· Città del Vaticano ·

Fermenti e speranze nel Brasile afflitto dalla pandemia

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18 novembre 2020

Nel periodo successivo alla conclusione del Sinodo, in Brasile e nella regione amazzonica sono state avviate molte attività. Una di queste è stata la campagna solidale «L’Amazzonia ha bisogno di te», lanciata il 18 maggio scorso. Si tratta di un aiuto concreto alla popolazione del territorio amazzonico che sta soffrendo a causa del covid-19, su iniziativa delle Pontificie opere missionarie (Pom) e della Rete ecclesiale Panamazzonica in Brasile (Repam Brasile).

«L’Amazzonia ha bisogno di te»


I dati provenienti dall’Amazzonia sono allarmanti, ci sono situazioni molto gravi di scarsità di cibo, mancanza di materiale per l’igiene e la protezione, per non parlare dei numerosi casi non riportati di persone colpite dal nuovo coronavirus.

Qualsiasi individuo o organizzazione può parteciparvi con donazioni. Questa campagna, che ha avuto grande eco in tutto il Brasile, è stata un gesto concreto di solidarietà dell’intero Paese verso una delle regioni più colpite dalla pandemia. Il Repam Brasile e le Pom hanno accompagnato i piani di aiuto di ogni Chiesa particolare, contribuendo all’elaborazione di strategie di assistenza per limitare la sofferenza delle popolazioni locali. Le comunità dell’interno dell’Amazzonia, sulle rive dei fiumi e nella foresta, nelle periferie povere e abbandonate delle città, hanno tutte affrontato e stanno ancora affrontando il furore del nuovo coronavirus.

Oltre al numero dei casi di covid-19 e al conseguente collasso dei sistemi sanitari della regione, i vescovi dell’Amazzonia, nel mese di maggio, in una nota hanno denunciato altre situazioni complesse della regione che si sono aggravate negli ultimi mesi anche a causa della pandemia. «Il coronavirus che ora ci sta affliggendo e la crisi socio-ambientale stanno già facendo prevedere un’immensa tragedia umanitaria provocata da un collasso strutturale. Con l’Amazzonia sempre più devastata, arriveranno altre pandemie successive, peggiori di quella che stiamo vivendo attualmente», hanno denunciato i vescovi e gli amministratori apostolici di tutte le prelature, diocesi e arcidiocesi dell’Amazzonia brasiliana. La nota ha avuto una forte eco in Brasile e oltrefrontiera. Dopo quella presa di posizione dei vescovi dall’estero sono giunti alla regione amazzonica molti aiuti.

Un appello ad «amazzonizzarsi»


Un’altra iniziativa è stata “Amazzonizzati”: solidarietà con la foresta e i suoi popoli. È stata lanciata il 27 luglio scorso, a Brasilia, per mezzo di una live. Organizzata dalla Commissione episcopale per l’Amazzonia della Conferenza nazionale dei vescovi del Brasile (Cnbb), in collaborazione con altre organizzazioni ecclesiali e della società civile, l’iniziativa è nata dinanzi a un contesto in cui le violenze contro i popoli indigeni sono aggravate dalla pandemia di covid-19. Siamo di fronte a una congiuntura in cui la deforestazione e l’accaparramento delle terre, gli incendi, l’estrazione mineraria e lo sfruttamento di metalli preziosi si stanno intensificando, divenendo agenti di proliferazione del coronavirus nelle comunità della regione amazzonica. La campagna lancia un appello a “amazzonizzarsi”, in un insieme di azioni che uniscano i leader dei popoli e delle comunità tradizionali, la Chiesa in Amazzonia, i diversi organismi ecclesiali, artisti e opinionisti, ricercatori e scienziati.

L’iniziativa “Amazzonizzati” propone la partecipazione attiva di tutto il popolo in difesa dell’Amazzonia, del suo bioma e dei popoli minacciati nei suoi territori. Essa si è aggiunta al percorso compiuto negli ultimi anni in vista del Sinodo per l’Amazzonia.

In accordo con il presidente della Cnbb, monsignor Walmor Oliveira de Azevedo, la campagna “Amazzonizzati” è stata un invito, una chiamata e un’opportunità a vivere la solidarietà con la foresta e con i popoli della regione.

Guidata dall’ascolto delle proteste e delle speranze, la campagna è il punto culminante delle diverse azioni e mobilitazioni promosse dalle organizzazioni ecclesiali e sociali che operano in Amazzonia e in sua difesa, come il Consiglio indigenista missionario (Cimi), la Commissione pastorale della terra (Cpt), la Repam, Midia Ninja e il Movimento Humanos Dereitos (Mhud).

La nascita della Ceama


Un altro atto importante per l’Amazzonia in questo periodo post-sinodale è stata la creazione della Conferenza ecclesiale dell’Amazzonia (Ceama).

È nata il 29 giugno 2020, dopo due giornate di deliberazioni, e il cardinale Cláudio Hummes ne è stato eletto presidente. La proposta dei padri sinodali di «creare un organismo episcopale — si sottolinea nella nota che comunica l’istituzione dell’organismo — che promuova la sinodalità tra le Chiese della regione, che aiuti a delineare il volto amazzonico di questa Chiesa e che prosegua il compito di trovare nuovi cammini per la missione evangelizzatrice» (Documento finale, n. 115) e la richiesta di Papa Francesco, unita ai suoi quattro “sogni” per questo territorio e per tutta la Chiesa, nella sua esortazione post-sinodale Querida Amazonia, «che i pastori, i consacrati, le consacrate e i fedeli laici dell’Amazzonia si impegnino nella sua applicazione e che possa ispirare in qualche modo tutte le persone di buona volontà» (n. 4), ha trovato una risposta nell’assemblea del progetto di costituzione della Conferenza ecclesiale dell’Amazzonia, tenutasi in forma virtuale dal 26 al 29 giugno di quest’anno.

L’assemblea, svoltasi in modo del tutto innovativo, attraverso canali digitali, è stata una novità dello Spirito, e ha fatto parte del kairos pieno di speranza che prosegue il cammino sinodale per aprire nuove vie alla Chiesa e a un’ecologia integrale nella regione panamazzonica. È un segnale speciale che la nascita di questa Conferenza sia avvenuta nella festa dei santi Pietro e Paolo, come gesto della sua vocazione ad affermare l’identità della Chiesa, e della sua opzione profetica e uscita missionaria che nascono come una chiamata inevitabile per il tempo presente. La nota ha altresì sottolineato che la scelta di questa festività della Chiesa è stata anche un gesto di ringraziamento per il servizio del Santo Padre. Perciò la nascita di questa Conferenza ecclesiale viene vista come un segno di speranza, unitamente al magistero di Papa Francesco, che ha accompagnato da vicino l’intero processo.

La composizione dell’assemblea riflette l’unità nella diversità della Chiesa amazzonica e la sua chiamata a una sinodalità sempre più grande; unità espressa anche dall’inestimabile presenza e accompagnamento costante di importanti membri della Santa Sede che sentono la vicinanza e il rapporto diretto con il Sinodo dell’Amazzonia e con la missione della Chiesa in questo territorio, i quali senza dubbio continueranno, ognuno a partire dalla propria istanza, a sostenere i nuovi cammini.

In questi tempi difficili e inconsueti per l’umanità, in cui la pandemia del coronavirus sta colpendo fortemente la regione panamazzonica e in cui le realtà di violenza, esclusione e morte contro il bioma e i popoli che vi abitano esigono una conversione integrale urgente e immediata, la Ceama vuole essere una buona novella e una risposta opportuna alle grida dei poveri e di sorella madre Terra, come pure un canale efficace per accogliere, a partire dal proprio territorio, molte delle proposte nate nell’assemblea speciale del Sinodo, nonché un vincolo che animi altre reti e iniziative ecclesiali e socio-ambientali a livello continentale e internazionale (cfr. Documento finale, n. 115).

Il vescovo ecuadoriano Rafael Cob, vice presidente della Repam, sostiene che nella nuova situazione che si è creata, la nascita della Ceama «offrirà nuove linee guida che aiuteranno le giurisdizioni ecclesiastiche ad agire concretamente». Si tratta di rispondere a realtà concrete, di prestare attenzione alle proposte d’inculturazione, di cercare nuove proposte che siano creative. Dobbiamo «lavorare insieme e tutti noi chiederemo questo sforzo di ascolto, che è sempre stato una chiave fondamentale».

Per monsignor Cob il post-Sinodo è stato un cammino progressivo e con lo spirito — che lo stesso Sinodo ha richiesto — di una Chiesa samaritana da un lato e profetica dall’altro. Ricorda che nell’Amazzonia ecuadoriana ci sono stati casi importanti in cui la voce della Chiesa è stata ascoltata, come lo scorso 7 aprile, in occasione della fuoriuscita di petrolio che si è rinversato nei fiumi Coca e Napo. C’è stato un rafforzamento di questa dimensione di unità e comunione. E della posizione che la Chiesa ha assunto negli ultimi tempi a difesa dell’ambiente amazzonico e soprattutto dei popoli indigeni e di quelli dell’Amazzonia ecuadoriana. Che cosa ha significato per quei popoli l’alleanza con la Chiesa è stata proprio una delle domande che si è posto il Sinodo per l’Amazzonia.

Ciò che i popoli hanno chiesto alla Chiesa è stato di essere loro alleata nella difesa dei loro diritti e, al tempo stesso, di accompagnarli. Ora più che mai i popoli nativi stanno vedendo che la Chiesa non è rimasta alla finestra, a osservare, ma ha compiuto un ulteriore passo, si è impegnata, si è immersa nell’Amazzonia, nei problemi dei popoli nativi. È per questo che diciamo che, di fronte a fatti concreti, il popolo riconosce che la Chiesa sta con lui, lo sente.

di Silvonei Protz