· Città del Vaticano ·

In tempo di pandemia

La tratta delle donne viaggia in rete

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14 novembre 2020

La pandemia ce l’ha con le donne. Ha esacerbato le vulnerabilità preesistenti di ragazze, bambine, migranti e rifugiate. Le misure di contenimento della mobilità, il lockdown, l’isolamento hanno aumentato la violenza domestica di cui sono vittime. Sono milioni le bambine che nel mondo post covid rischiano di non tornare mai più a scuola andando incontro a matrimoni e gravidanze precoci. L’emergenza sanitaria ha inoltre reso più difficile l’accesso da parte delle donne migranti e rifugiate ai sistemi di protezione. Infine, è sulle donne in tempi di pandemia che pesa l’aumento del lavoro di accudimento, da sempre ambito più femminile che maschile. Ma non è finita qui perché l’Onu denuncia ora che per le donne sono anche aumentati i rischi di cadere vittime della tratta in rete. I trafficanti di esseri umani si sono adattati immediatamente alla nuova realtà disegnata dalla pandemia e hanno sfruttato a loro favore il crescente utilizzo dei social media e di internet. La rete, cui siamo sempre più connessi per lavoro o, nei casi delle più giovani, per l’istruzione a distanza, è diventata un terreno utile ai reclutatori di vittime da avviare alla prostituzione. Un allarme arriva dal Comitato per l’eliminazione della discriminazione di genere delle Nazioni Unite che avverte come i criminali che sfruttano le donne hanno adattato i loro metodi di adescamento facendo ricorso alla tecnologia.

Gli esperti Onu hanno rilevato una forte crescita di quella che potrebbe essere definita cybertratta. In un mondo che si confronta con le strategie di riduzione del contagio da covid e dunque con il distanziamento sociale e l’isolamento «gli Stati membri delle Nazioni Unite stanno affrontando un aumento del traffico di esseri umani nel cyberspazio». «La crescita del reclutamento per lo sfruttamento sessuale online è ormai una realtà» dichiarano gli esperti. In un momento in cui i tradizionali mezzi per reclutare giovani donne e ragazze per lo sfruttamento sessuale non possono più essere utilizzati, i trafficanti si sono riversati sui social, utilizzando app e chat per avvicinare le potenziali vittime. «I canali di domanda attraverso i social media, il “black web” e le piattaforme di messaggistica forniscono un facile accesso alle potenziali vittime, aumentando la loro vulnerabilità», dicono gli esperti Onu. Inoltre, insistono, l’uso di valute elettroniche fornisce strumenti per nascondere informazioni personali quali l’identificazione delle parti coinvolte e la loro individuazione. Consente inoltre di effettuare pagamenti anonimi senza rivelare lo scopo della transazione. Tutto ciò rende più facile la vita ai trafficanti. Dunque, il Comitato delle Nazioni Unite per correre ai ripari e contrastare questo fenomeno che rischia di dilagare ha invitato le società che gestiscono i social media e la messaggistica online a mettere in atto «controlli pertinenti per mitigare il rischio di esporre donne e ragazze alla tratta e allo sfruttamento sessuale». Ha anche chiesto a queste società di utilizzare i loro dati per identificare i trafficanti e le parti coinvolte nella domanda. La lotta contro la tratta di esseri umani, dicono gli esperti, si fa anche scoraggiando la domanda; così come, aggiungono, rimuovendo le cause profonde che spingono le donne in situazioni di grave vulnerabilità. Problemi fondamentali che vanno dalla discriminazione di genere, alle ingiustizie socioeconomiche che vedono i salari delle donne sempre inferiori a quelli degli uomini, alle politiche migratorie e di asilo sessiste messe in atto in molti Paesi, fino alle situazioni di conflitto e di emergenza sanitaria.

«La tratta, strettamente legata allo sfruttamento sessuale, è un crimine sessista» stigmatizzano dall’Onu, invitando dunque gli Stati «a creare condizioni adeguate per garantire che le donne e le ragazze siano al sicuro da questo pericolo».

di Anna Lisa Antonucci