· Città del Vaticano ·

«La notte si avvicina» di Loredana Lipperini

Di nebbia e di sospetto

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24 novembre 2020

«C’è sempre qualcuno che arriva da fuori, e porta il germe, e quel germe si diffonde per contagio, fino a che non c’è più nessuno da contagiare». Duro, gotico, disturbante: eccolo il romanzo che meglio di qualsiasi reportage, inchiesta o servizio, fotografa l’anima che sembra dominare questo nostro tempo. Ambientato nell’Italia del 2008, ai tempi di Gioca Jouer martellante fino alla nausea, La notte si avvicina (Bompiani 2020) ruota attorno a Vallescura, un paese sperduto ai piedi delle montagne che, dopo il terremoto, si ritrova alle prese con una nuova tragedia — un’epidemia di peste. Sapientemente orchestrati da Loredana Lipperini, sono molti gli elementi che compongono questo romanzo innervato di donne e vibrante di ferocia, odio, colpe e sospetti: il fastidio per i vecchi, la natura che infuria, lo sguardo che si fa letteralmente mortifero quando è rivolto solo a se stessi, la malattia vista come punizione, la claustrofobia asfissiante di tante comunità, il cambiamento che è solo sventura. E su tutto loro, gli stranieri, i diversi, i non-omologabili che sono sempre e comunque i colpevoli.

Certo, davanti al male — nebbia sottile che invade ogni pertugio — c’è qualcuna che almeno si chiede se, rallentando il passo, avrebbe potuto cambiare qualcosa; c’è chi che prova a guardare con compassione restituendo umanità; ci sono le spine nel cuore che almeno non danno pace, impedendo di considerare le nostre vite delle vite felici. Ma i mostri ci sono, restano, e ci interrogano. Ricordandoci che «la peste è il sospetto».

di Giulia Galeotti