· Città del Vaticano ·

Al Tuscolano aperto il centro Fonte d’Ismaele per le donne emarginate e i loro bambini

Poche chiacchiere

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21 novembre 2020

La solidarietà non chiude per paura. Anzi — pur con tutte le precauzioni del caso — rilancia. E così ecco che giovedì pomeriggio, 19 novembre, è stato inaugurato a Roma, significativamente in un’ala della storica scuola delle Figlie di Maria Ausiliatrice in via Chiovenda al Tuscolano, il centro Fonte di Ismaele che, gratuitamente, è rivolto a donne, con bambini, che si trovano in condizione di emarginazione sociale.

Con lo stile delle “poche chiacchiere” l’iniziativa è stata realizzata dalle associazioni Medicina solidale e Dorean Dote con l’Elemosineria apostolica. A tagliare il nastro è stato il cardinale elemosiniere Konrad Krajewski con il cardinale designato Paolo Lojudice, oggi arcivescovo di Siena - Colle di Val d’Elsa - Montalcino, ma prete “de Roma” e profondo conoscitore delle emarginazioni periferiche dove, oltretutto, ha maturato la sua vocazione. E Lojudice è anche presidente proprio dell'associazione Dorean Dote — “date gratuitamente”, in greco — «che aiuta i minori più fragili».

A rilanciare la solidarietà al tempo del covid-19 era presente anche l’arcivescovo Gianpiero Palmieri, vice-gerente della diocesi di Roma. E a far gli “onori di casa” Lucia Ercoli, coordinatrice di Medicina solidale, che dal 2018 ha promosso l’osservatorio Fonte di Ismaele per i minori vulnerabili. Alla semplice cerimonia di inaugurazione hanno partecipato, tra gli altri, anche Andrea Arcageli, direttore della Direzione di sanità ed igiene del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano; Mariella Enoc, presidente dell’ospedale Bambino Gesù; monsignor Pierpaolo Felicolo, direttore dell’Ufficio diocesano Migrantes; Veronica Mammì, assessore capitolino per il sociale, e Maria Teresa Bellucci, componente della commissione parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza.

Significativa la presenza di Francesca Dall’Oglio: è a suo fratello, il gesuita Paolo, rapito in Siria nel 2013, che il centro è stato simbolicamente dedicato per riproporre, anche nella “sua” Roma, la visione di un testimone che individuava proprio «nell’esclusione di Ismaele una situazione esistenziale in cui Dio si rende presente dando l’acqua per attraversare il deserto». E oggi troppi “piccoli Ismaele” sopravvivono nel deserto delle periferie delle città.

Il nuovo centro, fa presente Lucia Ercoli, «si propone come servizio sociosanitario integrato, a bassa soglia di accesso, garantito da personale medico volontario qualificato. Può fare diagnostica e ha una farmacia, distribuisce alimenti e propone attività integrative sociali». Ai percorsi psicologici ci pensano gli specialisti del Bambino Gesù.

È, insomma, un riferimento — in piena pandemia — per accogliere e tutelare chi è nel disagio, togliendo di mezzo ostacoli economici o burocratici. L’obiettivo è chiaro: «Garantire cure gratuite e sostegno sociale, per far sì che nessun minore sia privato del diritto all’infanzia».

di Giampaolo Mattei