· Città del Vaticano ·

Se in chiesa Amir e Samuel non stanno mai fermi...

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16 novembre 2020

Amir, che ha 5 anni ed è di origine marocchina, e Samuel, romano, che di anni ne ha quasi 3 e vuole portare i capelli “alla moda” come i calciatori, non stanno un attimo fermi durante la messa. Nelle prime due panche, davanti a Papa Francesco che celebra all’altare della cattedra in San Pietro, Amir e Samuel fanno respirare un clima di famiglia, nella più assoluta semplicità.

Servono a poco le dolci raccomandazioni di suor Antonia Maria, delle loro mamme e dei volontari della casa famiglia Immacolata, che la Caritas romana ha aperto in via delle Nespole, a Tor Tre Teste, per accogliere le donne sole e i loro bambini.

«Amir e Samuel stanno rendendo lode a Dio» sorride la religiosa francescana della famiglia reatina fondata da santa Filippa Mareri. E sì, la presenza di una rappresentanza di poveri nella basilica ha reso davvero la celebrazione eucaristica straordinaria pur nella sua normalità. Tanto naturale, ci dice il papà di Nadia e Damiano — altre due “piccole pesti” di 3 e 8 anni capaci di correre cento volte su e giù per le navate — «che non sembra proprio di stare a San Pietro accanto al Papa».

Ecco, forse il senso e il messaggio della Giornata mondiale dei poveri sta proprio nella semplicità dei bambini che domenica mattina hanno partecipato alla celebrazione presieduta da Francesco. E così mamma Seenamol Kaitharath non si è fatta scrupoli ad allattare Biya Biju, 20 mesi, accanto al marito Thomas Pazhayattil e alle altre due figlie, Batssy di 10 e Blessy di 15 anni. «Veniamo dal Kerala — confida la donna in perfetto italiano — ed essere qui oggi, come famiglia, è un dono grande che ci dà più forza ad affrontare con un sorriso e con tanta speranza la vita di ogni giorno». Hanno indossato i loro vestiti migliori per venire a messa. Lo stesso ha fatto Carmelina — di origine calabrese, vive in una casa per anziani soli a Monteverde — , quasi una “istituzione” dalle parti di San Pietro, che a tutti dispensa consigli pratici: «Se qualcuno avesse bisogno dei servizi o, dopo la messa, di un pasto caldo o di andare a cercare le fotografie per ricordo... io qui sono di casa e sono felice di aiutare tutti, anche i pochi che non conosco». Ed è stata proprio Carmelina a far da... “coordinatrice” per la consegna a ciascuno di un pacco (con viveri e uno scaldacollo) davanti all’aula Paolo VI.

La pandemia non consente una presenza numerosa di persone povere e neppure la possibilità di organizzare, dopo la messa, l’ormai tradizionale pranzo nell’aula Paolo vi. «Noi qui siamo ambasciatori di tutti i poveri» dice Carmelina con solennità. E probabilmente non sa di collegarsi a un’intuizione che Giorgio La Pira ebbe nel 1934 dando vita a Firenze proprio alla “Messa del povero” nell’antica chiesa di San Procolo e scrivendo ai Papi per “accreditare” spiritualmente “presso la Santa Sede” questa singolare “repubblica degli ultimi”. La Pira si mosse dall’invito evangelico ad andare “per le strade a chiamare poveri”. E il gruppo presente domenica mattina in San Pietro, con il Papa, era composto da donne e uomini assistiti dalla Caritas romana, dal circolo San Pietro, dalla famiglia vincenziana, dalla comunità di Sant’Egidio e dall’ordine di Malta.

La messa ha avuto inizio alle 10. Con il Papa hanno concelebrato l’arcivescovo Rino Fischella, presidente del Pontificio Consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione, il vescovo delegato monsignor Franz-Peter Tebartz-Van Elst, il sotto-segretario monsignor Graham Bell e otto sacerdoti officiali del Dicastero. I canti sono stati eseguiti dal coro della Cappella Sistina. Le letture sono state proclamate da persone che vivono l’esperienza della solidarietà. In particolare, alla preghiera dei fedeli le intenzioni sono state per coloro «che vivono nell’indigenza», perché Dio doni «loro la consolazione della sua amicizia e della presenza di fratelli attenti e generosi», e perché «le scelte dei governanti» siano libere «da interessi personali, promuovano la dignità e il bene di ogni persona».

A conclusione della celebrazione il Papa ha sostato in preghiera davanti all’immagine della Madonna con il Bambino, collocata accanto all’altare della Cattedra, mentre è stato intonato il canto Mira il tuo popolo, particolarmente caro alla tradizione popolare.

Accanto ai poveri in basilica c’erano i volontari — Francesco ne ha salutati personalmente quindici — e quanti hanno consentito di sostenere economicamente le iniziative del Pontificio Consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione. È, infatti, con il supporto di “Roma cares” e di “Elite supermercati” che sono stati consegnati 5.000 pacchi — confezionati da venti giovani disoccupati — con viveri di prima necessità alle famiglie di circa sessanta parrocchie romane. Inoltre il pastificio “La molisana” ha donato due tonnellate e mezzo di pasta. Con il sostegno di UnipolSai assicurazioni sono state anche consegnate 350.000 mascherine agli studenti delle periferie romane.

Francesco ha ringraziato personalmente queste realtà. Facendo loro notare l’efficacia del logo scelto per la Giornata mondiale, a partire dal tema: «Tendi la tua mano al povero» (Siracide 7, 32). Nell’immagine c’è una porta aperta e sulla soglia ci sono due persone che tendono la mano. Ma non si capisce chi aiuta l’altro e neppure chi tende la mano per primo. È esattamente lo stile vivace e schietto che in basilica, domenica mattina a messa con il Papa, hanno testimoniato Amir e Samuel, Nadia e Damiano e la famiglia cristiana del Kerala.

di Giampaolo Mattei