· Città del Vaticano ·

Il decano del Collegio cardinalizio Re
ha preso possesso
del titolo della Chiesa suburbicaria di Ostia

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16 novembre 2020

Il momento difficile che l’umanità sta attraversando «per l’infuriare del covid-19 non deve farci chiudere nell’ansia e nell’angoscia»: bisogna osservare «attentamente le norme di prevenzione che sono date dall’autorità, ma dobbiamo anche ritrovare la fiducia in Dio e la capacità di pregare perché la mano di Dio ci venga in aiuto». È un invito alla fiducia e alla speranza quello che il cardinale Giovanni Battista Re ha rivolto ai fedeli che hanno partecipato alla celebrazione eucaristica durante la quale ha preso possesso del titolo della Chiesa suburbicaria di Ostia.

Nel corso del rito, svoltosi nella cattedrale di Sant’Aurea a Ostia Antica, sabato pomeriggio, 14 novembre, il decano del Collegio cardinalizio ha invitato a vivere le difficoltà legate alla pandemia — in particolare quelle derivanti da divieti e chiusure che limitano anche l’accesso alle funzioni liturgiche — come occasioni per «scoprire il valore della preghiera in famiglia» e per «far crescere la solidarietà e la fraternità». Infatti, ha detto, «abbiamo bisogno gli uni degli altri, perché tutti facciamo parte di un’unica famiglia umana». Da qui l’invito a guardare al futuro senza rassegnazione o scoraggiamento, perché anche questa «dura prova terminerà».

Il porporato ha sottolineato come «nella società rumorosa e affaccendata del nostro tempo», la basilica di Ostia Antica dedicata a Sant’Aurea — «giovane martirizzata qui vicino alla via Ostiense — si presenta «come un’oasi di pace, dove lo spirito può aprirsi a Dio». La chiesa, che lungo i secoli ha subito varie trasformazioni e ricostruzioni, oggi «si presenta piccola nelle sue dimensioni, ma splendida e armoniosa nelle sue linee architettoniche e, soprattutto, carica di storia».

Le sue radici, ha ricordato il porporato, risalgono al iii secolo: la prima notizia appare infatti nel 229. Essa è collocata nella zona cimiteriale di Ostia antica. Nel 387 nella chiesa furono celebrate le esequie di santa Monica che vi fu sepolta. Per questo, è «motivo di commozione per me — ha confessato il cardinale Re — prendere possesso di questo titolo, che ci parla di fede e di religiosità». Inoltre, ha evidenziato il porporato, dal 1587, per decisione di Sisto v, la basilica «divenne la sede del cardinale decano del Collegio cardinalizio, perché era la sede vescovile più strettamente vincolata a Roma». Per questo, il porporato si è detto molto grato al Papa e «ai confratelli cardinali per questo titolo», rinnovando al Pontefice «l’attestato della mia più sincera venerazione e filiale affetto».

Ad accoglierlo all’ingresso della cattedrale per il bacio e la venerazione del crocifisso, è stato il parroco, l’agostiniano Augustine Ugbomah, che ha letto anche la Bolla di assegnazione. Con il cardinale hanno concelebrato il vescovo Dario Gervasi, ausiliare per il settore sud della diocesi di Roma, il parroco e due sacerdoti.