· Città del Vaticano ·

Verso la Settimana sociale dei cattolici italiani

Il pianeta che speriamo

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19 novembre 2020

«Il pianeta che speriamo. Ambiente, lavoro e futuro. #tuttoèconnesso». È questo il tema della quarantanovesima Settimana sociale dei cattolici italiani che si terrà a Taranto dal 21 al 24 ottobre 2021. L’Instrumentum laboris dell’evento è stato presentato oggi in streaming sul canale YouTube e sulla pagina Facebook della Conferenza episcopale italiana, nonché su quella delle Settimane sociali e sul relativo sito che accompagnerà il percorso verso l’appuntamento nella città pugliese mettendo in rete approfondimenti, materiali utili, notizie, storie e pratiche virtuose. La scelta di Taranto, si sottolinea nell’Instrumentum laboris, intende non solo porre l’attenzione sulla questione dell’ex Ilva ma anche rappresentare una ripartenza per una riflessione più articolata e complessa sulle problematiche ambientali e sociali, rese ancora più evidenti dal diffondersi della pandemia. Di fronte alla situazione attuale, «il nostro cammino è volto alla ricerca di risposte adeguate alle grandi sfide del nostro tempo» ha dichiarato il presidente del Comitato scientifico e organizzatore delle Settimane sociali, l’arcivescovo di Taranto, Filippo Santoro. «Tutti siamo invitati a riflettere sul “pianeta che speriamo” con uno sguardo capace di tenere insieme ambiente e lavoro nella evidenza, resa ancora più chiara dalle drammatiche vicende della pandemia, che tutto è connesso», ha ribadito.

Proprio partendo dalle domande sollevate nel difficile periodo di incessante dilagare del covid-19 vengono presentati nel documento preparatorio alcuni concetti fondamentali. Innanzitutto, considerando il legame esistente tra ecologia ed economia, ambiente e lavoro, crisi ambientale e sociale, si richiama lo sguardo contemplativo di san Francesco d’Assisi che nasce dalla lode per il dono della creazione e si traduce nel prendersi cura delle ferite dell’altro e della casa comune secondo lo stile del buon samaritano. È il nuovo umanesimo proposto dal Pontefice, precisa il documento, che apre la strada a quella ecologia integrale indicata dalla Laudato si’ dove si uniscono ambiente, cultura ed «ecologia umana della vita quotidiana», per costruire il bene comune globale che ogni persona merita di beneficiare. Un approccio, anche spirituale, inoltre, diretto ad un’analisi multidisciplinare capace di cogliere le connessioni tra i vari ambiti e delineare un’azione politica adeguata.

Affinché ciò sia possibile, viene evidenziato, occorre sciogliere i nodi rappresentati da cambiamenti climatici, sfruttamento ambientale e la cultura dello scarto. È necessaria pertanto una transizione ecologica che porti all’adozione di un’economia circolare. Solo così si potrà lavorare anche per una sanità pubblica e diffusa che sappia integrare l’aspetto sanitario con quello sociale. Un percorso di tale portata è sicuramente complesso ma senz’altro doveroso per assicurare il bene comune, non altrimenti raggiungibile senza inclusione, giustizia sociale e lotta alle disuguaglianze. Queste ultime si combattono creando valore e conomico e lavoro, asserisce l’Instrumentum laboris, facendo attenzione a non aumentare, anzi contribuendo a ridurre i rischi ambientali e di salute. La vicenda di Taranto permette di capire che mettere in alternativa ambiente e lavoro, lavoro e salute, crea un’ingiusta contrapposizione con ricadute disastrose dal punto di vista ambientale, sociale e sanitario. Cambiare dunque è possibile, conclude il documento invitando i cristiani ad alimentare la speranza ed esortando Chiese locali, associazioni, movimenti e aggregazioni ecclesiali a camminare insieme in dialogo con i giovani e le istituzioni locali, nazionali ed europee.