· Città del Vaticano ·

Conversione pastorale e inclusione ecologica

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Il Cardinale Hummes parla della Conferenza ecclesiale dell’Amazzonia, dell’Università cattolica e dell’enciclica «Fratelli tutti»

18 novembre 2020

In un’intervista concessa a «L’Osservatore Romano», il Cardinale Cláudio Hummes, attuale presidente della nuova Conferenza Ecclesiale dell’Amazzonia (Ceama), arcivescovo emerito di San Paolo, prefetto emerito della Congregazione per il clero e fino a poche settimane fa presidente della Rete ecclesiale panamazzonica (Repam), ha espresso il proprio pensiero sul Sinodo per l’Amazzonia di un anno fa, la nuova Conferenza ecclesiale e l’Università cattolica della regione e l’enciclica Fratelli tutti. Riportiamo di seguito le sue interessanti opinioni e riflessioni.

A un anno dal Sinodo per l’Amazzonia, cosa ha significato per lei questo evento e quali sono le sue proiezioni verso il futuro?

Penso, in primo luogo, che il sinodo abbia fatto acquisire a tutta la Chiesa una conoscenza più reale e accogliente dei popoli originari, della loro cultura, identità, storia e visione del mondo, nonché della loro insostituibile importanza per tutta la famiglia umana e, in modo particolare, per la Chiesa. In secondo luogo, il sinodo ha dimostrato che è possibile costruire nuovi cammini per la Chiesa attraverso una conversione pastorale e un’inclusione ecologica (prendersi cura della casa comune) e attraverso un processo che consiste nell’abbattere muri e costruire ponti e, mediante questi ponti, giungere alle periferie del mondo per ascoltare lì, ascoltare e ascoltare ancora una volta, disimparare, imparare e poi rimparare, in un processo, per costruire con le popolazioni locali il futuro, inculturando e incarnando il Vangelo nelle culture, in un dialogo interreligioso e interculturale, con passione e audacia. Possiamo chiamare tutto questo “costruire una Chiesa più sinodale, misericordiosa, con una chiara opzione preferenziale per i poveri”. In terzo luogo, il sinodo ha riaffermato ciò che Papa Francesco propone nella Laudato si’ e nella Evangelii gaudium sulla cura della casa comune, soprattutto dell’Amazzonia, in questo tempo di grave e urgente crisi climatica ed ecologica.

Quali sono, a suo avviso, lo spazio e la trascendenza ecclesiologia e sociologica della Ceama? È un nuovo modello di conferenza più vicino al pensiero di Francesco?

La Conferenza ecclesiale dell’Amazzonia è qualcosa di nuovo, che interpella tutta la Chiesa. Include ovviamente vescovi, ma anche altre persone come presbiteri, religiosi e religiose, laici e laiche, e, con particolare rilievo, rappresentanti indigeni. Ha livello di conferenza, per esplicito desiderio di Papa Francesco, e perciò non è solo una segreteria o una commissione di un altro organismo. Ha una caratteristica più sinodale rispetto alle altre conferenze della Chiesa. È ancora giovane, modesta, ma molto viva.

Che posto occuperà l’Università cattolica dell’Amazzonia nel contesto delle due precedenti questioni?

La creazione di un ateneo cattolico amazzonico è stata voluta dal sinodo. Tutti sappiamo quanto l’educazione e la scolarizzazione siano fondamentali per lo sviluppo integrale della famiglia umana. Tuttavia, il progetto per l’Amazzonia è che sia un’istituzione educativa inculturata, che accolga e sviluppi la cultura e le conoscenze ancestrali, costruendo le sue procedure e i suoi progetti educativi con la stessa popolazione del territorio.

Qual è, facendo riferimento a quanto detto finora, a suo parere, il filo conduttore più importante tra «Laudato si’», «Querida Amazonia» e «Fratelli tutti»?

È la fedeltà nell’inclusione di tutti gli esseri umani coinvolti, e anche del territorio, la “casa comune”. È non accettare che qualcuno rimanga indietro o non venga riconosciuto come uguale. Siamo tutti fratelli. Tutto è interconnesso.

di Marcelo Figueroa