· Città del Vaticano ·

Lo sfregamento tra il vivere e il cuore

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Ufficio oggetti smarriti

17 novembre 2020

Pochi giorni fa, il 13 novembre, è uscito Dalla – 40th anniversary (Sony Music, Legacy Recording) si tratta dell’album pubblicato esattamente quarant’anni fa e ora di nuovo disponibile in un’edizione limitata rimasterizzata per recuperare le sonorità originali. Questo disco, assieme a Com’è profondo il mare e Lucio Dalla rappresentano (per molti fan e per chi vi parla) il vertice compositivo dell’autore bolognese. Terminato infatti (siamo nel 1977) il sodalizio con Roberto Roversi, Dalla ci regala tre capolavori che se confermano il suo fenomenale talento musicale ci rivelano anche uno dei più grandi autori (inteso anche come testi) della storia della musica leggera italiana. Quando un signore firma un pezzo come Anna e Marco e per fotografare le infinite sere in attesa del vivere dei ragazzi italiani chiude il ritratto con «Anna avrebbe voluto morire, Marco voleva andarsene lontano, qualcuno li ha visti tornare tenendosi per mano» ecco, noi cosa dobbiamo aggiungere? Che cos’è questa se non lo storyboard musicale della più grande ed eterna storia del mondo, quella di “lui e lei”? Ma veniamo ai brani di Dalla, un disco la cui importanza non è meramente data da capolavori come Balla Balla ballerino, Cara e Futura. Sarebbe facile fermarci a pietre miliari come queste, alle note iniziali di Balla balla ballerino che ti proiettano in un brano/manifesto, un testo nel quale Dalla riesce a mettere a fuoco il doloroso sfregamento tra il vivere e il nostro cuore. Ci viene in mente, per fare un esempio, il punto nel quale accenna a un treno che chiede al ballerino di fermare con le sue stesse mani (il Palermo/Francorforte della strage alla stazione di Bologna avvenuta in estate) e affidando, a quel ballerino stesso (forse lui? Forse lui da bambino?) il compito più duro: «Balla anche per tutti i violenti, veloci di mano e coi coltelli, accidenti, se capissero vedendoti ballare, di esser morti da sempre anche se possono respirare». Ma i grandi dischi lo sono per le gemme nascoste, non solo per gli astri ben visibili. E Dalla custodisce due capolavori assoluti, sebbene meno facilmente ascoltabili in radio, come Mambo e Meri Luis (un brano che Lucio non mancò di sottolineare quanto avesse a cuore). Nello specifico, se in Mambo Dalla fra sgranchire la gambe al suo humor e inquadra la donna che ha lasciato il protagonista con un’immagine capace di trasmetterne la spietatezza «scende dal tram, si avvicina e fa due passi di mambo, si sente molto furba e carina, dice con te non ci rimango», dall’altro inchioda in Meri Luis l’essenza misteriosa della nostra vicenda umana «Questa vita che passa accanto e con le mani ti saluta e fa bye bye, Questa vita un po’ umida di pianto con i giorni messi male, Vista dall’alto sembra un treno che non finisce mai, Neppure se è coperta dalla neve se sparisce sotto terra e non si vede, si ferma un attimo». E poi va bene, c’è Futura. Ogni volta che l’ascolto penso: ma come si fa a scrivere un capolavoro così? Si dice che lo stigma, la grandezza di un’opera è dato dalla sua capacità di uscire dal tempo e di cogliere il presente. Di fare una sorta di radiografia dei giorni, Futura, fin dal titolo, è sempre stata capace di fare questo. Quante storie dentro questa canzone immortale. La scrisse a Berlino. Era da poco finito un suo concerto e lui volle vedere Check Point Charlie, il punto nel quale le due Berlino erano divise. Lì, davanti a quel muro, nacque Futura. «E se è una femmina si chiamerà Futura» è la frase conficcata nel cuore di ognuno di noi, quei due che nonostante tutto trovano la forza andare oltre le loro paure, le diversità e le incertezze del futuro e lo fanno in un modo molto semplice, naturale: con una vita in arrivo. Ma è la paura, l’incertezza circa il domani, l’altra anima del brano. Questo senso di inadeguatezza che ci toglie le gambe e confina le nostre vite in uno sgabuzzino cieco, senza finestre. L’idea che sopravvivere lontano dai guai sia vivere. I giorni che stiamo vivendo non sono molto diversi e il covid-19 ha reso ancor più precarie e senza certezze le nostre vite, quando non è addirittura arrivato a strapparci persone vicine. La paura è un fiume da guadare. Ma Dalla, quasi biblicamente, non si sofferma sulle nostre chances di riuscita o sui trucchi che ci porteranno dall’altra parte del male; a lui interessa una cosa sola, la fine del nostro aver paura. Da lì si parte per ogni destinazione, salvezza inclusa. Rimettete la puntina del giradischi su Futura e tenetevi impresso in mente il finale «Aspettiamo senza avere paura, domani».

di Cristiano Governa