· Città del Vaticano ·

Il segretario di Stato a un simposio sull’antisemitismo

Quella lettera di Gasparri

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20 novembre 2020

Settantacinque anni dopo la liberazione del lager di Auschwtiz, com’è possibile che ci siano ancora persone che perseguitano altre persone? Non ha usato giri di parole il cardinale segretario di Stato Pietro Parolin intervenendo, nel pomeriggio di giovedì 19 novembre, a conclusione del simposio online «Never Again: Confronting the Global Rise of Anti-Semitism» promosso dall’ambasciata degli Stati Uniti d’America presso la Santa Sede.

«Negli ultimi anni — ha affermato — abbiamo assistito alla diffusione di un clima in cui l’odio antisemita si è manifestato attraverso una serie di attacchi in vari Paesi. La Santa Sede condanna ogni forma di antisemitismo».

E ha scelto le parole scritte il 9 febbraio 1916 dal cardinale Pietro Gasparri, suo predecessore nell’incarico di segretario di Stato, per confermare e rilanciare l’impegno inequivocabile contro l’antisemitismo. In una lettera — recentemente ritrovata nell’archivio della sezione per le Relazioni con gli Stati della Segreteria di Stato — al Comitato ebraico americano, che chiedeva una risposta alla violenza contro gli ebrei nel contesto della prima guerra mondiale, il cardinale Gasparri scriveva — a nome di Benedetto xv — che i diritti naturali dell’uomo devono essere «osservati e rispettati anche in relazione ai figli di Israele come dovrebbe essere per tutti gli uomini, perché non sarebbe conforme alla giustizia e alla religione stessa discostarsi solo a causa di una differenza di fede religiosa».

Il cardinale Parolin ha condiviso anche la risposta del Comitato ebraico americano: una storica «enciclica magistrale» che è una «inequivocabile richiesta di uguaglianza per gli ebrei, e contro il pregiudizio per motivi religiosi». E il segretario di Stato ha riproposto le parole del Papa: ogni forma di antisemitismo è «un rifiuto delle nostre origini cristiane».

«Gli ebrei sono nostri fratelli e sorelle e siamo orgogliosi di averli come tali» ha affermato il cardinale. «Condividiamo un ricco patrimonio spirituale che deve essere sempre rispettato e apprezzato. Stiamo crescendo nella comprensione reciproca, nella fraternità e negli impegni condivisi».

«Condannare inequivocabilmente qualsiasi forma di antisemitismo — ha detto il segretario di Stato — è un aspetto fondamentale per affrontare il problema e, di fatto, aiuta a combatterlo. Tuttavia, dobbiamo chiederci se è sufficiente condannarlo o se sono necessarie altre considerazioni e misure». Per questo, ha aggiunto, «il ri-emergere dell’odio contro gli ebrei, insieme ad altre forme di persecuzione contro cristiani e musulmani e membri di altre religioni, deve essere analizzato alle sue radici».

Nell’enciclica Fratelli tutti , ha proseguito il porporato, Papa Francesco ha proposto «una serie di considerazioni e modi tangibili su come costruire un mondo più giusto e fraterno, nella vita sociale, nella politica e nelle istituzioni». Denunciando le «distorsioni di molti concetti fondamentali» che finiscono per far rispuntare anche il razzismo.

Tra le «nubi scure» indicate dal Papa per spiegare le «ragioni dell’ascesa dell’antisemitismo» c’è anche, ha affermato il cardinale Parolin, la «perdita del significato della storia». E proprio Francesco ricorda che, «per superare tante forme deplorevoli di odio, abbiamo bisogno» della memoria.

«La Santa Sede — ha fatto presente — ritiene che, insieme a un ricordo vivo di ciò che è accaduto in passato, anche il dialogo interreligioso sia uno strumento indispensabile per combattere l’antisemitismo».

In conclusione, il cardinale Parolin ha condiviso la sua «speranza che quanto più i cristiani e gli ebrei crescono nella fraternità, nell’amicizia sociale e nel dialogo, tanto meno l’antisemitismo sarà possibile perché “l’inganno è nella mente di chi progetta il male, ma chi consiglia la pace ha gioia” (Proverbi 12, 20)».