi di Santa María de los Ángeles. È stato, inoltre, economo provinciale dei cappuccini in Cile, promotore di giustizia del tribunale ecclesiastico di Valparaíso, giudice e psicologo del tribunale interdiocesano di Concepción, tesoriere dell’Associazione cilena di diritto canonico. Ha anche fatto parte di tribunali speciali per studiare il miracolo per la canonizzazione del gesuita cileno Alberto Hurtado e per la beatificazione di Tommaso Reggio, oltre che per il processo storico e per quello per il presunto miracolo della “Beatita Benavides” di Quillota.

Nominato da Papa Francesco vescovo di Copiapó il 25 luglio 2014, ha ricevuto l’ordinazione episcopale il 18 ottobre successivo dal nunzio apostolico in Cile, l’arcivescovo Ivo Scapolo, facendo ingresso nello stesso giorno nella diocesi, che comprende l’intera regione di Atacama e conta ventuno parrocchie con circa 290 mila abitanti. La cerimonia si è svolta davanti alla cattedrale di Nostra Signora del Rosario con grande partecipazione di fedeli. «Amar y servir» il motto episcopale scelto.

Dopo quasi cinque anni di servizio a Copiapó, il 23 marzo 2019 il Pontefice lo ha nominato amministratore apostolico “sede vacante et ad nutum Sanctae Sedis” dell’arcidiocesi di Santiago de Chile, particolarmente colpita dalla questione degli scandali per gli abusi. Quindi il 27 dicembre 2019 lo ha promosso arcivescovo della sede metropolitana della capitale cilena. Ha fatto ingresso nell’arcidiocesi l’11 gennaio 2020. E il 5 marzo successivo ha assunto anche l’ufficio di Gran cancelliere della Pontificia università cattolica del Cile.

Si è così trovato ad affrontare con decisione lo scandalo degli abusi. E lo ha fatto attraverso la vicinanza alle vittime, il perseguimento della giustizia e con la proposta di una conversione radicale. Le questioni sociali, come anche la formazione al sacerdozio e la testimonianza di uno stile cristiano autentico, sono state subito tra le sue priorità. Una spinta in quest’azione, come lui stesso ha riconosciuto in un articolo sul periodico diocesano, è venuta dall’enciclica di Papa Bergoglio Fratelli tutti. E riguardo la nomina cardinalizia, ha tenuto a dire che si tratta di un grande incoraggiamento e di un atto di fiducia del vescovo di Roma non tanto alla sua persona, quanto a tutta la Chiesa e al popolo del Cile.
 

Cornelius Sim
Vescovo titolare di Puzia di Numidia
e Vicario apostolico di Brunei


È di discendenza cinese e dusun, etnia indigena del Borneo, il cardinale Cornelius Sim, primo nativo del Brunei Darussalam a ricevere la porpora. Un primato che segue quelli di primo sacerdote e primo vescovo del Sultanato del sud-est asiatico, indipendente dalla Gran Bretagna dal 1984, dove i cattolici sono un piccolo gregge: circa ventimila su quasi mezzo milione di abitanti — per due terzi seguaci della religione di Stato, l’islam sunnita — e per lo più stranieri. Di conseguenza, pur essendo pastore in uno dei Paesi più ricchi del mondo, guida una Chiesa locale tra le più piccole e giovani dell’intero pianeta, la quale con appena tre parrocchie si occupa soprattutto della cura d’anime di lavoratori filippini immigrati, mentre solo il 10 per cento dei battezzati sono cittadini bruneiani a pieno titolo. Nella nazione che si trova nella parte settentrionale dell’isola del Borneo, condividendo quest’ultima con Malaysia e Indonesia, il cardinale è nato quasi settant’anni fa, il 16 settembre 1951, a Seria, nel distretto di Belait, territorio di quella che allora era ancora la diocesi malese di Miri. Maggiore di sei figli, quattro maschi e due femmine, è cresciuto in una famiglia cristiana di terza generazione: suo nonno fu tra i primi a convertirsi nel Paese.

Ha frequentato la scuola cattolica, è stato chierichetto e ha fatto parte della Legione di Maria, fino alla fine del liceo. Trasferitosi in Scozia per studiare ingegneria, ha conseguito la laurea presso la Dundee University e dal 1978 al 1985 ha lavorato nell’industria petrolifera, principale fonte di reddito dello Stato il cui nome significa “Dimora della pace”.

Poi, alla morte del padre, ha deciso di iniziare un percorso vocazionale da adulto, che nel 1986 lo ha portato a lasciare l’Asia alla volta degli Stati Uniti d’America, dove ha conseguito nel 1988, all’età di 37 anni, un master in teologia (Christian ministry and renewal) presso l’Università francescana di Steubenville. Secondo l’ateneo dell’Ohio, Sim è stato il primo laureato del programma di discernimento a divenire sacerdote: infatti, al ritorno in patria ha iniziato a servire come amministratore parrocchiale nella comunità di San Giovanni a Kuala Belait, fino a ricevere il diaconato il 28 maggio 1989. Il 26 novembre successivo, solennità di Cristo Re, nella chiesa dell’Immacolata concezione a Seria, è arrivata l’ordinazione presbiterale per il clero di Miri, dalle mani del vescovo Anthony Lee Kok Hin.

Nel 1995 lo stesso presule lo ha voluto come proprio vicario generale per il territorio bruneiano della diocesi della Malaysia orientale. E quando il 21 novembre 1997, Giovanni Paolo II ha eretto la prefettura apostolica scorporandola da Miri, monsignor Sim ne è stato nominato primo prefetto apostolico. Vi ha fatto ingresso il 22 febbraio 1998 e al momento dell’elevazione della stessa a vicariato apostolico, il 20 ottobre 2004, Papa Wojtyła ha eletto ancora lui primo vicario apostolico di Brunei, assegnandogli la sede titolare di Puzia di Numidia. È stato ordinato vescovo il 21 gennaio 2005 dal nunzio apostolico Salvatore Pennacchio presso la cattedrale dell’Assunta, nella capitale Bandar Seri Begawan; co-consacranti sono stati John Ha Tiong Hock, arcivescovo metropolita di Kuching, e il “suo” vescovo Lee Kok Hin. Come motto ha scelto «Duc in altum», la frase del Vangelo di Luca (5, 4) che Giovanni Paolo ii adoperò come leitmotiv della lettera apostolica Novo millennio ineunte pubblicata alla fine del Giubileo del 2000.

Dal 2017 è vice presidente della Conferenza episcopale di Malaysia, Singapore e Brunei (Bcmsb), dopo esserne stato segretario generale per due anni; si tratta del secondo porporato nella storia della Bcmsb, dopo Anthony Soter Fernandez, arcivescovo emerito di Kuala Lumpur, creato da Papa Francesco nel concistoro del 2016 e morto il 28 ottobre scorso, tre giorni dopo l’annuncio del cardinalato per il vescovo Sim all’Angelus di domenica 25.
 

Augusto Paolo Lojudice
Arcivescovo di Siena - Colle
di Val d’Elsa - Montalcino (Italia)


Romano “de Roma”, nato in periferia e rimastovi a lungo come parroco e come vescovo ausiliare, ora svolge il ministero nel Senese, valorizzando lo straordinario tessuto civile della comunità toscana, dando voce a chi non ha voce, ascoltando. Ecco il profilo del cardinale cinquantaseienne Augusto Paolo Lojudice.

Nato il 1° luglio 1964 nel popolare quartiere di Torre Maura, è cresciuto frequentando la comunità parrocchiale di Nostra Signora del Suffragio e Sant’Agostino di Canterbury. Proprio in tale contesto ha maturato la vocazione, a contatto con le realtà pastorali giovanili in un territorio certamente non facile da vivere.

Portati a termine gli studi primari, ha conseguito la maturità classica nel 1983 al liceo Immanuel Kant (già San Benedetto da Norcia). Quindi si è preparato al sacerdozio, tra il 1983 e il 1989, come alunno del Pontificio seminario romano maggiore, frequentando i corsi di filosofia e teologia alla Pontificia università Gregoriana, dove nel 2002 ha conseguito anche la licenza in Teologia, con specializzazione in Teologia fondamentale.

Dall’allora cardinale vicario Ugo Poletti è stato ordinato diacono il 29 ottobre 1988 e poi presbitero il 6 maggio 1989.

Per tre anni è stato vicario parrocchiale a Santa Maria del Buon Consiglio, nel quartiere del Quadraro, poi a San Vigilio, all’Eur, dal 1992 al 1997. È stato quindi parroco a Santa Maria Madre del Redentore, a Tor Bella Monaca, dal 1997 al 2005. Tre esperienze diverse tra loro che gli hanno dato una visione pastorale più completa della sua Roma.

Ha svolto quindi il servizio di direttore spirituale nel Pontificio seminario romano maggiore dal 2005 al 2014 e contestualmente, a motivo di tale ufficio, è stato deputato della congregazione dei missionari dell’Istituto Imperiali Borromeo (2007-2014) e membro del consiglio presbiterale della diocesi di Roma (2010-2011). Inoltre, dal 2013 presiede, essendone tra i membri fondatori, l’associazione Dorean Dote onlus — in greco significa “date gratuitamente”(Mt 10, 8) — che gestisce un centro diurno al Tuscolano per il sostegno e l’accompagnamento di minori in stato di disagio socio-famigliare o a rischio di marginalità.

Nel 2014 ha lasciato la comunità del Maggiore per tornare alla missione di parroco, a San Luca evangelista al Prenestino. Ma ha potuto svolgere solo per breve tempo questo nuovo servizio in parrocchia. Infatti il 6 marzo 2015 Papa Francesco lo ha eletto vescovo titolare di Alba Marittima e nominato al contempo ausiliare della diocesi di Roma. Ha ricevuto l’ordinazione episcopale il 23 maggio, nella basilica di San Giovanni in Laterano, dal cardinale vicario Agostino Vallini. Co-consacranti sono stati i vescovi Romano Rossi, di Civita Castellana, e Paolino Schiavon, ausiliare di Roma. «Mihi fecistis» (Mt 25, 40) il suo motto episcopale.

Durante questo mandato è stato ausiliare per il Settore sud di Roma, vicario generale della diocesi suburbicaria di Ostia, incaricato del centro del Vicariato per la cooperazione missionaria tra le Chiese e membro di diritto del consiglio episcopale, del consiglio presbiterale, del consiglio dei prefetti e del consiglio pastorale diocesano.

In seno alla Conferenza episcopale italiana è segretario della commissione per le migrazioni, la stessa presieduta nella Conferenza dei vescovi della Regione Lazio dal 2017 al 2019. Nel medesimo biennio è stato anche assistente spirituale dell’Apostolato accademico salvatoriano, associazione pubblica di fedeli nella diocesi di Roma.

Nell’Urbe, prima come parroco, poi come vescovo, non ha avuto paura di prendere posizione per difendere le persone più deboli, gli emarginati, i rom, schierandosi anche accanto alle ragazze vittime della tratta.

Il 6 maggio 2019 Papa Francesco lo ha promosso alla sede metropolitana di Siena - Colle di Val d’Elsa - Montalcino, dove ha fatto ingresso il 16 giugno seguente. Come arcivescovo metropolita, il 29 giugno dello stesso anno ha ricevuto dal Pontefice nella basilica Vaticana il pallio, che gli è stato imposto il successivo 13 ottobre dall’arcivescovo Emil Paul Tscherrig, nunzio apostolico in Italia, nella cattedrale senese di Santa Maria Assunta.

Membro della Conferenza episcopale toscana, dal 30 settembre 2019 è vescovo delegato per le Migrazioni e per l’Evangelizzazione dei popoli e la cooperazione tra le Chiese.
 

Mauro Gambetti
Arcivescovo titolare di Tisiduo


Era stato proclamato da poco il Regno d’Italia e san Francesco non ne era ancora stato dichiarato patrono, quando Pio ix creava cardinale Antonio Maria Panebianco, religioso dei francescani conventuali. Sono trascorsi 159 anni da quel 27 settembre 1861 e ora un altro frate dell’ordine entra a far parte del Collegio cardinalizio. È il cinquantacinquenne emiliano Mauro Gambetti, custode generale del Sacro Convento di Assisi fino alla fine dello scorso mese di ottobre, quando ha lasciato l’incarico, assunto nel 2013, al confratello Marco Moroni.

Nato il 27 ottobre 1965 a Castel San Pietro Terme (Bologna), in una famiglia di imprenditori — suo padre è il fondatore di un’azienda metalmeccanica — ha trascorso l’infanzia a Imola, dove ha ricevuto la prima Comunione nella parrocchia di San Giovanni Nuovo e la cresima nella cattedrale di San Cassiano dal vescovo Luigi Dardani il 3 ottobre 1976. Dopo il liceo scientifico, si è iscritto all’università di Bologna, conseguendo la laurea in Ingegneria meccanica a indirizzo impiantistico. In quegli anni, ha iniziato i contatti con i francescani per un discernimento vocazionale.

Espletato il servizio militare obbligatorio, nel settembre del 1992 ha deciso di entrare nel postulato di Assisi, seconda tappa nel cammino vocazionale di ogni giovane mosso dal desiderio di diventare frate. Ha proseguito poi la formazione a Osimo con l’anno di noviziato, concluso il quale è stato ammesso alla professione religiosa. Emessa la prima il 29 agosto 1995 nella cittadina marchigiana, e quella solenne, il 20 settembre 1998, nella cattedrale di Imola, dopo aver conseguito il baccalaureato presso l’Istituto teologico di Assisi, ha perfezionato la preparazione accademica a Firenze, nella facoltà teologica dell’Italia centrale, ottenendo la licenza in Antropologia teologica.

Ordinato sacerdote l’8 gennaio 2000 nel santuario del Santissimo Crocifisso di Longiano (in provincia di Forlì-Cesena), retto dai Frati minori conventuali, ha seguito l’esempio dei fratelli del nonno paterno Antonio: padre Ermenegildo (1871-1927), missionario in Sud America, e don Carlo (1883-1945), prima parroco e poi canonico della cattedrale imolese. All’inizio del suo ministero, il superiore provinciale lo ha destinato proprio al santuario romagnolo, con l’incarico di animatore della pastorale giovanile e vocazionale per la regione. In questo compito, si è distinto per la capacità di coinvolgere le nuove generazioni, creando sintonia e portando avanti anche progetti come l’associazione di volontariato Homo Viator, per l’umanità in crescita.

Successivamente, dal 2005 al 2009, ha ricoperto l’incarico di guardiano della comunità francescana conventuale dello stesso santuario di Longiano.

Nella primavera 2009 è stato eletto ministro della provincia bolognese di Sant’Antonio di Padova e nel 2010 è stato nominato anche assistente regionale per l’Emilia-Romagna dell’ordine francescano secolare.

Il 22 febbraio 2013 ha ricevuto dal ministro generale Marco Tasca (oggi arcivescovo di Genova), con il consenso del definitorio, l’incarico di custode generale del Sacro convento di San Francesco in Assisi, per il quadriennio 2013-2017. Contestualmente l’arcivescovo Domenico Sorrentino, vescovo di Assisi - Nocera Umbra - Gualdo Tadino, lo ha nominato vicario episcopale per la pastorale della basilica papale di San Francesco e degli altri luoghi di culto retti dai Frati minori conventuali nella diocesi umbra.

Nel settembre 2017 è stato anche eletto presidente della Federazione intermediterranea dei ministri provinciali del suo ordine. Riconfermato custode generale del Sacro convento per il quadriennio 2017-2021, ha concluso in anticipo il suo mandato lo scorso 31 ottobre, dopo la nomina cardinalizia, lasciando una comunità che nel 2019 contava 80 frati e 30 tra chierici e novizi, provenienti da 21 nazioni, con una presenza incisiva di religiosi originari della Cina. Durante il suo servizio ha accolto Papa Francesco nelle tre visite compiute ad Assisi il 4 ottobre 2013, il 20 settembre 2016, per la Giornata mondiale di preghiera per la pace «Sete di pace, religioni e culture in dialogo», e nel pomeriggio del 3 ottobre scorso, quando sulla tomba del Poverello il Pontefice che ne ha preso il nome ha firmato la sua terza enciclica Fratelli tutti.

Lo scorso 22 novembre, nella basilica superiore, ha ricevuto l’ordinazione episcopale dal cardinale Agostino Vallini, legato pontificio per le basiliche di San Francesco e di Santa Maria degli Angeli. Co-consacranti sono stati l’arcivescovo Sorrentino e il vescovo di Imola, monsignor Giovanni Mosciatti. Gli è stata assegnata la sede titolare di Tisiduo, con dignità personale di arcivescovo.
 

Felipe Arizmendi Esquivel
Vescovo emerito di San Cristóbal de las Casas (Messico)


Considera la porpora come un sostegno del Papa alle popolazioni indigene, il cardinale messicano Felipe Arizmendi Esquivel, vescovo emerito di San Cristóbal de las Casas. Più che un titolo personale lo ritiene un riconoscimento a tanti presuli, sacerdoti e religiosi che servono con tutta l’anima le comunità emarginate, molti dei quali incontrati nella sua missione di pastore in una realtà segnata da profonde povertà come il Chiapas e nei diversi incarichi — fino a quello di segretario generale — ricoperti in seno al Consiglio episcopale latinoamericano (Celam).

Ottant’anni compiuti il 1° maggio, è nato nel 1940 a Chiltepec, nel municipio di Coatepec Harinas, che allora faceva parte dell’arcidiocesi di México e oggi è nella diocesi di Tenancingo. Ha frequentato la scuola primaria nel suo paese natale, per poi entrare nel febbraio 1952 — era tra gli alunni “fondatori” — nel seminario di Toluca, dove fino al 1956 ha seguito gli studi umanistici e, tra il 1957 e il 1959, quelli di filosofia. Da ottobre 1959 al giugno 1963 ha ricevuto la formazione teologica alla Pontificia università di Salamanca, in Spagna, dove ha ottenuto la licenza in Dogmatica, specializzandosi quindi anche in Liturgia. Divenuto diacono a Madrid, è stato ordinato sacerdote il 25 agosto 1963 a Toluca, nella cappella del seminario minore. Il giorno dopo ha celebrato la prima messa nel santuario mariano di Guadalupe.

Nella diocesi di Toluca è stato vicario parrocchiale a San Bernardino, poi prefetto degli studenti di Filosofia e professore in seminario, quindi di nuovo vicario parrocchiale, a Coatepec Harinas e poi a Zacualpan. Dal giugno 1967 al settembre 1970 è stato parroco di San Andrés Cuexcontitlán, nella comunità indigena otomí. Ed è dell’agosto 1967 la sua nomina nella commissione diocesana della liturgia, dov’è rimasto fino al settembre 1981. Nello stesso periodo, dal gennaio 1968, per tre anni ha diretto l’ufficio catechistico e tra il 1968 e il 1970 è stato membro del primo consiglio presbiterale: in seguito ne è divenuto segretario dal 1974 al 1976 e presidente tra il 1977 e il 1979.

Non ha mai perso di vista il seminario minore: nel settembre 1970 ha assunto gli incarichi di direttore spirituale (fino al luglio 1979) e di prefetto degli studi (fino al 1972). Inoltre nel 1968 ha iniziato a lavorare anche per le Jornadas de vida cristiana (lo ha fatto fino al 1980).

Sempre nel 1968 ha iniziato il servizio come professore di Liturgia e Teologia pastorale al seminario maggiore, restandovi fino al 1991. Dal marzo 1972 al dicembre 1973 è stato rettore del tempio San Felipe de Jesús. Inoltre è stato coordinatore diocesano della pastorale vocazionale (1974-1981) e della commissione per le comunicazioni sociali (1975-1976).

A livello nazionale è stato membro dell’ufficio della pastorale vocazionale (1978-1981), presidente della Organización de seminarios menores de México (dal 1984 al 1987) e a livello continentale ha presieduto la Organización de seminarios de América Latina dal 1985 al 1988. Rettore del seminario di Toluca dal 1981 al 1991, è stato — dal luglio 1989 al marzo 1991 — anche vicario generale della diocesi.

Nell’ottobre 1990 ha partecipato all’viii assemblea generale ordinaria del Sinodo dei vescovi, svoltasi in Vaticano sul tema «La formazione dei sacerdoti nelle circostanze attuali».

Il 7 febbraio 1991 è stato nominato vescovo di Tapachula e ha ricevuto l’ordinazione episcopale il 7 marzo successivo nella cattedrale di San José. «Cristo unico camino»” il suo motto episcopale. Nella diocesi al confine con il Guatemala ha dato vita a una intensa pastorale di “frontiera” con una particolare attenzione al fenomeno delle migrazioni.

Presidente della commissione per i seminari e le vocazioni in seno alla Conferenza episcopale messicana (1991-1997), è stato anche membro di quella per le vocazioni e ministeri del Celam (1992-1999), oltre a far parte delle commissioni del clero e per i rifugiati nella Conferenza episcopale messicana (1991-1994).

Nel 1992 ha partecipato alla quarta Conferenza generale dell’Episcopato latinoamericano a Santo Domingo e nel 1997 all’assemblea speciale del Sinodo dei vescovi per l’America.

Eletto segretario generale del Celam per il quadriennio 1999-2003, ha rinunciato all’incarico un anno dopo, perché nel frattempo, il 31 marzo 2000, è arrivata la nomina a vescovo di San Cristóbal de Las Casas. Il 1° maggio vi ha iniziato il suo servizio, durante il quale è stato presidente del Consiglio interreligioso del Chiapas (2001-2009), responsabile della sezione della pastorale indigena del Celam (2003-2007) e presidente della commissione della pastorale indigena della Conferenza episcopale messicana (2004-2009). Nel 2007 ha preso parte alla quinta Conferenza generale dell’Episcopato latinoamericano ad Aparecida.

Dal 2011 ha coordinato i lavori dell’ufficio del Celam per la teologia india. Tra il 2009 e il 2013 è stato responsabile della dimensione culturale nella commissione della pastorale profetica della Conferenza episcopale messicana. Tra il 2015 e il 2019 è stato membro del dipartimento cultura e educazione del Celam, come coordinatore della sezione dei popoli originari. E dal 2015 è anche responsabile della dimensione della dottrina della fede nella commissione della pastorale profetica della Conferenza episcopale del Paese.

Il 15 febbraio 2016 ha accolto Papa Francesco in visita a San Cristóbal de Las Casas, dove ha celebrato la messa davanti a oltre centomila fedeli.

Autore di numerosi libri e pubblicazioni su temi religiosi e sociali, ha rinunciato al governo pastorale della diocesi il 3 novembre 2017.
 

Silvano Maria Tomasi
Arcivescovo titolare di Asolo
Nunzio apostolico
Delegato speciale presso il Sovrano Militare
Ordine di Malta


A pochi giorni dall’annuncio della sua creazione cardinalizia, l’arcivescovo Silvano Maria Tomasi è stato scelto da Papa Francesco come suo delegato speciale presso il Sovrano militare ordine ospedaliero di San Giovanni di Gerusalemme, di Rodi e di Malta (Smom). E così a ottant’anni da poco compiuti, dopo essere stato segretario del Pontificio Consiglio della pastorale per i migranti e gli itineranti, nunzio apostolico in Africa orientale, osservatore permanente della Santa Sede a Ginevra e collaboratore del Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale, lo scalabriniano veneto si ritrova proiettato nella nuova delicata missione di collaborare al processo di aggiornamento della Carta costituzionale e del Codice melitense, come gli ha scritto il Pontefice nella lettera di nomina del 1° novembre scorso.

Nato il 12 ottobre 1940 a Casoni di Mussolente, in diocesi di Treviso, si è formato nella sua regione di origine e negli Stati Uniti d’America, a New York, dove ha studiato teologia e dove dal vescovo ausiliare Joseph Maria Pernicone è stato ordinato sacerdote il 31 maggio 1965 per la congregazione dei Missionari di San Carlo. Conseguiti la laurea in Scienze sociali e il dottorato in Sociologia alla Fordham University nella metropoli statunitense, è stato professore assistente di quest’ultima materia alla City University di New York (Richmond College e City College) e presso la New School of Social Reserch (1970-1974). Come direttore fondatore del Center for Migration Studies, Inc., ha avviato e diretto la rivista trimestrale «International migration review». Superiore provinciale della famiglia religiosa fondata dal beato Scalabrini, della quale diventa il secondo cardinale dopo Velasio De Paolis (1935-2017), ha svolto servizio pastorale nell’area newyorchese e ha pubblicato libri e articoli sul fenomeno migratorio.

Dal 1983 al 1987 è stato il primo direttore dell’ufficio della pastorale per i migranti e i rifugiati in seno alla Conferenza episcopale degli Usa. Grazie all’esperienza maturata in questo campo, Giovanni Paolo II lo ha chiamato in Vaticano nel 1989 come segretario del Pontificio Consiglio della pastorale per i migranti e gli itineranti. Dopo sette anni nella Curia romana, il 27 giugno 1996 è stato eletto alla Chiesa titolare di Cercina con titolo personale di arcivescovo e nominato nunzio apostolico in Etiopia ed Eritrea, delegato apostolico a Gibuti e osservatore presso l’Organizzazione dell’Unità africana (oggi Unione africana) con sede in Addis Abeba. Il successivo 17 agosto ha ricevuto l’ordinazione episcopale nella chiesa di San Rocco a Mussolente dal cardinale Angelo Sodano, segretario di Stato, co-consacranti l’arcivescovo Giovanni Cheli, suo precedente superiore come presidente del Pontificio Consiglio della pastorale per i migranti e gli itineranti, e il vescovo di Treviso, monsignor Paolo Magnani. «Cum libertate iustitia» il motto scelto.

Il 24 aprile 1999 è stato trasferito alla Sede titolare di Asolo e il 23 dicembre 2000, quando la delegazione apostolica è stata elevata al rango di nunziatura, è stato nominato primo nunzio apostolico a Gibuti.

Trascorsi sette anni nel Corno d’Africa, il 10 giugno 2003 è divenuto osservatore permanente della Santa Sede presso l’Ufficio delle Nazioni Unite ed Istituzioni specializzate a Ginevra e presso l’Organizzazione mondiale del commercio. Ha ricoperto tale incarico per tredici anni fino al febbraio 2016. La Cambridge University Press, casa editrice di proprietà del prestigioso ateneo britannico, ha pubblicato una selezione dei suoi interventi The Vatican in the family of nations: Actions of the Holy See at the UN and Other International Organizations in Geneva (2017, pp. 782). Nel frattempo, nel 2011, è stato nominato primo rappresentante della Santa Sede presso l’Organizzazione internazionale per le migrazioni.

Il 9 aprile 2016 Papa Francesco lo ha annoverato tra i membri del Pontificio Consiglio della giustizia e della pace, confluito poco dopo nel Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale.
 

Raniero Cantalamessa
Predicatore della Casa Pontificia


Tra i nuovi porporati è uno dei volti televisivi più noti, soprattutto per la sua partecipazione, tra il 1994 e il 2009, alla trasmissione su Rai Uno «A sua immagine», dove per quindici anni ha commentato ogni sabato il Vangelo della domenica successiva. Il cappuccino Raniero Cantalamessa è il quarto predicatore della Casa Pontificia a diventare cardinale: l’ultimo prima di lui aveva ricevuto la porpora da Leone xii nel 1826.

Nato il 22 luglio 1934 a Colli del Tronto, in diocesi di Ascoli Piceno, poco dopo la fine della Seconda guerra mondiale, nel 1946, è entrato tra i Frati minori cappuccini delle Marche. Nel 1951 ha iniziato il noviziato a Camerino e nel 1955 ha emesso la professione perpetua a Loreto. Conclusa la formazione, ha ricevuto l’ordinazione sacerdotale il 19 ottobre 1958 proprio nella basilica santuario della Santa Casa, dal vescovo Gaetano Malchiodi, vicario dell’amministrazione pontificia lauretana.

Nel 1962 ha conseguito il dottorato in Teologia all’università di Friburgo, in Svizzera, per poi passare all’università Cattolica del Sacro Cuore a Milano e laurearsi, nel 1969, in Lettere classiche, un indirizzo di studi scelto per comprendere meglio il greco e il latino e poter approfondire così i testi del Nuovo Testamento e dei padri della Chiesa. In quegli anni, è divenuto assistente di Giuseppe Lazzati e, dopo aver vinto un concorso, gli è succeduto sulla cattedra di Storia delle origini cristiane alla facoltà di Lettere dell’ateneo fondato da padre Agostino Gemelli. Successivamente, è stato anche direttore del dipartimento di Scienze religiose.

Dal 1975 al 1981 è stato membro della Commissione teologica internazionale. Per dodici anni ha fatto parte anche della delegazione cattolica per il dialogo con le Chiese pentecostali. Nel 1977, durante un soggiorno negli Stati Uniti d’America, ha ricevuto quello che viene chiamato “il battesimo nello Spirito Santo”, entrando a far parte del movimento del Rinnovamento nello Spirito. Lo ha sempre considerato tra le grazie più grandi della sua vita, dopo il battesimo, la professione religiosa e l’ordinazione sacerdotale.

Lasciato l’insegnamento accademico nel 1979, si è dedicato a tempo pieno al ministero della Parola, per rispondere a quella che sentiva come una “seconda chiamata”. Il 23 giugno 1980 Giovanni Paolo II lo ha chiamato a ricoprire l’incarico di predicatore della Casa Pontificia, come successore del confratello padre Ilarino da Milano, che per vent’anni era stato al servizio di quattro Pontefici: Giovanni XXIII, Paolo VI, Giovanni Paolo I e lo stesso Papa Wojtyła.

Svolge dunque questo ministero — nel quale è stato confermato da Benedetto XVI nel 2005 e da Papa Francesco nel 2013 — da ormai quarant’anni, durante i quali ogni settimana di Avvento (come farà anche quest’anno a partire dal 4 dicembre) e di Quaresima ha puntualmente offerto le sue meditazioni al vescovo di Roma e alla Curia. Per questa particolare vocazione apostolica, è stato chiamato a predicare in molti Paesi del mondo, spesso anche a membri delle comunità della Riforma e di Chiese non cattoliche. Nel 2010, nelle Filippine, ha parlato nel corso di una settimana di incontri a cui hanno partecipato 100 vescovi e 4.000 sacerdoti. Nel novembre 2015, su invito del primate Justin Welby, ha predicato al Sinodo generale della Chiesa anglicana, riunito nell’abbazia di Westminster alla presenza della regina Elisabetta ii.

Nel corso degli anni ha ricevuto attestati di stima e di riconoscenza da parte di varie realtà accademiche. In particolare, l’università Notre Dame di South Bend, in Indiana (Stati Uniti d’America), gli ha conferito la laurea honoris causa in Giurisprudenza, quella di Macerata in Scienze della comunicazione e quella francescana di Steubenville, nell’Ohio, in Teologia.

È autore di numerose opere e pubblicazioni, tradotte in oltre 20 lingue. Le prime, relative agli anni della presenza nell’università Cattolica, sono dedicate alla ricerca sui Padri della Chiesa. Tra queste: La cristologia di Tertulliano (1962, dissertazione per la tesi di laurea), e La Pasqua della nostra salvezza (1971). Cospicuo l’elenco dei saggi pubblicati in tale ambito sulle riviste «La Scuola cattolica» e «Vita e pensiero» tra il 1960 e il 1980. Vi è poi un gruppo di opere di genere omiletico o dedicate alla liturgia domenicale: La Parola e la vita (anno a: 1977, anno b: 1978, anno c: 1979); Gioia mia, Cristo è risorto! (1988); Gettate le reti (2001). Ha pubblicato anche una raccolta di volumi che rielabora la predicazione tenuta alla Casa pontificia: Gesù Cristo il Santo di Dio (1990), I misteri di Cristo nella vita della Chiesa (1992), Il mistero della Trasfigurazione (1999), Il potere della Croce (1999), Pasqua (2005); Il mistero di Pentecoste (1998) e Il canto dello Spirito (1997), Dalla Croce la perfetta letizia (2001).

Dal 2009, quando non è impegnato nella predicazione, vive nell’eremo dell’Amore misericordioso di Cittaducale, in diocesi di Rieti, prestando il servizio sacerdotale a una piccola comunità di monache claustrali. Anche a motivo dell’età, il cappuccino ottantaseienne — in base al canone 351 del Codice di diritto canonico — ha chiesto a Papa Francesco la dispensa dall’ordinazione episcopale.
 

Enrico Feroci
Arcivescovo titolare di Passo Corese
Parroco a Santa Maria del Divino Amore a Castel di Leva


Dopo esser stato parroco a Roma e direttore della Caritas diocesana, da poco più di due anni monsignor Enrico Feroci è alla guida del santuario mariano amato dai romani: quello della Madonna del Divino Amore a Castel di Leva. E nella sua nomina cardinalizia legge un gesto del Papa non fatto a lui personalmente, ma a tutti i preti dell’Urbe.

Ottantenne, è nato il 27 agosto 1940 a Pizzoli, piccolo centro abruzzese nella zona dell’Alto Aterno e nel territorio del parco nazionale del Gran Sasso, nell’arcidiocesi dell’Aquila. Figlio di Iolanda, morta nel 2019 a 102 anni, e di Oreste Feroci, ha una sorella, Dionilla.

A undici anni è entrato nel Pontificio seminario romano Minore e dopo gli studi liceali classici è divenuto alunno al Maggiore. Qui ha appreso due punti fermi che ha mantenuto per tutta la vita: Sub umbra Petri e Ad pedes Dominae meae, cioè all’ombra di Pietro e ai piedi di Maria.

Alla Pontificia università Lateranense ha studiato filosofia, teologia e diritto. Per poi ottenere il master di educatore di comunità e in psicologia alla Pontificia università Salesiana e all’università La Sapienza di Roma.

Ordinato sacerdote il 13 marzo 1965, il suo primo incarico è stato per pochi mesi quello di vice parroco a Santa Maria Consolatrice, nel quartiere popolare di Casal Bertone. Nell’ottobre dello stesso anno è stato chiamato come prefetto nella comunità del seminario Minore. E ad agosto del 1966 è divenuto assistente ed economo del seminario Maggiore.

È ritornato, quindi, al Minore come vice rettore dal settembre 1968 al luglio 1976, quando è stato nominato vice parroco di San Frumenzio ai Prati Fiscali. Nel frattempo ha svolto anche il servizio di segretario del cardinale romano Giuseppe Antonio Ferretto, morto il 17 marzo 1973, che era stato insignito della porpora da Giovanni xxiii, aveva partecipato ai lavori del concilio Vaticano II ed era stato penitenziere maggiore.

È diventato parroco il 1° gennaio 1981, raccogliendo l’eredità di monsignor Carlo Graziani, morto improvvisamente, suo riferimento spirituale già nel periodo del seminario. Per ventiquattro anni ha guidato la comunità di San Frumenzio, dotandola dell’attuale chiesa — inaugurata nel 1984 — e avendo come linea guida le parole disponibilità, comunione e attenzione. Dal 1° luglio 2004 ha iniziato un nuovo servizio come parroco a Sant’Ippolito, vivendo così una nuova dimensione pastorale in un altro contesto di Roma. Ed è in questo periodo — esattamente il 5 febbraio 2006 — che avviene un fatto per lui dolorosissimo: l’uccisione in Turchia del suo fraterno amico don Andrea Santoro, nella chiesa di Santa Maria a Trabzon dove era missionario fidei donum. Di don Santoro — cinque anni più giovane di lui — ha sempre rilanciato la forte testimonianza di santità.

Nella comunità di viale delle Province è rimasto fino al 1° luglio 2009, quando il cardinale vicario lo ha nominato direttore della Caritas diocesana, una missione in prima linea tra le tantissime emergenze sociali della città. In tale veste ha anche presieduto la Fondazione Caritas Roma e la Fondazione anti-usura Salus populi Romani. È stato inoltre presidente della Cooperativa Roma Solidarietà e, dal 2011, consultore del Pontificio consiglio della Pastorale per i migranti e gli itineranti. Dal 1° settembre 2015 è, inoltre, canonico e camerlengo della basilica Lateranense.

Dopo nove anni, nell’agosto 2018 ha quindi lasciato l’incarico alla Caritas, che ha sempre considerato una scuola di umanità declinata attraverso le diverse opere portate avanti nella Cittadella della carità Santa Giacinta, a via Marsala, a villa Glori e nelle tante case famiglia e centri di accoglienza e ascolto da essa gestiti.

Nel frattempo, nel novembre 2017 il cardinale vicario lo ha nominato presidente dell’associazione pubblica clericale degli Oblati figli della Madonna del Divino Amore, affidandogli il 1° settembre 2018 la responsabilità di rettore del santuario mariano sulla via Ardeatina e dell’annesso seminario. Dalla stessa data dell’anno successivo è anche parroco di Santa Maria del Divino Amore a Castel di Leva.

In vista della creazione cardinalizia Papa Francesco gli ha assegnato la sede titolare di Passo Corese con titolo personale di arcivescovo. Domenica 15 novembre 2020 monsignor Feroci — che ha chiesto di restare parroco, come fece l’oratoriano Giulio Bevilacqua ai tempi di Paolo VI — ha ricevuto l’ordinazione episcopale, proprio al Divino Amore, dal cardinale vicario Angelo De Donatis. Alla celebrazione era presente monsignor Tommaso Fanti, 101 anni, che è all’origine della sua vocazione sacerdotale.

Nella diocesi di Roma ha ricoperto numerosi incarichi. In particolare, è stato prefetto (vicario decanale) della nona prefettura; segretario del Settore nord; membro dei consigli presbiterale, dove si è occupato anche di sostentamento del clero, ed economico, dove ha seguito anche la costruzione delle nuove Chiese, e del collegio dei consultori.