· Città del Vaticano ·

Cambiamento d'epoca

I giovani e il Digital Age: opportunità e sfide

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28 novembre 2020

Siamo consapevoli di vivere in un’epoca caratterizzata dalla diffusione e produzione di strumenti digitali: tutto viene trasformato in dati numerici che sono elaborati e modificati da strumenti elettronici come smartphone, tablet e computer. Ma come questo impatta soprattutto le giovani generazioni?

L’effetto della esponenziale digitalizzazione della comunicazione e della società ha un’influenza soprattutto sui giovani. Sono ormai un classico le analisi di Marc Prensky che vede in atto una vera e propria trasformazione antropologica: l’avvento dei nativi digitali. Nativo digitale (in inglese digital native) è una espressione che viene applicata ad una persona che è cresciuta con le tecnologie digitali come i computer, internet, telefoni cellulari e mp3. L’espressione viene utilizzata per indicare un nuovo e inedito gruppo di studenti che sta accedendo al sistema dell’educazione. I nativi digitali nascono parallelamente alla diffusione di massa dei computer a interfaccia grafica nel 1985 e dei sistemi operativi a finestre nel 1996. Il nativo digitale cresce in una società multischermo, e considera le tecnologie come un elemento naturale non provando nessun disagio nel manipolarle e interagire con esse.

Un nativo digitale, per Prensky, è come plasmato dalla dieta mediale a cui è sottoposto: in cinque anni, ad esempio, trascorre 10.000 ore con i videogames, scambia almeno 200.000 email, trascorre 10.000 ore al cellulare, passa 20.000 ore davanti alla televisione guardando almeno 500.000 spot pubblicitari dedicando, però, solo 5.000 ore alla lettura.

Questa dieta mediale produce, secondo Prensky, un nuovo linguaggio, un nuovo modo di organizzare il pensiero che modificherà la struttura cerebrale dei nativi digitali. Multitasking, ipertestualità e interattività sono, per Prensky, solo alcune caratteristiche di quello che appare come un nuovo e inedito stadio dell’evoluzione umana. Inoltre Prensky sostiene che, sia pure in modo irregolare e alla nostra personale velocità, ci muoviamo tutti verso un potenziamento digitale che include le attività cognitive.

Il potenziamento digitale in ambito cognitivo, reso possibile da laptop, database online, simulazioni tridimensionali virtuali, strumenti collaborativi online, smartphone e da una serie di altri strumenti specifici per diversi contesti, è oggi per Prensky una realtà in molte professioni, anche in campi non tecnici come la giurisprudenza e le discipline umanistiche.

Il Digital Age apre anche delle sfide, soprattutto in ambito educativo. Dobbiamo guardare ai giovani per aiutarli a divenire degli adulti in un’epoca di digitale. Come trasmettere alle nuove generazioni il patrimonio di valori acquisiti e la tensione al bene che caratterizza la nostra identità?

di Paolo Benanti