· Città del Vaticano ·

È morto il patriarca Irinej

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Da dieci anni guidava la Chiesa ortodossa serba

20 novembre 2020

Appena tre settimane fa aveva presieduto a Podgorica i funerali del metropolita di Montenegro, Amfilohije, morto di coronavirus. Oggi 20 novembre, di prima mattina, il covid-19, che nel frattempo lo aveva colpito costringendolo al ricovero in un ospedale di Belgrado, ha portato via anche lui, all’età di 90 anni. Irinej, al secolo Miroslav Gavrilović, era dal 2010 patriarca di Serbia, nazione a stragrande maggioranza cristiana ortodossa la cui Chiesa estende parte della sua giurisdizione (eparchie) in Bosnia ed Erzegovina, Montenegro e Croazia. Nato il 28 agosto 1930 nel villaggio di Vidova, vicino a Čačak, entrò presto nel seminario di Prizren laureandosi alla Facoltà di teologia di Belgrado. Dopo aver assolto il servizio militare, venne nominato lui stesso insegnante nel seminario di Prizren. Prima di insediarsi come professore nell’ottobre 1959, ricevette il rango monastico nel monastero di Rakovica dal patriarca serbo German, con il nome di Irinej. Il giorno del Venerdì Santo dello stesso anno, fu ordinato ieromonaco nella chiesa di Ružica a Kalemegdan. Venne quindi inviato ad Atene per gli studi post-laurea. Nominato nel 1969 alla guida della scuola del monastero di Ostrog, tornò poi a Prizren con la carica di rettore del “suo” seminario. Nel 1974 diventò vicario del patriarca serbo con il titolo di vescovo di Moravica e nel 1975 vescovo di Niš, carica ricoperta per ben trentacinque anni. Morto nel novembre 2009 il patriarca Pavle, Irinej venne eletto, il 22 gennaio 2010, quarantacinquesimo patriarca di Serbia e contestualmente arcivescovo di Peć (sede del monastero patriarcale) e metropolita di Belgrado e Karlovci. Il 28 agosto scorso, giorno del suo novantesimo compleanno, aveva ricevuto gli auguri di molti capi religiosi ortodossi fra cui il patriarca di Mosca, Kirill, il patriarca di Costantinopoli, Bartolomeo, e il patriarca di Romania, Daniel, ma anche — riferì il sito del patriarcato di Serbia — quelli di Papa Francesco. Oggi i messaggi giunti al patriarcato di Serbia sono invece di cordoglio e tristezza, come quello del presidente della Repubblica, Aleksandar Vučić, che su Instagram ha scritto: «È stato un onore averti conosciuto». Kirill, molto legato a Irinej, ha commemorato il fraterno amico durante una divina liturgia nella quale ha ricordato anche la morte (ieri, sempre per coronavirus) del metropolita di Kazan e Tatarstan, Feofan. In Serbia le campane hanno suonato a lutto in tutte le chiese e molti fedeli sono accorsi ad accendere candele. Non è stato ancora reso noto il giorno in cui si svolgeranno i funerali del patriarca.

di Giovanni Zavatta