· Città del Vaticano ·

Con gli occhi delle bambine

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L’edizione 2020 dell’«Atlante» pubblicato da Save the Children

20 novembre 2020

Parafrasando una celebre frase di Simone De Beauvoir potremmo dire che «bambine non si nasce ma si diventa». Già l’infanzia e l’adolescenza della donna sono segnate da stereotipi, pregiudizi, impedimenti, divieti, condizioni e condizionamenti che faranno di lei il «secondo sesso».

Li esamina, con attenzione, puntigliosità e precisione quasi entomologica Con gli occhi delle bambine. Atlante dell’infanzia a rischio voluto da Save the Children e curato da Vichi De Marchi. Trecento pagine di dati, notizie, foto, numeri, racconti che disegnano l’universo delle “piccole donne” nel mondo degli uomini, illuminano i cambiamenti, danno voce alla resilienza, mettono in primo piano virtù e valori nascosti ma indispensabili per il mondo di domani. L’Atlante non è solo Dalla parte delle bambine, come recita il titolo del celebre libro di Elena Gianini Belotti di qualche decennio fa ma — ed è questo a parere di chi scrive l’aspetto più importante — guarda il mondo con i loro occhi, osserva, giudica e propone. Perché bisogna fare in fretta, mettere l’acceleratore al mondo. Altrimenti neppure le bambine di oggi raggiungeranno la parità cui hanno già aspirato le loro nonne e le loro madri. Secondo il Gender Gap Report 2020, se il mondo continua ad andare come va, la parità di genere non sarà raggiunta prima di 99,5 anni. «Nessuno di noi — ha annunciato il World Economic Forum — nel corso della propria vita, vedrà la parità di genere e neppure molti dei nostri figli». Le bambine hanno ragione a premere sull’acceleratore.

Nella prima parte dell’Atlante troverete la prima montagna da scalare: quella degli stereotipi. Di una vera e propria montagna si tratta, talmente imponente che pare impossibile superarla per approdare, finalmente, nelle valli della libertà e dell’autonomia. Pregiudizi antichi ma ancora ben radicati: le bambine e non i bambini devono apprendere i lavori domestici, la loro affermazione nel lavoro è irrilevante, come lo è il loro interesse per la politica, quando studiano sono più adatte alla letteratura che alla scienza, ecc.

Convinzioni profonde magari non più pronunciate apertamente ma che determinano ancora comportamenti e scelte. E che si trovano dappertutto, nelle parole in famiglia, nei libri di scuola, nei giochi, nella pubblicità, nei messaggi diffusi dai mass media. Sono tanti e costruiscono una sola unica narrazione alla quale ribellarsi. Combatterli, quindi. Dalla scrittrice nigeriana Chimamanda Ngozi Adichie il consiglio più preciso: «Non dire mai a tua figlia che deve fare una cosa o che non la deve fare “perché sei femmina”, Perché “sei una femmina” non è mai una buona ragione. In nessun caso».

Sono molte, moltissime nel mondo le bambine, le adolescenti, le giovani che hanno deciso di superare le montagne, non solo quella del pregiudizio, ma quelle che la accompagnano: le montagne della discriminazione, nella famiglia, nello studio, nel lavoro, nello sport, nella politica, nella scienza. Ed ecco che possiamo vedere un primo significativo cambiamento. Non sono più le “prime donne”, le pioniere dell’eguaglianza, i modelli di eccellenza alle barriere poste al femminile, donne emerite ma sole, a raggiungere la vetta. Oggi ad arrampicarsi sono in tante e alla vetta ci stanno arrivando. Anche se con grande fatica.

Sette gradi dell’arrampicata. Così s’intitola la seconda parte dell’Atlante che esamina le difficoltà delle bambine. Numeri, dati statistiche dai quali emerge la povertà, la carenza di servizi sociali l’ascensore sociale da anni ormai fermo, la scuola che discrimina, il lavoro che non c’è, la depressione e la rinuncia. In quest’arrampicata dura e tenace emerge ancora, dove meno la si aspetta, l’ostilità sociale, il pregiudizio che diventa discriminazione Anche quando le ragazze riescono a superare le difficoltà scolastiche, anche quando sono più brave, più recettive, più capaci nel mondo della scuola — le statistiche lo dimostrano con assoluta chiarezza — poi trovano un blocco. Nel momento in cui devono inserirsi nel mondo del lavoro, hanno meno scelte, meno opportunità. Capita a molte, a moltissime, anche alle laureate che hanno concluso gli studi brillantemente. Il mercato del lavoro le ferma, quando non le respinge, le difficoltà, fino allora superate, diventano insormontabili.

Le giovani donne non si ritirano, le bambine non rinunciano ai loro sogni. Continuano. «Tra soste obbligate e qualche ritorno indietro queste ragazze proseguono la scalata. Un passo dietro l’altro anche se il percorso e accidentato». Ed è facile incontrare crepe e burroni. Sulla loro strada c’è la molestia, la violenza, il bullismo, le malattie del corpo e dell’anima, l’anoressia e la bulimia. Profondità oscure nelle quali è facile precipitare. Eppure… eppure vanno avanti. Hanno raggiunto vetta? La raggiungeranno. Sono a un passo. «Lassù so che il mondo è di genere femminile, è forza luce, aria… Per i maschi una cima è un desiderio esaudito, per me è il punto di congiunzione con tutto il femminile di natura», si legge in un passo di Sulla traccia di Nives di Erri De Luca posto all’inizio dell’ultima parte dell’Atlante. Ed ecco i dati — positivi e consistenti — sulle donne che già ce l’hanno fatta, le prime schegge di un soffitto di cristallo non ancora infranto, ma già scheggiato. Le donne che vincono. Nel lavoro nello sport, nella scienza, nella politica, nella magistratura. Non sono tutte ma sono tante. Modelli ormai diffusi. A loro le bambine possono guardare. Ci sono dovunque. Nei gradi più alti del potere e nelle piazze a lottare per i diritti. When Girls Rise, We All Rise è lo slogan di GirlUp di un movimento di giovanissime impegnate nella promozione dei diritti e delle opportunità per le bambine e per le adolescenti. Angela Merkel, Ursula van der Leyen, Cristina Lagarde sono in cima al potere decisionale europeo. Ma Greta e Malala, vogliono cambiare il pianeta. Le giovani e le meno giovani già disegnano un mondo nuovo. Si affermano e propongono nuove soluzioni a problemi finora irrisolti. Si guardano attorno con attenzione e convinzione: il mondo «con gli occhi delle bambine» è già un migliore.

di Ritanna Armeni