· Città del Vaticano ·

Tra tensioni sociali e politiche un segnale di speranza

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16 novembre 2020

La Costa d’Avorio è profondamente segnata da tensioni sociali e politiche che hanno già causato molte vittime. È per questo motivo che ieri il Santo Padre, in occasione della recita dell’Angelus, ha rivolto il suo pensiero a questo Paese dell’Africa Occidentale che proprio domenica celebrava la Giornata nazionale della pace. Papa Francesco ha indirizzato in particolare un forte incoraggiamento a tutti gli attori nazionali e internazionali che possono operare per il bene della nazione africana. «Mi unisco alla preghiera per ottenere dal Signore il dono della concordia nazionale — ha detto il Pontefice — ed esorto tutti i figli e le figlie di quel caro Paese a collaborare responsabilmente per la riconciliazione e una convivenza serena. Incoraggio, in particolare, i diversi attori politici a ristabilire un clima di fiducia reciproca e di dialogo, nella ricerca di soluzioni giuste che tutelino e promuovano il bene comune».

È dal 6 agosto scorso, giorno in cui il presidente uscente Alassane Dramane Ouattara (soprannominato Ado) ha annunciato la sua candidatura per un terzo mandato che la Costa d’Avorio è in fibrillazione. Da parte dell’opposizione politica e di vasti settori della società civile vi è stato un secco rifiuto che è degenerato in scontri di piazza. Sono seguiti numerosi arresti di esponenti politici che militano nei partiti dell’opposizione. Sta di fatto che martedì scorso è stato dato l’annuncio, da parte della commissione elettorale, della riconferma di Ouattara alla massima carica dello Stato con più del 94 per cento dei suffragi, dopo che i suoi avversari avevano boicottato la consultazione elettorale del 31 ottobre scorso. Secondo la commissione elettorale l’affluenza è stata del 53,9 per cento. La vittoria di Ouattara, che ha 78 anni, era data per scontata dopo che importanti esponenti dell’opposizione avevano invitato i loro sostenitori a non partecipare al voto. Il timore degli osservatori internazionali è che di questo passo si riproponga lo stesso scenario post-elettorale che si manifestò, a cavallo tra il 2010 e il 2011, quando più di tremila persone persero la vita a seguito del rifiuto dell’allora presidente Laurent Gbagbo di concedere la vittoria al suo sfidante Ouattara. Nelle ultime ore, tuttavia, è giunto un segnale di speranza: ieri sera Ouattara e il suo principale rivale, l’ex presidente Henri Konan Bedié, hanno dichiarato di aver concordato una riconciliazione per riportare la pace. Al termine di un incontro avvenuto tra i due ad Abidjan, i leader hanno annunciato che continueranno le consultazioni. Parlando alla stampa al termine dell’incontro, Ouattara ha dichiarato che «la fiducia è stata ricostruita», sebbene non vi siano state strette di mano davanti alle telecamere. «Abbiamo deciso di incontrarci di nuovo molto presto per continuare questo dialogo che è iniziato bene» ha detto Ouattara. L’incontro è stato salutato come un segnale positivo anche da Ignace Bessi Dogbo, vescovo di Katiola e presidente della Conferenza episcopale della Costa d’Avorio, in un’intervista a Vatican News.

Nel frattempo, tuttavia, si è innescato un esodo di civili ivoriani che hanno deciso di abbandonare il proprio Paese e trovare riparo nella vicina Liberia. Secondo l’Unhcr, a partire dallo scorso 11 novembre, un totale di 10.087 ivoriani sono fuggiti e il numero continua a salire nonostante la convalida dei risultati elettorali da parte della Corte costituzionale.

Fonti indipendenti parlano di continui saccheggi nei quartieri della capitale economica Abidjan dove molte abitazioni sono state date alle fiamme e un numero imprecisato di persone ha perso la vita. La sensazione è che quella che viene definita dagli oppositori «disobbedienza civile» si procrastini nel tempo con gravi conseguenze per il Paese, a meno che non venga allestita rapidamente un’iniziativa negoziale inclusiva da parte della diplomazia africana e delle istituzioni internazionali con il coinvolgimento degli attori politici locali.

È bene ricordare che Ouattara ricopre la carica presidenziale da circa dieci anni e in un primo tempo aveva dichiarato che non si sarebbe ricandidato per il terzo mandato, ma ha poi cambiato idea dopo che Amadou Gon Coulibaly, primo ministro e candidato del suo partito alle presidenziali, è deceduto improvvisamente lo scorso luglio.

di Giulio Albanese