· Città del Vaticano ·

«Il viaggio di Halla» di Naomi Mitchison

Biancaneve in mezzo agli orsi

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24 novembre 2020

Cara Giulia, cercavo in libreria un libro adatto a un adolescente, un regalo. «È una favola» mi ha detto la libraia, vedendo che guardavo nello scaffale per i ragazzi, un volumetto blu e oro con un drago e un orso tratteggiati sulla copertina. Non regalo mai libri che non conosco, così l’ho letto prima di farne dono. Non credo che il settore bambini sia il posto giusto per un libro così. Il viaggio di Halla (Roma, Fazi, 2020, pagine 180, euro 15, traduzione di Donatella Rizzati) non è semplicemente un libro di fantasia ma nasconde in filigrana molto altro.

Cara Flaminia, è vero, l’incipit e tutto l’andamento della narrazione sono in linea con la fiaba. Il libro inizia con un re che allontana la piccola figlia perché la sua nuova giovane moglie, crudele come la matrigna di Cenerentola, glielo impone. E, come in Biancaneve, la nutrice dovrebbe abbandonarla nel bosco a un destino di morte invece decide di proteggerla e, trasformatasi in un’orsa, la alleva. In realtà è la struttura di base di cui si è occupato Propp. Ci sono “funzioni” ricorrenti, un equilibrio iniziale che viene interrotto, un allontanamento, la nostra eroina poi avrà tante prove da superare, incontrerà figure di “aiutanti”, come la nutrice, e infine il ristabilimento dell’equilibrio.

Flaminia: Halla impara la lingua degli orsi e poi quella dei draghi e infine tutte le lingue degli umani e degli animali e riuscirà a muoversi con sicurezza in un mondo primitivo, pieno di caverne, foreste, lotte, sangue. Naomi Mitchison — intima amica di J.R.R. Tolkien e tra i primi a leggere Lo Hobbit — ha la capacità di interrompere le atmosfere cupe e terragne con una dimensione più alta e leggera e a rendere il ritmo narrativo brillante e mai noioso. La sua visione del mito di interpretazione campbelliana, poi, ripresa da Christopher Vogler per dare vita alla nervatura del suo eroe, archetipo mai stereotipo, trasporta il lettore in una dimensione immaginaria che stupisce. L’ordine sociale apparentemente sovvertito si dimostra invece solido e concreto e le peripezie della piccola protagonista altro non saranno che la sua personale metamorfosi interiore.

Giulia: Il lungo viaggio di Halla è un libro che può essere letto a tanti livelli, mescola soprattutto il mondo della mitologia norrena precristiana con riferimenti e legami alla mitologia greca e infine accenni al cristianesimo. Le Norne, filatrici dei destini umani, così come le Moire e le Parche… Odino che, come Zeus fece con Crono, può divenire signore del mondo solo dopo aver ucciso il padre… Ma non c’è forse nella Bibbia, alle origini, l’uccisione di Abele?

Flaminia: L’incontro con Odino condurrà Halla ad abbandonare il mondo dei draghi e delle valchirie e a tornare nel suo mondo, quello degli umani. Conoscerà Bisanzio, palazzi regali, monasteri, navi che solcano i mari. Dalle atmosfere del nord Europa la ritroviamo a Olbia insieme a innumerevoli compagni di viaggio. Sembra che trovi l’amore accanto a Tarkan Der ma poi si sottrae, è ancora un’anima acerba e generosa. Halla è pronta a cederlo alla bella Alfeida da sempre innamorata di lui. Compaiono parole e concetti di odio e perdono, di bene e male come se solo a un certo punto Halla comprendesse davvero quanto male le sia stato inflitto dalla sua famiglia, ma forse ha avuto in cambio qualcosa si più prezioso della vita da principessa. Odino è il padre di tutto e di tutti ed è in nome di quel legame che Halla troverà il coraggio di sentirsi libera.

Giulia: A un certo punto compare la parola «Dio», e il viaggio di Halla, che era stato caratterizzato dalla scorribanda tra foreste, luoghi impervi, lotte sanguinarie, assume una dimensione ascensionale, verticale. Halla vola, sale in alto, è leggera. Tanto leggera da non aver più bisogno neanche del mantello che le era rimasto attaccato fino a quel momento come un paio d’ali. E dell’attesa Battaglia finale (Apocalisse?) dirà: «È difficile mantenere i propri nemici. Dev’essere problematico anche per gli dei e i giganti. Forse anche loro sono arrivati a capirsi. Se è così, non ci sarà nessuna Battaglia finale».

di Giulia Alberico
e Flaminia Marinaro