· Città del Vaticano ·

Cammino comune contro la pandemia

Georges Rouault, «Cristo e i discepoli»

Il cardinale eletto Grech sul tema della sinodalità

19 novembre 2020

L’attuale tempo di pandemia sta rilanciando con forza il tema della sinodalità come “stile” della Chiesa. Lo ha sottolineato il cardinale eletto Mario Grech, segretario generale del Sinodo dei vescovi, durante una conferenza — tenutasi in streaming martedì 17 novembre — organizzata dalla Pontificia Università argentina (Uca) sul tema «Una Chiesa sinodale: un modo d’essere ecclesiale e una profezia per il terzo millennio».

Lo stile cristiano, ha spiegato Grech, è «un modo di abitare il mondo, un modo specifico che prende spunto dall’esempio offerto da Gesù e imitato dai suoi discepoli lungo la storia della Chiesa». E Papa Francesco, fin dall’inizio del suo pontificato, sta aiutando a riscoprire che questo stile è «irrinunciabilmente uno stile sinodale». Certo, ha puntualizzato, la sinodalità non è «un’invenzione di questo Pontefice. Al contrario, essa è antica quanto la Chiesa stessa», visto che già il Nuovo Testamento e i Padri «ci mostrano il volto di una Chiesa pluriministeriale, attenta a valorizzare i doni e i carismi distribuiti a ciascuno dallo Spirito Santo». Una Chiesa, ha detto, «pronta a risolvere le questioni più complesse con il concorso di tutti, come nel “Sinodo” paradigmatico di Gerusalemme descritto nel capitolo 15 degli Atti degli Apostoli».

Si tratta, quindi, di un «ritorno alle fonti», anche se nuovi possono apparire «taluni accenti, soprattutto se messi a confronto con i modelli di Chiesa predominanti negli ultimi secoli, innegabilmente caratterizzati dalla prevalenza di un assetto piramidale».

Richiamando il discorso di Papa Francesco per il 50° anniversario del Sinodo dei vescovi (17 ottobre 2015), Grech ha spiegato che la sinodalità «si rivela un dono prezioso anche per il tempo eccezionale che stiamo vivendo», nel quale il «problema comune» della pandemia potrà essere affrontato e superato solo attraverso un «cammino comune». Spiegando il significato di Sinodo — «camminare insieme» (Syn-hodos) — il segretario generale ha fatto notare come in esso si fondano l’idea del cammino, cioè «di una Chiesa non immobile, ma dinamica e protesa sui sentieri della storia», e l’idea «dello stare insieme, cioè del sostenersi reciprocamente, sperimentando di essere un unico popolo di Dio».

Parlare di sinodalità nel contesto della pandemia attuale, ha chiarito, non significa «trincerarsi dietro una parola per addetti ai lavori». Infatti, pur essendo un termine che appartiene al lessico ecclesiastico, la sinodalità «può diventare una vera e propria proposta fatta alla società civile». È, del resto, quanto anche il Papa ha lasciato intendere nelle parole del discorso del 2015. Da qui una riflessione per il mondo laico, perché la sinodalità «adottata come principio operativo» potrebbe essere «uno stile che corrobora i rapporti interpersonali e la fratellanza umana», coniugandosi con i «principi di partecipazione, solidarietà, sussidiarietà, ai quali si richiamano i documenti costituzionali di molte democrazie contemporanee». In questo senso, la sinodalità è «un antidoto contro la chiusura egoistica dei piccoli gruppi e delle grandi nazioni» e aiuta ad «apprezzare il bello di essere comunità capace di integrare creativamente le differenze».

Non devono esserci però illusioni, ha avvertito Grech, perché «camminare insieme non è un’impresa facile, nella Chiesa come nella società civile, e tutti abbiamo bisogno di allenarci in questo esercizio così vitale per il futuro». A questo proposito, la sinodalità «può aiutarci a ripensare lo stesso concetto di “bene comune”, caro alla dottrina sociale della Chiesa» e oggi, in tempo di pandemia, «richiamato da più parti, nella consapevolezza da tutti avvertita che la battaglia contro il virus potrà essere vinta solo insieme, grazie a un’alleanza fra attori diversi».

Spesso questo concetto è stato «frainteso in senso utilitaristico». Infatti, secondo un’accezione molto diffusa, il common good  «consiste nella condivisione di beni e di interessi da parte di una pluralità di individui». Esiste però anche un’altra accezione, «non limitata alla dimensione economica», un’accezione secondo la quale «il bene comune nasce piuttosto dall’accordo su quali valori e obiettivi siano degni della persona umana», contribuendo al suo «buon vivere», e dunque «vadano garantiti a tutti i membri della collettività».