· Città del Vaticano ·

DONNE E UOMINI NELLA CHIESA/8
La chiamata battesimale coinvolge tutti

Il triplice «munus» dei laici

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19 novembre 2020

Il primo passo da compiere quando si inizia a riflettere è quello di delimitare accuratamente il campo della ricerca e, quindi, si deve subito precisare che qui non ci si occupa del sacerdozio ministeriale, fondato sul sacramento dell’ordine, né, tanto meno, dell’esclusione delle donne da esso. L’attenzione si porta, invece, sul triplice munus per il quale tutti i fedeli, in virtù del loro battesimo che li incorpora a Cristo, sacerdote, profeta e re, costituiscono, a loro volta e derivatamente, un popolo sacerdotale, profetico e regale.

Il fondamento di questo triplice munus è, come si è ora accennato, il battesimo e da ciò deriva una prima fondamentale conseguenza che è quella del carattere assolutamente personale di tale munus, che, sebbene esercitato nella comunione ecclesiale, riguarda tutti e ciascuno nella sua insostituibile individualità, senza alcuna esclusione legata al genere, cioè all’essere donna od uomo. La funzione sacerdotale dei credenti implica, innanzi tutto, che essi sono abilitati a rendere a Dio il culto a Lui proprio, nella preghiera individuale e comunitaria e con la partecipazione alla liturgia ed ai sacramenti. D’altra parte, tutta la stessa esistenza dei fedeli può essere un sacrificio offerto a Dio, se vissuta in intima unione con Cristo, sia nei momenti e nelle circostanze felici, che in quelli di sofferenza e di prova, evidenziando, in questo modo, che per il cristiano non possono esserci “spazi” riservati a Dio ed altri, molto più numerosi, nei quali sia totale l’adeguamento al mondo ed alla sua logica profana. La funzione profetica, poi, si esplica, in prima istanza, con il rendere testimonianza della propria fede mediante uno stile di vita conforme al Vangelo ed alle sue esigenze, ma anche con l’esplicita testimonianza verbale, soprattutto in quei luoghi ai quali i laici hanno più facile accesso rispetto ai pastori: in poche parole, tutto il mondo è il campo dell’azione profetica dei laici. La funzione regale, infine, deve essere esercitata con la precisa modalità in cui essa è stata vissuta da Cristo nella Sua esistenza terrena, ossia come servizio di tutti e, specialmente, dei “piccoli”. Oggi l’ambito della regalità così intesa è molto più vasto che in passato perché oltre al prossimo, da porre sempre al primo posto, si estende alla natura ed all’intero creato, del quale l’essere umano è custode e non dominatore.

È, senza dubbio, affascinante ed impegnativo vedere come, alla fine, oltre alla partecipazione alla vita della Chiesa, tutto il mondo sia per i credenti il contesto del loro triplice munus che li chiama a respingere ogni tentazione di operare fratture tra la fede ed il concreto scorrere dei giorni. Come si è notato precedentemente, i compiti che qui si prospettano, poiché scaturiscono direttamente dal battesimo, riguardano tutti indistintamente, donne ed uomini, e non vi sono luoghi dai quali gli uni o le altre possano essere esclusi, in quanto tutti e tutte sono ugualmente discepoli e discepole di Cristo. Non si tratta qui di una rivendicazione di pari opportunità (che pure sono necessarie), ma di qualcosa di ben più profondo, cioè del prendere sul serio la chiamata battesimale che deve coinvolgere ognuno ed ognuna nella missione della Chiesa di proclamare e rendere presente ovunque il regno di Dio.

La mentalità contemporanea, su cui influisce il pensiero femminile/femminista è abbastanza pronta a recepire l’idea di un allargamento del raggio di azione delle donne nella sfera pubblica come testimoni della fede, ma non si deve dimenticare che vale una simile esigenza per gli uomini che devono acquisire una maggiore capacità di testimoniare la loro identità credente nella vita familiare e domestica che non sono spazi esclusivi delle sole donne. Il discepolato di uguali prefigurato dal Vangelo può, così, configurarsi come una realtà capace di arricchire la vita della comunità ecclesiale e di tutti quei contesti nei quali le laiche ed i laici sono presenti con le loro opere e con le loro parole.

di Giorgia Salatiello