· Città del Vaticano ·

Belarus: appello dell’Onu

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Denunciate le violenze contro i manifestanti anti-Lukashenko

17 novembre 2020

L’Onu, così come l’Unione europea, tornano a denunciare le gravi violazioni dei diritti umani in Belarus dove, dopo le elezioni presidenziali del 9 agosto considerate a livello internazionale “né libere né eque”, il popolo è sceso in piazza per manifestare contro il presidente Lukashenko che non avrebbe “legittimazione democratica”.

Le Nazioni Unite esprimono forte preoccupazione per la situazione nel Paese dove da tre mesi «il governo continua a utilizzare l’apparato dello Stato per commettere gravi violazioni dei diritti umani, come la tortura e gli arresti arbitrari», chiedono che si indaghi e ricordano al Governo che la tortura è assolutamente vietata dai trattati internazionali. In particolare, dopo la tragica morte di Roman Bondarenko l’attivista di 31 anni ucciso giovedì scorso presumibilmente, dice l’Onu, da un rappresentante delle forze di sicurezza, l’Alto Commissariato per i diritti dell’uomo ha invitato le autorità bielorusse a condurre un’indagine approfondita, trasparente e indipendente su questo incidente e a condividere pubblicamente i suoi risultati. «Se davvero è stato commesso un crimine, chiunque sia responsabile della morte di Roman Bondarenko deve essere consegnato alla giustizia», sostiene l’agenzia Onu. Secondo «informazioni inquietanti» ricevute dal Commissariato delle Nazioni Unite, Bondarenko è stato affrontato da uomini mascherati a Minsk ed è stato colpito alla testa da uno di loro. È stato poi portato alla stazione di polizia prima di essere trasferito in ospedale con gravi danni cerebrali, dove è morto. La sua morte ha causato un aumento delle tensioni e nuove proteste.

Subito dopo l’episodio anche l’Unione europea è intervenuta chiedendo un’indagine approfondita sull’accaduto e minacciando nuove sanzioni per la Belarus, oltre quelle già adottate, se la situazione di violenza contro i manifestanti non cambierà. L’Onu ricorda come le manifestazioni pacifiche organizzate dai cittadini bielorussi dalle elezioni in poi, hanno spesso incontrato un uso eccessivo della forza da parte delle forze dell’ordine.

Secondo l’Alto Commissariato si è fatto anche ricorso a detenzioni di massa arbitrarie e continuate. «Ad oggi, si stima che più di 25.000 persone sono state arrestate, tra cui più di 1.000 che hanno partecipato a manifestazioni di solidarietà nella capitale, Minsk, e in tutta la Belarus l’8 novembre» dice l’Onu. Circa 231 persone, tra cui tre giornalisti, sono state arrestate il primo novembre come sospettate di aver organizzato e partecipato attivamente ad azioni che «violano gravemente l’ordine pubblico», un’accusa che potrebbe portare a una pena detentiva di tre anni. Inoltre nelle ultime settimane, le autorità hanno preso di mira studenti e operatori sanitari. Gli studenti, che si sono riuniti per sostenere coloro che scioperano, sono stati minacciati di espulsione dalle loro istituzioni educative e, dal 26 ottobre, almeno 127 sono stati espulsi dai loro corsi. Numerosi arresti sono stati registrati anche tra i medici che hanno partecipato a catene di solidarietà e marce per denunciare la violenza e i maltrattamenti sui manifestanti. Durante una manifestazione pacifica a Minsk il 7 novembre, almeno 57 operatori sanitari sono stati arrestati cinque minuti prima dell’inizio della manifestazione. Nuove informazioni giunte all’Alto Commissariato rilevano, inoltre, che circa 60 vittime di violenza e tortura che avevano ricevuto assistenza finanziaria da un fondo di beneficenza hanno avuto i loro conti bancari congelati su ordine delle autorità. «Ad oggi, il governo bielorusso non ha fornito alcuna informazione sul processo e sui risultati delle indagini sulle accuse di tortura e altri maltrattamenti contro i manifestanti, sia durante gli arresti che durante le detenzioni» rileva l’Onu, secondo cui gli ultimi sviluppi non fanno che rafforzare la sensazione che l’impunità per le violazioni dei diritti umani commesse durante le manifestazioni e le detenzioni continui incontrollata in Belarus. L’Alto Commissariato per i diritti umani torna dunque a chiedere con forza che siano rilasciati tutti i detenuti, arrestati per aver espresso il loro disaccordo o aver partecipato a manifestazioni, scioperi e altre azioni pacifiche e che vengano ritirate le accuse contro di loro.

di Anna Lisa Antonucci